Il Tirreno

Livorno

LIVORNO EX CITTA' DEI CINEMA

Dalle sale cinematografiche cittadine alla multisala, il racconto di Giovanni Lippi: «L’epoca d’oro durata 40 anni»

Elisabetta Arrighi
 Dalle sale cinematografiche cittadine alla multisala, il racconto di Giovanni Lippi: «L’epoca d’oro durata 40 anni»

Lazzeri, Polieama, Odeon, Metropolitan, Gran Guardia: storia di luci che nella prima metà degli anni Duemila cominciarono a spegnersi.

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LIVORNO. Giovanni Lippi, lei è l’ultimo rappresentante di una dinastia familiare, quella dei Marinari-Lippi, nata nell’edilizia, ma famosa anche per la gestione di teatri e cinema. Che cos’era - chiediamo - “La poltrona incatenata” che dà nome al libro da lei scritto con Ennio Marchetti?

«Era una prima rudimentale forma di abbonamento teatrale a Livornofino al secondo dopoguerra non esistevano posti numerati, c’erano solo nei grandi teatri, anche quelli cittadini come Goldoni, San Marco, Avvalorati, dove si metteva in scena la lirica e dove i palchi erano erano in gran parte di proprietà di famiglie danarose. Per cui bisognava fare a gara per accaparrarsi i posti migliori. Pietro, il mio bisnonno. aveva due chiavi per due diversi posti, al Lazzeri e al Politeama, dove si rappresentavano i grandi spettacoli di varietà. Il sabato andava al Lazzeri da solo, la domenica al Politeama con la famiglia. Sempre con le chiavi in tasca per aprire i lucchetti».

Quali ricordi ha degli anni in cui i cinema livornesi si identificavano con i Marinari-Lippi?

«La mia famiglia gestiva diverse realtà: Gran Guardia, Odeon, 4 Mori (fino al 1975), Odeon di Collesalvetti, il Goldoni fino al 1984, la Goldonetta. Ho sempre respirato in casa un’aria che sapeva di celluloide e polvere del palcoscenico. Una grande storia fatta di film epocali. Ricordo all’Odeon, il giorno di Natale del 1985. I tortellini del pranzo li mangiai la sera a mezzanotte, perché alle 2 del pomeriggio ero davanti al cinema per smistare le macchine degli spettatori accorsi in massa per ‘Rambo 2’ con Sylvester Stallone. La Gran Guardia, che aveva 700 posti, chiuse nel mese di luglio del 2005 e sette anni più tardi arrivò il marchio low cost H&M. Solo successivamente sono state riaperte due piccole sale cinematografiche laterali. Ma prima avevo chiuso l’Odeon, una struttura storica con 2.700 posti e la facciata protetta dalle Belle Arti. Ma fu nel 2003 che cominciarono a spegnersi le luci del centro città».

Com’è che la sua famiglia ha gestito per anni anche il cinema 4 Mori che si trova nel Palazzo della Compagnia Portuali e che con essa si è sempre identificato?

«Il Palazzo nasce nei primi anni ’50 con l’onorevole Vasco Iacoponi console. I portuali vollero nella loro sede anche un cinema-teatro, una biblioteca e altri spazi per attività ricreative e culturali. Così andarono a Roma per chiedere le licenze. All’epoca Giulio Andreotti era sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega allo spettacolo e non volle dare i permessi adducendo ragioni legate alla sicurezza e a circolari ministeriali. La verità era che Andreotti non voleva che il cinema-teatro 4 Mori aprisse perché sarebbe stato gestito dalla Compagnia Portuali, roccaforte cittadina del Pci. Un alto dirigente della Dc si rivolse allora a mio nonno Fortunato, il cui cognato era Dino Lugetti all’epoca segretario della Dc locale. E tutti insieme, con i vertici dei portuali, misero a punto una proposta che andò a buon fine. Fortunato Marinari cedette 800 dei posti della sua licenza della Gran Guardia per poter aprire i 4 Mori, che gestì dal 1957 (a quell’epoca un biglietto per il cinema costava 100 lire) fino a metà anni Settanta. Nel ’58 acquisimmo l’Odeon dalla famiglia Gragnani e nel 1970 il Teatro Goldoni che nel 1990 fu ceduto al Comune».

Il mondo delle sale cinematografiche livornesi fu anche scosso, all’inizio degli anni ‘50, dal delitto del Centrale.

«Sì, è vero. Accadde nel 1951: io nacqui l’anno dopo, ma ne ho sempre sentito parlare. Era novembre quando fu trovato in gravissime condizioni il cassiere del Cinema Centrale, tale Marzi. L’uomo morì dopo alcuni giorni pronunciando il cognome Belli, l’addetto alle proiezioni della sala, che confessò alla polizia, coinvolgendo anche Aldo Piram genero del Gragnani proprietario del Centrale. Fu così ricostruito che Marzi aveva sorpreso Piram e Belli mentre cercavano di rubare l’incasso dalla cassaforte. E Belli, emerse dall’inchiesta, colpì mortalmente Marzi. Sia Belli che Piram furono condannati».

Poco fa lei ha parlato di luci del centro cittadino che nella prima metà degli anni Duemila cominciarono a spegnersi.

«L’anno chiave fu il 2003 quando la multisala Medusa sbarcò a Porta a Terra. E pensare che l’idea della multisala era venuta a mio padre Raoul Lippi. Rientrando nel 1978 da Parigi mi disse che la Gaumont aveva realizzato un multiplex sugli Champs Elysées. Fece subito un progetto per dieci sale all’interno dell’Odeon. Ma l’idea non ebbe seguito e anche una mia successiva ipotesi rimase sulla carta. Nel 2000 l’incasso annuale della Gran Guardia era stato di un miliardo, quello dell’Odeon di un miliardo e 200 milioni. A fine 2003 le cifre erano più che dimezzate. Gli spettatori cercavano qualcosa di diverso. E le nostre insegne cinematografiche cominciarono piano piano a spegnersi».


 

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