In dieci anni la strage dei cinema si è salvata solo metà Gran Guardia
LIVORNO. E' stato un vero e proprio stillicidio. Uno dopo l'altro, infatti, in questo inizio del secondo millennio i cinema livornesi hanno spento le luci in sala. La prima vittima è stato il...
LIVORNO. E' stato un vero e proprio stillicidio. Uno dopo l'altro, infatti, in questo inizio del secondo millennio i cinema livornesi hanno spento le luci in sala.
La prima vittima è stato il Metropolitan di via Marradi, che ammainò lo schermo il 1º maggio 2004 (per trasformarsi
in una una galleria commerciale collegata con via Roma, con due piani di appartamenti e una banca con facciata dallo stile estremamente moderno).
Nemmeno un anno dopo è stata la volta del cinema Odeon, uno dei più grandi d’Italia per capienza: era il 31 marzo 2005 quando lo schermo si spense per sempre nella sala di largo dei Valdesi.
Poi, nell'estate del 2007, le ruspe l'hanno abbattuto per lasciare spazio al parcheggio “blu” targato Spil. L’operazione più sciagurata dell’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Cosimi: la struttura, infatti, è costata oltre 20 milioni di euro e tutt’oggi stenta a decollare Poi, alla fine di luglio, sempre nel 2005, è arrivata anche la chiusura più dolorosa, quella del cinema teatro La Gran Guardia.
E a seguire il Moderno in via dell’Angiolo, il Kino Dessè a poca distanza e proprio un anno fa il cinema Grande con le sue tre sale. Più o meno nello stesso periodo si è spento anche lo schermo dell’Aurora. Senza dimenticare il vecchio cinema teatro Lazzeri che, dopo anni di chiusura e abbandono, è stato riqualificato e riconvertito in una libreria-ristorante.
Insomma, qui non se ne è salvato uno di cinema. E pensare che nel dopoguerra, Livorno era una delle città con il maggior numero di sale cinematografica di tutta Italia. Poi il lento declino. Vuoi per la scelta di far sbarcare una multisala a due passi dalla città (Porta a terra), vuoi per la crescente disaffezione del pubblico al grande schermo, i cinema cittadini sono andati piano piano in crisi. Per poi chiudere ed essere trasformati grazie a un cambio di destinazione.
L’Odeon come detto è diventato un parcheggio, il Moderno idem, il Metropolitan ora è una banca più negozi, il Sorgenti è una sala giochi, l'Aurora è stato trasformato in un locale per spettacoli e poi l'ex Centrale e l'ex Politeama, l'ex Lux, l'ex San Marco e l'ex Grande (sempre desolatamente chiuso in attesa di una soluzione).
Ora il Jolly diventerà un maxi negozio. Solo i Salesiani sono sopravvissuti in extremis, mentre la Gran Guardia ha riaperto sì ma rimpicciolito (due sale dove c’era la galleria, perché nella grande platea ha trovato spazio il megastore di H&M).
L'ultimo a resistere in questa sorta di darwiniana selezione naturale era rimasto l'Arlecchino di via dell'Angiolo, classe 1927, in origine Novocine, a cavallo col nuovo secolo ribattezzato Gragnani in onore al suo fondatore Corrado - fratello del leggendario Cesare -, e negli anni Duemila diventato Kino Dessé.
Paradossalmente la sua vita aveva seguito il percorso inverso rispetto ai fratelli deceduti in centro, trasformato negli anni Ottanta in palestra, e poi risorto proprio mentre tutti gli altri chiudevano. Era il 1998.
La sfida è durata 15 anni, poi i gestori hanno dovuto alzare bandiera bianca.
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