Il Tirreno

Livorno

Il nuovo lavoro dell’attore livornese

Paolo Ruffini è Il Baby Sitter: online il primo podcast con i bambini protagonisti

Paolo Ruffini è Il Baby Sitter: online il primo podcast con i bambini protagonisti

Insieme a Claudia Campolongo uno sguardo puro e spontaneo sul mondo e sulle tematiche esistenziali proprie della vita degli adulti viste dai più piccini

04 aprile 2024
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LIVORNO  E’ online “Il babysitter- quando diventerai piccolo capirai”: è il primo podcast di Paolo Ruffini. Disponibile su Spotify, YouTube e tutti i social il nuovo (video)podcast dello showman, attore e regista livornese: protagonisti i bambini, che regalano uno sguardo puro e spontaneo sul mondo e sulle tematiche esistenziali proprie della vita degli adulti

Già annunciato dallo straordinario successo dei singoli estratti sui social – con punte di views tra Facebook, Instagram e TikTok che oscillano dai due ai dieci milioni – il nuovo progetto targato Vera Produzione è ora disponibile su Spotify, YouTube e tutti i canali digitali di Paolo Ruffini. Proposta coraggiosa e originale, Il Babysitter è il diretto erede di una lunga tradizione di opere documentarie che raccontano il punto di vista delle persone comuni rispetto a tematiche di varia natura (amore, felicità, sessualità), come Cronaca di un’estate (Edgar Morin, 1960), Comizi d’amore (Pier Paolo Pasolini, 1964) o D’amore si vive (Silvano Agosti, 1984).

A distanza di quarant’anni da quelle opere, il mondo è profondamente cambiato: l’era digitale ha preso il sopravvento, ma la necessità di testimonianze genuine sul senso della vita non è meno forte. Ecco allora l’idea alla base de Il Babysitter: raccontare, attraverso una sorta di podcast-vérité, la realtà contemporanea e tutte le sue implicazioni culturali.

Ma, da una particolarissima prospettiva: quella dei bambini. Punto di forza dell’idea, sviluppata da Paolo Ruffini in collaborazione con la musicista poliedrica Claudia Campolongo, è la volontà di scandagliare il mondo dell’infanzia in un’epoca tutta digitale, permeata dalla tecnologia.

Lo scopo? Capire noi stessi, a partire dalla purezza dello sguardo di un bambino. Di fatto, i cambiamenti sociali che viviamo ogni giorno come adulti sono molti e notevoli: la testimonianza di bambini e bambine può essere d’ausilio nel comprendere ciò che puntualmente perdiamo o dimentichiamo con la nostra adulthood.

Si moltiplicano così scenette tanto profonde quanto esilaranti, con discorsi o “live performance” che rendono questi piccoli campioni di umanità unici, irriducibili e bellissimi. Come Isabel, nove anni, che alla domanda “In che modo nascono i bambini?” risponde candidamente: “Dio dà alla cicogna il bambino con un cartellino che reca nome ed indirizzo dei genitori”.

O come Domenico, sette anni, che di fronte al quesito “Come hai lasciato la tua ex fidanzata?” azzarda un colpaccio: “Lei è venuta da me e mi ha detto ‘Ti lascio’ e io le ho detto ‘Allora anche io’”. O ancora Samuele, dieci anni, vittima di bullismo, che ha risposto ad un importante “Cosa insegneresti a tuo figlio?” con un altrettanto importante “A mettere la felicità degli altri davanti alla propria, senza dimenticarsi mai di sé stessi, perché io mi sono dimenticato della mia felicità”.

Non mancano, poi, momenti di divertimento epico: da Carlo Maria, tre anni e molti riccioli, tenerezza fatta persona, fino a Gabriele, dieci anni, amante dei divani perché “un divano è per sempre, una fidanzata no”, passando per il “guru” Alessandro, sei anni, vera e propria incarnazione della legge d’attrazione. Interessante, infine, come tutte le conversazioni filosofiche volute da Paolo Ruffini, intervistatore-improvvisato-babysitter, giungano alla medesima conclusione: “quando diventerai piccolo capirai”. La fanciullezza è davvero un distillato di purezza.

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