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Livorno, Ltm non sarà più un terminalista: «Presterà lavoro con i dipendenti in porto»

di Stefano Taglione
Lo scarico di una nave nei piazzali Ltm (foto d'archivio)
Lo scarico di una nave nei piazzali Ltm (foto d'archivio)

La società ha annunciato di voler creare una "newco" per i suoi 51 lavoratori e prestare manodopera per gli altri. Gucciardo (Filt-Cgil): «Così si alternarono gli equilibri, costo del lavoro verso il basso». Ceraolo (Usb) si appella all'Authority: «Clausola di salvaguardia per assumere i dipendenti nel nuovo bando di gara, chi lo vince dovrà utilizzare questa forza»

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LIVORNO. Da terminalista, che con i propri dipendenti si occupa del carico-scarico dei rotabili dalle navi nelle concessioni affidate, a prestatrice di manodopera portuale in generale. Ltm – Livorno Terminal Marittimo, l’azienda fondata nel ’98 e dal 2017 controllata da Onorato Armatori, gruppo Moby, che opera all’interno del varco Galvani – nei giorni scorsi ha comunicato ai lavoratori «la volontà di chiudere i battenti e creare una nuova società che si occupi solo di operazioni portuali, in cui trasferire tutti i suoi attuali 51 dipendenti (tra operativi e amministrativi)», avevano rivelato, due giorni fa, le segreterie provinciali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti. Questo perché, ed è stato rivelato il 24 marzo in un incontro con i sindacati, la società delle “Autostrade del mare” dal primo gennaio del 2026 non proseguirà nella concessione dei piazzali dov’è stata fino a oggi, in scadenza il 31 gennaio prossimo e quindi a bando fra meno di un anno. Nell’ultimo periodo Ltm ha registrato un calo del lavoro a causa della chiusura della linea cargo di Moby fra Livorno e Cagliari sotto i comprensibili colpi dell’entrata sulla tratta per Olbia delle mega-navi Fantasy e Legacy, attive nel trasporto misto ro-ro e passeggeri.

Il cambio di società

Nessuno verrà licenziato, è bene precisarlo, ma cambiando inquadramento la società diventerà una nuova prestatrice d’opera, come la Compagnia portuale, Seatrag o Uniport ad esempio. Non più, quindi, un terminalista che con le proprie forze scarica e carica le navi ro-ro, esternalizzando allo stesso tempo alcuni servizi. Una novità che preoccupa, non poco, il segretario provinciale di Filt-Cgil, Giuseppe Gucciardo, dato che «anche se il problema non è la perdita dei posti di lavoro, così facendo mutano gli equilibri dello scalo e si rischia di livellare verso il basso i costi della manodopera». «Noi a Livorno di articoli 16 (sono i portuali che lavorano per conto terzi nei terminal ndr) ne abbiamo in abbondanza e tutto ciò va a inasprire la competizione sul costo del lavoro – le sue parole –. Il problema non è dunque di natura occupazionale, ma di assetti sociali, dato che si allungano le file degli articoli 16 in un porto che già non brilla di certo in merito al lavoro portuale. Dobbiamo discutere con Ltm, fra l’altro in un momento non facile perché sono in corso i rinnovi delle cariche dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, un aspetto che in questo frangente sta rendendo più debole la comunità portuale». «Il progetto di Ltm – avevano spiegato Cgil, Cisl e Uil – è inaccettabile perché l’intenzione sarebbe quella di far operare la nuova azienda sulla banchina all’Alto fondale, che non potrebbe essere utilizzata a tale scopo in quanto Porto 2000 non dispone delle concessioni per svolgere l’attività terminalista».

Nuovi incontri

Proprio a Palazzo Rosciano, il 27 marzo, ci sarà un incontro fra la proprietà e i sindacati, dopo che già ieri si è svolto un primo confronto. La società, per il momento, contattata dal Tirreno non commenta. Lunedì 31, inoltre, si aprirà un tavolo davanti al prefetto Giancarlo Dionisi.

Appello di Usb

Usb si appella all’Autorità di sistema: «Il nuovo bando per quella concessione – spiega il leader livornese Giovanni Ceraolo – dovrà contenere la clausola di salvaguardia per i lavoratori Ltm». «Da alcuni anni, complice il calo dei traffici, è stata la Lorenzini ad “approfittare” di tale situazione, andando ad occupare porzioni di piazzale e banchina per le proprie attività (contenitori). Tant’è che una piccola parte di operativi Ltm – prosegue l’Unione sindacale di base – ha iniziato a svolgere attività per Lorenzini. A scadenza della concessione la stessa verrà rimessa gara dall’Authority ed è proprio quest’ultima che dovrà inserire una clausola per i lavoratori. Chiunque si aggiudicherà la concessione dovrà prendersi carico della forza lavoro attuale alle medesime condizioni. È un principio sul quale, a nostro avviso, non si può e non si deve derogare. Partendo è possibile aprire un confronto e prevedere eventuali “correttivi” o modifiche ma sempre all’interno di questa cornice. Pericolosa e sbagliata la proposta di creare una nuova società che vada a richiedere un’autorizzazione articolo 16. In un contesto già precario, come quello attuale, invece di andare a ridurre la presenza di società e cooperative adibite a operazioni portuali in favore di un unico soggetto si vorrebbe crearne uno nuovo? Per non parlare del fatto che i lavoratori dovrebbero passare da essere dipendenti di un terminalista ad una nuova società con tutte le conseguenze del caso».

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