Livorno, concessioni temporanee in porto. La corte d'appello riforma: condannati Corsini e Provinciali
Un anno di reclusione (con pena sospesa) anche per il cinquantenne Corrado Neri. In primo grado erano stati tutti assolti. Cinque prescrizioni
LIVORNO. In primo grado, poco prima del Natale del 2022, erano stati tutti assolti con formula piena. Oggi, di fatto, l’unico completamente scagionato resta Federico Baudone, dirigente di Sintermar. Ieri la corte d’appello di Firenze ha riformato la sentenza del tribunale di Livorno che aveva reputato estranei a tutti i fatti contestati gli ex vertici dell’Autorità portuale e alcuni imprenditori marittimi sulle concessioni trimestrali delle banchine – secondo la procura illegittime e invece regolari a parere delle difese – per affidare gli accosti 14E, 14F e 14G ad alcuni terminalisti. Una situazione andata avanti diversi anni, ma su questo i giudici sono stati chiari: prescritti tutti i reati anteriori al marzo del 2018.
La decisione
Sono stati condannati a un anno per falso in atto pubblico (con pena sospesa) l’ex presidente dell’Authority Stefano Corsini, l’ex segretario generale Massimo Provinciali e l’imprenditore Corrado Neri (nato nel 1975), in quanto privato richiedente due autorizzazioni all’occupazione temporanea nel marzo e nel settembre del 2018. Per tutti, il reato contestato, era in concorso. A pronunciare la sentenza il collegio presieduto dal presidente della corte d’appello di Firenze, Alessandro Nencini: per lui, quella del 17 luglio, è stata l’ultima sentenza della carriera, dato che andrà in pensione come da lui annunciato in aula. L’altro Corrado Neri coinvolto, nato nel 1962, è stato prosciolto per intervenuta prescrizione, così come l’allora dirigente dell’area demanio dell’ente di Palazzo Rosciano Matteo Paroli (poi diventato segretario generale sotto la presidenza di Luciano Guerrieri e da poco nominato dal Governo commissario straordinario della “Ferrari” dei porti, Genova, di cui diventerà presidente), l’imprenditore e manager Costantino Baldissara (legato a Grimaldi), Massimiliano Ercoli di Seatrag e l’imprenditore e dirigente Luca Becce. Il collegio del tribunale labronico – composto da Gianmarco Marinai, a latere i giudici Rosa Raffaelli e Davide Miniussi – quasi tre anni fa, con una camera di consiglio lunga poco più di mezz’ora, aveva assolto tutti. Una sentenza impugnata dal procuratore dell’epoca, Ettore Squillace Greco, salvo che per Baudone, per il quale l’accusa aveva già chiesto l’assoluzione, poi confermata dalla corte. A tutti era contestato anche il reato di abuso d’ufficio, che però nel frattempo è stato abrogato.
La vicenda
Secondo la procura, lo schema delle concessioni temporanee, sarebbe stato illegittimo. Il sistema – è sempre stata, invece, la tesi delle difese – era alternativo alla più duratura concessione, che in quel momento non sarebbe però stato possibile attuare e che avrebbe garantito all’erario importi comunque più bassi. In sintesi, come spiegò lo stesso ex presidente Corsini durante le sue dichiarazioni spontanee nel corso del dibattimento a Livorno, a suo avviso l’assegnazione temporanea ha garantito all’ente un incasso decisamente più alto. L’obiettivo, quindi, era quello di utilizzare al massimo della loro capacità le banchine, cercando di far funzionare al meglio il porto. Tuttavia l’orientamento della corte d’appello è stato diverso rispetto a quello del tribunale labronico. E, in attesa delle motivazioni della sentenza che saranno depositate nei prossimi mesi, è prevedibile un ricorso alla Corte di Cassazione, quantomeno da parte di coloro che sono stati condannati.
Il commento
A commentare la decisione dei giudici è l’ex segretario generale dell’Autorità portuale, Massimo Provinciali, ritenuto responsabile (come Corsini e Corrado Neri 75) del reato di falsità ideologico e condannato alla pena di un anno di reclusione, vicina comunque al minimo previsto da questo tipo di reato: «Siamo rimasti tutti molto sorpresi – le sue parole – perché dal dibattimento non sembravano essere emersi elementi nuovi rispetto a quelli evidenziati dal primo grado. Leggeremo le motivazioni e capiremo cosa non ha convinto la corte». Quasi scontato che la difesa di Provinciali presenterà ricorso in Cassazione.
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