Sigfrido Ranucci a Livorno per presentare il libro di Franco Poggianti “Il bellissimo Cecè”
Col conduttore di Report si parlerà anche di libertà di stampa
LIVORNO. Sarà il giornalista Sigfrido Ranucci, curatore e conduttore di “Report”, a presentare, insieme con il prof Enrico Mannari, storico, al presidente di Istoreco Claudio Massimo Seriacopi, ed all’autore, il nuovo libro di Franco Poggianti “Il bellissimo Cecè”.
L’appuntamento è per sabato 12 aprile alle 21, all’auditorium del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo (via Roma, 234).
Un’occasione per discutere fra l’altro, col popolare conduttore, di Report, delle insidie alla libertà di stampa in Italia e all’avvento, in Europa, in Russia, negli USA, nel vicino Oriente, di regimi e movimenti illiberali e autoritari, quando non apertamente neofascisti
L’ultimo lavoro di Franco Poggianti racconta la storia di un patrizio romano, il conte Giuseppe Celani, che attraversa il ventennio quasi indifferente alle malefatte del regime fascista.
Il protagonista del racconto non è un personaggio, ma una persona reale: un uomo affascinante, impenitente “tombeur de femmes”, spericolato giocatore d’azzardo (dissipa al gioco un intero patrimonio).
Con un estro futurista per la velocità, Celani si cimenta in audaci gare automobilistiche. Per ben due volte, in altrettante occasioni, si aggiudica il primo posto assoluto.
È, insomma, un dandy, un viveur, un “gagà”, come si diceva allora. Ma Giuseppe Celani non è soltanto un fatuo scavezzacollo. È un uomo affabile, generoso che coltiva valori come l’amicizia, la solidarietà.
Con la proclamazione delle leggi razziali che colpiscono il suo più caro amico (un giovane ebreo che si è fatto, lui sì, irretire dalla propaganda di regime) e poi con la guerra, i bombardamenti, la fame, l’occupazione nazista sostenuta dai fascisti di Salò, il bellissimo Cecè, ha una sorta di rivolta morale, di sussulto etico, che lo porta ad aderire alla Resistenza nella Roma occupata.
Tradito da delatori viene arrestato dalle SS italiane, recluso a via Tasso, torturato. Dalla sua bocca non esce un solo nome: non denuncia i compagni di lotta.
Sarà uno dei 335 patrioti massacrati alle Fosse Ardeatine.
Il suo corpo riposa nel sacello 42 nel Mausoleo in onore dei martiri dell’eccidio.
Una vicenda di ieri che tuttavia ispira una riflessione sull’attualità, nella quale minacciosi venti di guerra soffiano attorno a quell’Europa che tanti anni fa, costituendo l’UE, volemmo pacifica e solidale.
L’autore, Franco Poggianti, livornese, giornalista (“Paese Sera”, poi inviato del TG3 nazionale, vice direttore di Rai International), già capo della redazione toscana della Rai, ha pubblicato, fra l’altro, il romanzo livornese “La pesca del Giunti”.
Racconta Giuseppe Celani, “il bellissimo Cecè”, nel contesto storico nel quale visse e morì, con una scrupolosa ricostruzione degli eventi dei quali il conte fu testimone e protagonista. «Quasi un romanzo, dunque, un romanzo storico o, se volete, quasi una biografia», dice l’autore.
