New Orleans, quattro livornesi in salvo dall'attentato: «Eravamo lì pochi minuti prima»
Il racconto di uno di loro, il quarantenne dentista Emanuele Orlandini: «Scampato per poco, ma questo resta un posto bellissimo»
LIVORNO. «Eravamo proprio nella via dove è successo l’attentato, l’ho scampato per pochissimo». Mentre l’auto con al volante il quarantaduenne Shamsud-Din Bahar Jabbar piombava sulla folla di New Orleans, uccidendo almeno dieci persone e ferendone 30 all’incrocio stradale fra Bourbon Street e Iberville Street, nello storico quartiere francese, il dentista Emanuele Orlandini era appena rientrato in albergo insieme ai suoi tre amici, tutti livornesi come lui.
«Lo abbiamo scampato», ha scritto sulla sua pagina Facebook poco dopo aver pubblicato una foto dei fuochi d’artificio alle sue spalle dalla città principale della Louisiana, meta di turisti (molti italiani) degli Stati Uniti d’America. L’odontoiatra si trova lì, in vacanza, insieme alla comitiva labronica – gli altri chiedono l’anonimato – per un tour del sud del Paese che prevede anche una crociera sul Mississippi e tappe ad Atlanta e Houston. I quattro sono lì dal 27 dicembre, da dopo Santo Stefano: un viaggio di una decina di giorni ormai agli sgoccioli, con a breve il ritorno in Italia per riprendere, a Livorno, la normale quotidianità. «Già a partire dalle 19 – racconta al Tirreno Orlandini mentre sta ultimando la crociera sul fiume – avevo notato in giro un enorme dispiegamento di forze di polizia e di militari dell’esercito: erano tanti, forse si aspettavano qualcosa del genere, ma io non posso saperlo. Fatto sta che c’era un clima di tensione particolare, mai comunque mi sarei immaginato un attentato».
Quando Shamsud-Din Bahar Jabbar – un cittadino statunitense, secondo la Cnn con un passato nelle forze armate, al quale sarebbe stata trovata una bandiera dell’Isis e che poi è stato ucciso – è entrato in azione, sparando anche alcuni colpi sulla folla, «io ero già in albergo, non mi sono accorto di nulla, ho capito tutto quando ho iniziato a ricevere decine di messaggi sui social e sul mio telefonino. Siamo miracolati, perché fino a poco prima eravamo proprio in quella via, Bourbon Street, dove ci sono tanti locali e noi ascoltavamo musica jazz. Prima avevamo cenato e ammirato i fuochi d’artificio. Siamo veramente stati fortunati, per poco non rischiavamo di rimanere coinvolti».
Erano le 3,15 dell’ora locale, le 10 passate in Italia. Molti dei suoi amici, già svegli dai festeggiamenti della notte di San Silvestro, hanno praticamente saputo in diretta dell’attentato, addirittura prima di lui che era a qualche chilometro dall’incrocio stradale teatro della tragedia. Dopodiché «ho guardato su Internet rendendomi conto dell’accaduto, fuori sentivo delle sirene di polizia, ma non immaginavo che fosse successo qualcosa di così atroce».
Il viaggio negli Stati Uniti continuerà. Nonostante il dramma vissuto a pochissima distanza: «Al di là dello scampato attentato – conclude l’odontoiatra livornese – New Orleans è un posto bellissimo, a tutti consiglio di visitarlo, mentre Atlanta un po’ meno. Siamo stati anche a vedere una partita della Nba. Il nostro viaggio continuerà ancora per qualche giorno».
