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Medici picchiati a Livorno, l'avvocato dell'Asl: «Un’escalation di violenza. Chiederemo i danni a tutti»

Stefano Taglione
L'avvocato dell'Asl, Luca Cei
L'avvocato dell'Asl, Luca Cei

Luca Cei preannuncia denunce, costituzioni di parte civile, sanzioni amministrative del Nas e richieste danni dell'Inail dopo l'aggressione al primario del pronto soccorso labronico

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LIVORNO. «Purtroppo questi episodi stanno diventando sempre più frequenti e come ufficio legale dell’Asl mi sto organizzando per tutelare sempre di più i nostri sanitari. Innanzitutto, in caso di reati più lievi di quello di cui purtroppo è stato vittima il dottor Luca Dellatomasina, attraverso i carabinieri del Nas sanzioniamo pesantemente chi li commette, altrimenti passiamo direttamente alle denunce con costituzione di parte civile e richiesta di risarcimenti danni».

A parlare è l’avvocato Luca Cei, 56 anni, direttore del dipartimento affari legali dell’Asl Toscana nord ovest. Il legale livornese interviene dopo l’aggressione al primario del pronto soccorso Luca Dallatomasina, domenica scorsa preso a pugni dal padre di un paziente perché, a suo dire, i medici dell’emergenza-urgenza avrebbero dovuto sottoporlo a una Tac a loro avviso non necessaria per quella patologia clinica. Motivo per il quale, il trentaquattrenne, è stato denunciato per i reati di minaccia, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. «Ma ci sono gli estremi – sottolinea Cei – anche per l’interruzione di pubblico servizio».

Avvocato, come può difendersi la sanità pubblica a fronte delle continue aggressioni di cui è vittima il personale degli ospedali e, più in generale, dei centri medici?

«Nel caso in questione è chiaramente un aspetto penale. Si parla di reati perseguibili d’ufficio e quello che possiamo fare, quando il pubblico ministero ci individua come parte lesa e il gip fissa l’udienza preliminare, è costituirci parte civile in tribunale e richiedere i danni a chi ha aggredisce i nostri sanitari. Un risarcimento che potrà essere erogato sia all’ente pubblico, che al nostro dipendente picchiato».

Spesso sono reati, però, che prevedono pene minime.

«Sì, per questo dobbiamo agire sulla leva delle richieste danni. Gli importi da corrispondere possono anche essere importanti e senz’altro questo è un aspetto che può disincentivare un fenomeno che purtroppo sta diventando sempre più frequente. Dobbiamo difenderci, per questo ho messo in atto tre diversi percorsi di tutela».

Gli altri percorsi quali sono?

«Nei casi più lievi, non quello di specie, come ufficio legale raccogliamo le testimonianze dei sanitari ad esempio vittime di minacce e poi passiamo gli atti ai carabinieri del Nas di Livorno. Il rapporto con loro è quotidiano e proficuo. In pratica, una volta individuata la persona che ha minacciato o aggredito il nostro personale, verrà sanzionata da 1.000 a 5.000 euro. Ci sono già diversi casi a Livorno, ad esempio per chi ci ha diffamati su Facebook. Nei nostri reparti abbiamo affisso diverse locandine per informare l’utenza su questi aspetti, previsti fra l’altro dalla legge 113/2020, che disciplina la violenza sugli operatori sanitari».

A Cecina, ad esempio.

«In quei casi, come azienda, chiediamo anche una lettera di scuse da pubblicare sul Tirreno quale azione riparatoria. Le persone devono capire che non si può diffamare o aggredire il personale sanitario. La richiesta di risarcimento danni è importante perché se stabilita dal giudice e disattesa, la persona indagata non può beneficiare delle pene alternative, come ad esempio la messa alla prova.

Infine, qual è il terzo percorso?

«Il terzo percorso riguarda noi e l’Inail. Quando un sanitario viene aggredito e osserva un periodo di malattia, con conseguente obbligata astensione dal lavoro, in presenza di una denuncia l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro si può rivalere sull’aggressore, chiedendogli gli importi corrisposti alla persona aggredita come indennità di malattia.

Percorsi per disincentivare le continue violenze sugli operatori sanitari.

«Esatto, deve passare il messaggio che certe cose non si possono fare e che prevedono delle conseguenze immediate». l

S.T.

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