Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Caos in via Roma, il vescovo di Livorno: «Giovani deviati dal web, fermiamo i rapper violenti»

di Stefano Taglione
A sinistra il caos in via Roma, a destra il vescovo Simone Giusti
A sinistra il caos in via Roma, a destra il vescovo Simone Giusti

Monsignor Simone Giusti esorta un progetto sull’educazione: «Dobbiamo poi prevedere l'alternanza scuola-volontariato»

16 aprile 2024
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LIVORNO. «Le famiglie e la scuola, purtroppo, come sostengono anche autorevoli esperti, hanno abdicato al loro ruolo educativo. Ma non dobbiamo puntare il dito contro di loro, bensì siglare un patto cittadino per risolvere questi problemi. Lo stringemmo anni fa alla Leccia, dove esistevano problemi simili a quelli di via Roma, e funzionò. Poi, purtroppo, l’amministrazione eletta successivamente non rifinanziò il programma. E poi, questo vorrei dirlo, bisogna porre un freno insieme alla polizia postale alla diffusione incontrollata dei contenuti violenti veicolati sul web. Penso alle canzoni di alcuni rapper: il legislatore deve fermarne la diffusione così come si fa, giustamente, con i contenuti pedopornografici. Poi vedrei bene le cantine remiere di Livorno come le contrade senesi nella città del Palio dei cavalli. Sarebbe bello che queste realtà, che a Livorno sono molto importanti, possano diventare un punto di riferimento dei quartieri per l’educazione dei nostri ragazzi».

A parlare è monsignor Simone Giusti, il vescovo di Livorno. Secondo lui, per arginare i disordini che da mesi interessano il centro, bisogna partire dall’educazione. L’intervento del religioso si inserisce dopo l’ultimo caso dei fuochi d’artificio scoppiati, nella tarda serata di sabato scorso, in via Roma: qui, fra l’altro, un’anziana in seguito allo scoppio dei razzi ha avuto un malore ed è stata soccorsa dai volontari, giunti su un’ambulanza con il medico del 118, della Svs. Per fortuna, dopo lo svenimento, si è ripresa. Solo l’ultimo episodio di un’escalation che va avanti da mesi: a metà marzo, per esempio, un grosso petardo venne scoppiato all’esterno di un condominio e ne danneggiò la porta, mentre tre giorni fa i danni hanno riguardato alcune auto. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e municipale, un mese fa, avevano svolto alcuni servizi di ordine pubblico nell’area della movida, proprio fra via Roma e via Cambini.

Vescovo, cosa pensa dei continui disordini che stanno avvenendo in via Roma?

«I giovani inseguono il divertimento ed è giusto così, vogliono sentire le emozioni e desiderano una vita al massimo, come Steve McQueen, cito la canzone di Vasco Rossi (“Vita spericolata” ndr). Ma non bisogna travalicare il rispetto altrui, quello deve sempre prevalere. E vedo, purtroppo, che anche in questo caso il limite è stato superato».

È un problema quindi di educazione?

«Certo, ma non dobbiamo prendercela con le cosiddette “agenzie educative”. Bisogna siglare un patto locale coinvolgendo scuole, parrocchie e ad esempio i centri sportivi, affinché tutti i soggetti contribuiscano all’educazione giovanile. Durante il mandato dell’ex sindaco Alessandro Cosimi ricordo di una bella collaborazione con l’assessora comunale Carla Roncaglia. Poi, però, l’amministrazione che è arrivata dopo non ha rifinanziato il progetto e si è concluso tutto così. Peccato, alla Leccia aveva funzionato».

Poi cosa suggerisce?

«Oltre all’alternanza scuola-lavoro, vorrei l’alternanza scuola-volontariato. L’educazione civica, in questo caso, non diventerebbe più teorica, ma pratica. Penso a realtà come Svs, Misericordie o Cisom. Mentre le cantine del Palio remiero, secondo me, dovrebbero essere viste come le contrade senesi, un luogo di aggregazione e di educazione a livello rionale».

Come pensa invece di fermare i contenuti violenti del web che, a suo avviso, sono spesso causa dei comportamenti sbagliati dei giovani?

«Creano disvalore. In Inghilterra ci stanno già pensando, perché da questo punto di vista sono anche in condizioni peggiori di noi. Io sono un religioso, serve il legislatore. Dovrebbero approvare una legge in tal senso. In presenza di contenuti pedopornografici, ad esempio, la polizia postale interviene fermando la diffusione dei contenuti denunciando, se non arrestando, i responsabili. I contenuti violenti provocano conseguenze importanti: ho incontrato recentemente una ragazza che si è resa protagonista di atti autolesionistici proprio sentendo canzoni simili. Bisogna fermarle». l

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