Il Tirreno

Livorno

Lutto

Addio al “padre” del nuovo teatro Goldoni: a Livorno dopo l’evento che gli stravolse la vita

di Flavio Lombardi
Addio al “padre” del nuovo teatro Goldoni: a Livorno dopo l’evento che gli stravolse la vita

Si è spento a 76 anni Di Pietrantonio: l’architetto era in pensione dal 2011. Il ritratto e i ricordi

23 aprile 2024
4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Addio al padre del nuovo Teatro Goldoni. Ci ha lasciati Giuseppe “Pippo” Di Pietrantonio, in seguito a un arresto cardiaco occorso in terapia intensiva all’ospedale di Cisanello dopo un delicato intervento chirurgico durato nove ore, deciso per mirare a un miglioramento della malattia rara che lo affliggeva da 40 anni e che da luglio scorso si era ulteriormente aggravata.

Se ne va un livornese di adozione, arrivato con entusiasmo nella città natale della moglie Nicoletta, rompendo con la sua Palermo dopo l’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nato il 29 agosto 1948, si laureò in architettura nell’ateneo del capoluogo siciliano, cominciando a lavorare su ristrutturazioni del centro storico. Una vita giovanile da sportivo nel mondo della pallavolo prima da giocatore e dopo da allenatore della Vis Palermo. Poi, l’evento che gli stravolse la vita, l’omicidio di via Carini che gli cambiò le prospettive e gli rese la necessità di cambiare aria.

Iniziò così la sua nuova vita, portando con sé un bagaglio di competenze già di spessore, nonostante fosse ancora giovane. Fece un concorso in Comune e lo vinse. Conquistando molto presto la fiducia di tutti. Tante le cose fatte e che il cittadino ignora. Ma tanto per rammentarne alcune fra le principali, fu lui che fortissimamente volle far piantumare molti alberi al cimitero dei Lupi, fu lui a rifare la Bottega del Caffè (di cui è stato anche presidente) come associazione dei lavoratori comunali, fu lui, con la collega Melania Lessi a firmare il progetto definitivo dei Bottini dell’Olio ora meglio conosciuto come Museo di Città (c’è una targa con il suo nome all’ingresso), fu lui a far tornare a vivere il teatro delle Commedie nella forma in cui si vede oggi. Piccolo, ma che fa anche produzioni proprie. Ma soprattutto, fu lui, all’epoca di Gianfranco Lamberti sindaco, a ridare splendore al Goldoni. A cascata, vista la vicinanza col teatro, si occupò anche della riqualificazione della via Magenta.

La sua ultima apparizione pubblica, fu in occasione del 24 gennaio scorso, quando si celebravano i venti anni esatti dall’inaugurazione del Goldoni alla presenza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. «Sappiamo tutti – scrivono in una nota da Fondazione Teatro Goldoni Livorno - quanto gli dobbiamo e quale eredità importante egli abbia contribuito a lasciare alla città di Livorno. Non è solo un bellissimo spazio teatrale di accoglienza per gli spettacoli, cosa di per sé già importante, è molto di più. Lo abbiamo visto spesso in questi anni tra le sale e gli spazi del Goldoni, e con occhio attento rivedere l’oggetto di tanto lavoro dalle più diverse angolazioni, avanzando con la sua consueta pacatezza qualche consiglio per aumentare e potenziare struttura e funzionalità».

Ne traccia un ricordo Marco Bertini che della “piccola Scala” ne fu presidente e direttore e che ha vissuto proprio con Di Pietrantonio, il periodo del restauro. «Un grande amico e una persona di grande spessore sia culturale che professionale. La nostra amministrazione deve a lui, al pari di Lamberti, il recupero di questa stupenda struttura pubblica. Non ha fatto un restauro pensando alle pareti, ma si trattò di un vero restauro filologico, cioè attraverso lo studio di documenti, ricostituendolo nella forma originale e individuandone aspetti e caratteri. Una cura nell’accrescere le qualità del teatro, ripristinando una cosa che sembrava impossibile da fare: il tetto con i cristalli da coprire o scoprire. A lui si deve il percorso che da piano terra arriva fino all’appartamento di Mascagni e ci si arriva attraverso copie anastatiche lungo tutto il percorso che conduce al quarto ordine di palchi. Innamorato del teatro, lo ha rifatto pensando a com’era quando fu costruito. Rimasto troppo in ombra rispetto ai meriti».

Ormai in pensione dal 2011, era anche vice presidente della associazione La Casa di Quercianella, una realtà creata con le suore di San Vincenzo e in sintonia con suor Costanza, primaria delle cure palliative di Livorno. Lì, si accolgono persone in fase terminale, o comunque gravemente malate, senza casa e senza possibilità di far cure. Volontario in prima linea, prestava ogni settimana il suo aiuto. Oltre alla moglie Nicoletta Ceccherini, lascia un figlio, Matteo, laureato in lingue, che vive a Terni ma lavora a Roma in una società di doppiaggio. «Era una persona con un carattere meraviglioso - dice la sua compagna di una vita -, sempre allegro, sempre sorridente, disponibile con tutti e per tutti. Non ha mai parlato dei suoi mille acciacchi, ma semmai era mosso dall’alleviare i problemi del prossimo».

Non è stata ancora fissata la data dei funerali, perché i sanitari hanno deciso di fare esami autoptici per scoprire cosa non abbia funzionato in un intervento ritenuto complesso ma nel quale, durante l’operazione il cuore, che poi ha ceduto, non aveva registrato problemi. 
 

Le ultime
La tragedia

Valtellina, chi sono i tre militari del soccorso alpino della Guardia di finanza morti in Val Masino