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Livorno

L’inchiesta

Geometra livornese morto nel centro postale: «Omicidio colposo». Nove indagati: chi sono

di Stefano Taglione

	Valerio Beccaro
Valerio Beccaro

Valerio Beccaro, nel 2022, è precipitato dal tetto di un capannone a Ponsacco: decisiva la relazione tecnica redatta dall’ingegner Yuri Gelli

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LIVORNO. Svolta nell’inchiesta sulla morte di Valerio Beccaro, il geometra livornese e “building manager” di Poste italiane morto a 55 anni il 2 settembre del 2022 dopo essere precipitato dal tetto di un centro di distribuzione dell’azienda statale, a Ponsacco, mentre stava svolgendo un sopralluogo per verificare le conseguenze di un’infiltrazione.

La svolta

Dopo due richieste di archiviazione avanzate dalla procura e altrettante opposizioni dell’avvocata della famiglia della vittima, Luana Dettori, la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pisa Nunzia Castellano ha ordinato al pubblico ministero titolare delle indagini, Fabio Pelosi, l’iscrizione di nove persone nel registro degli indagati: cinque di loro sono dirigenti o funzionari delle Poste (che contattata dal Tirreno, in questa fase, non commenta le indagini), mentre quattro sono legali rappresentanti od operai e dipendenti della Medinok, la ditta della provincia di Napoli che stava collaborando col colosso statale nel sopralluogo finito in tragedia. La gip si è basata sulla relazione tecnica, disposta dalla procura nell’ambito del prosieguo delle indagini dopo la prima richiesta di archiviazione, redatta dall’ingegner Yuri Gelli, che ha assistito i militari della guardia di finanza di Pontedera che avevano ricevuto la delega dell’inchiesta dal pm.

I nomi

Per tutti, l’accusa, è concorso in omicidio colposo. Sono indagati Roberto Mazzi (dirigente di Poste italiane, il «datore di lavoro» secondo la relazione tecnica commissionata dagli inquirenti), il responsabile immobiliare per la Toscana Guido Tarchi, la datrice di lavoro delegata Giuseppina Mensitiere, responsabile immobiliare di Poste italiane per il Centro-Nord Italia, oltre a coloro che vengono definiti capi-area: Antonio Daniele Cecconi e Lorenzo Nuzzi. Coinvolti per lo stesso reato anche il legale rappresentante della Medinok, Massimo Bottalico, gli operai che sono intervenuti nel sopralluogo insieme a Beccaro – Stefano Pintabona e Daniele Fasulo – e il dipendente Mattia Ferrali, «che ha commissionato ai due operai – si legge sempre nella relazione tecnica – l’ordinativo che ha determinato l’infortunio».

La tragedia

Beccaro, professione geometra, era stato assunto dalle Poste il 3 febbraio del 1988 come “building manager”. Una carriera ultratrentennale, la sua, sempre nell’unità produttiva “Strutture centrali e la loro dipendenza territoriale”, con sede in via del Tempio, a Livorno. È dalla sua città che era partito, nel giorno della tragedia, per il sopralluogo nel capannone di via Firenze, a Ponsacco, il centro di distribuzione inaugurato da qualche anno dove purtroppo è morto. Gli era stato segnalato, spiega la giudice nell’ordinanza dello scorso 26 novembre, «un presumibile danneggiamento di una porzione della copertura del capannone, dalla quale provenivano infiltrazioni d’acqua». Per effettuare l’operazione, si legge negli atti, «la vittima è salita da sola sulla copertura, utilizzando una scala metallica posizionata sulla struttura dagli operai della Medinok e, poco dopo essere salito, è precipitato al suolo sfondando col proprio peso le lastre di fibrocemento costituenti la copertura. A seguito e a causa della caduta al suolo è morto». Beccaro – prosegue la giudice – «non è salito di sua iniziativa, ma in quanto incaricato da Antonio Daniele Cecconi, funzionario di Poste italiane con una mail del 23 agosto del 2022 e da Lorenzo Nuzzi, responsabile comunicazione e logistica della stessa azienda, con una mail del giorno successivo, che si è rivolto direttamente a lui comunicandogli il carattere urgente del sopralluogo».

La relazione

Secondo la relazione tecnica disposta dalla procura di Pisa «in maniera illegittima è stato omesso da Cecconi e Nuzzi il coinvolgimento del proprietario dell’immobile, cui sarebbe invece spettato l’intervento, senza che Beccaro potesse disattendere l’ordine». La disamina della documentazione sequestrata dalla guardia di finanza di Pontedera, inoltre, «ha consentito – si legge sempre nell’ordinanza – di accertare come per la sede di Ponsacco non fosse stato redatto un autonomo Duvri (il documento unico di valutazione dei rischi da interferenze ndr), tenuto conto del fatto che i compiti demandati a Beccaro non si sarebbero risolti esclusivamente in una mera ispezione, ma avrebbero previsto prove tecniche con l’impiego di attrezzature, coinvolgimento di più persone e un tempo di esecuzione non esiguo. Tale omissione ha determinato la mancata previsione di cautele idonee a evitare le cadute dall’alto». Il geometra, riassume la giudice, «è salito sul lastrico senza che venisse prevista, da chi era a ciò deputato, una diversa modalità di supervisione, ovvero attraverso una piattaforma elevatrice, un trabattello, o addirittura con l’utilizzo di un drone, nonostante l’espressa previsione di tali modalità nel contratto di appalto con la Medinok». Emerge, quindi, «una diretta relazione causale fra le condotte omissive tenute da diversi soggetti in varia veste, intervenuti nella commessa sul capannone luogo del sinistro, e la morte di Beccaro». In dettaglio, stabilisce l’ordinanza, «si evidenzia che Ferrali per la Medinok ha commissionato ai dipendenti Pintabona e Fasulo la commessa sul capannone senza prima accertarsi delle condizioni del sito e delle conseguenti operazioni da eseguire in condizioni di sicurezza, senza interfacciarsi con il responsabile del procedimento, unitamente ai responsabili del centro di Ponsacco per redigere uno specifico Duvri, senza prevedere appositamente l’utilizzo di una piattaforma elevatrice per eseguire un primo controllo sulla superficie, che avrebbe consentito di verificare l’assenza di linee vita, ganci e quant’altro per un transito in sicurezza sulla copertura, così da proporre a Poste italiane la messa in opera di dispositivi di protezione collettiva e individuale per garantire le operazioni». Il datore di lavoro, infine, «non ha formato e informato Beccaro sui rischi di caduta dall’alto, né il funzionario delegato dal datore ha fornito informazioni utili al geometra sullo stato dell’edificio». 

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