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Livorno, «La famiglia Lucarelli è gentaglia»: a processo la dirigente di Fratelli d'Italia Paola Nucci

di Stefano Taglione
A sinistra Paola Nucci, dirigente di Fratelli d'Italia. A destra Cristiano Lucarelli
A sinistra Paola Nucci, dirigente di Fratelli d'Italia. A destra Cristiano Lucarelli

L'esponente del partito accusata di diffamazione aggravata: l'ex bomber amaranto è stato ascoltato in tribunale come testimone e ha raccontato di averla querelata. Un anno fa, il giudice, dispose per lei l'imputazione coatta dopo la richiesta di archiviazione della procura

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LIVORNO. Deve rispondere del reato di diffamazione aggravata per aver – secondo l’accusa – offeso pubblicamente l’ex bomber amaranto Cristiano Lucarelli, che mercoledì 2 aprile si è presentato in aula, come vittima, per testimoniare. «Quando dichiarai pubblicamente che la famiglia Lucarelli era gentaglia ai tempi del famoso libro... il fallimento delle aziende... danneggiandone i dipendenti... lo scandalo della casa popolare... cosa vi aspettate?? Con questo si chiude il cerchio... l’importante è avere tatuato il Che», questo il messaggio contestato.

La ricostruzione

La dirigente livornese di Fratelli d’Italia Paola Nucci, dopo l’imputazione coatta di un anno fa disposta dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno a seguito della richiesta di archiviazione avanzata dalla pubblico ministero Alessandra Fera, è a processo davanti al giudice Gianfranco Petralia. L’esponente della destra labronica ha deciso di non commentare la vicenda. Era stata querelata dall’ex bandiera del Livorno nell’aprile del 2023, anche se il messaggio in questione risale al gennaio precedente, poco meno di tre mesi prima. Il bomber aveva presentato una serie di denunce (17 per l’esattezza) dopo altrettanti messaggi a suo dire offensivi pubblicati sui social collegati alla vicenda che vedeva coinvolto suo figlio Mattia, insieme ad altri quattro amici, per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa statunitense a Milano. Un procedimento penale nel frattempo concluso con le condanne in primo grado. Diverse querele, sempre per diffamazione, sono state archiviate perché gli inquirenti non sono riusciti a risalire agli autori.

Niente archiviazione

Secondo la procura, che per Nucci aveva chiesto l’archiviazione, vi era una «desensibilizzazione oggettiva» e un imbarbarimento sociale, su Facebook, che giustificava la non punibilità dell’esponente della destra labronica. L’avvocato Massimo Tuticci, che assiste Lucarelli, nella sua opposizione aveva tuttavia spiegato che «va sottolineata la palese offensiva natura dei termini», perché “l’espressione” di Nucci «risultava rivolta non soltanto a Lucarelli, ma all’intero suo nucleo familiare» ed era «priva di qualsiasi aggancio con la notizia che si voleva commentare e privo di interesse pubblico».

Lucarelli in aula

L’ultima udienza del processo a carico dell’esponente della destra labronica si è celebrata due giorni fa, attorno a mezzogiorno. La sentenza ci sarà con ogni probabilità a maggio, visto che ancora deve chiudersi l’istruttoria dibattimentale. Mercoledì 2 aprile, in tribunale, ha parlato proprio il bomber in veste di parte offesa (e civile, dato che si è costituito per un’eventuale richiesta danni). «Ho visto il post e ho presentato la denuncia», sono state le sue parole, ascoltato dal giudice.

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