Il Tirreno

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Il processo

Lamberti-Gramigni, niente intesa continua la battaglia del PalaModì di Livorno

di Stefano Taglione
L'interno del PalaModì
L'interno del PalaModì

Il figlio dell’ex sindaco Gianfranco ha querelato il gestore del palasport per diffamazione. L’accusa: «Disse che consegnò la struttura incompleta». Salvetti, Cosimi e Vezio Benetti fra i testimoni

10 luglio 2024
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LIVORNO. La giudice, sperando in un accordo fra le parti, aveva concesso un po’ di tempo. Rinviando il processo di qualche mese. Ma l’intesa non è arrivata e ora, il procedimento, entra nel vivo. Prosegue la cosiddetta “battaglia del palasport”, in cui è imputato l’imprenditore fiorentino sessantaseienne Massimo Gramigni, denunciato per diffamazione da Pasquale Lamberti, il figlio dell’ex sindaco Gianfranco, al timone di palazzo civico dal 1992 al 2004 e scomparso poco più di sei anni fa. In aula, fra l’altro, compariranno in veste di testimoni l’attuale primo cittadino Luca Salvetti, uno dei suoi predecessori – il medico Alessandro Cosimi – e un assessore che faceva parte della giunta Lamberti, il giornalista Vezio Benetti, che aveva la delega allo sport. Chiamato invece dal pubblico ministero, sempre come testimone, l’ex consigliere di minoranza Andrea Romiti, che nel corso dell’ultima tornata elettorale non è stato riconfermato in municipio, classificandosi secondo nella lista della Lega a sostegno di Alessandro Guarducci e dietro al riconfermato leader locale, il consigliere di minoranza uscente Carlo Ghiozzi, l’unico a passare.

La denuncia

Tutto è partito da una frase del 18 gennaio 2021, quando Gramigni di fronte alla settima commissione comunale, «in occasione del proprio intervento in qualità di vicepresidente della PalaLivorno, che dal 2013 gestisce il Modigliani Forum» – si legge nel decreto di citazione a giudizio – avrebbe «offeso la memoria di Gianfranco Lamberti, ex sindaco di Livorno, affermando senza alcun fondamento che l’allora primo cittadino nel 2002 avrebbe consegnato alla società ForumNet (vincitrice della gara d’appalto per l’impianto sportivo ndr) una struttura pubblica con gli impianti non terminati». In particolare dicendo: «Il palasport era stato inaugurato senza completare l’impiantistica di riscaldamento e di illuminazione. E non una mancanza di una luce a led. Esistevano elettrovalvole e il filo direttamente staccato, non c’era neppure il quadro sinottico».

Parla Lamberti

Lamberti, al Tirreno, all’indomani dell’inizio del processo aveva spiegato di aver presentato la querela per difendere memoria e onorabilità del padre e dell’allora ingegnere capo del Comune, Michele Caturegli, anche lui scomparso. «Per me è una situazione veramente molto dolorosa – le parole del figlio dell’ex sindaco – e a questo punto si apre un quadro giudiziario estremamente delicato, dato che si parla di una persona perbene come mio padre, che ha lavorato come primo cittadino da persona perbene. Sono stato quindi costretto a coinvolgere altri due sindaci, di cui uno in carica, Luca Salvetti, per dimostrare come stanno le cose». Il neoriconfermato primo cittadino, chiamato come testimone della difesa e dunque da Lamberti stesso, verrà convocato in quanto presente alla riunione della settima commissione comunale di tre anni e mezzo fa.

La posizione di Gramigni

Gramigni, difeso dall’avvocato Neri Pinucci, raggiunto dal Tirreno in questa fase del procedimento penale preferisce non commentare. AlTirreno, in ogni caso, il gestore del PalaModì aveva già confermato le parole pronunciate all’epoca dei fatti, spiegando che ripeterebbe tutto senza problemi e, quindi, di essere in buonafede. «Se all’epoca il sindaco Lamberti prese certe decisioni penso che avesse dei buoni motivi per farlo», furono le parole sue parole, rilasciate al nostro giornale, nel novembre scorso in occasione della penultima udienza del processo.

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