In arrivo la sanatoria per le partite Iva che non hanno pagato le tasse negli scorsi anni: la nuova norma e tutti i dettagli
L’iniziativa, promossa da Fratelli d’Italia con un emendamento firmato dal presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, punta a facilitare la regolarizzazione fiscale da parte degli autonomi
Nel nuovo decreto Fisco, il governo rilancia il concordato preventivo biennale rivolto alle partite Iva, inserendo una novità significativa per incentivare l'adesione: una sanatoria per i redditi non dichiarati tra il 2019 e il 2023. Questa iniziativa, promossa da Fratelli d’Italia con un emendamento firmato dal presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, punta a facilitare la regolarizzazione fiscale da parte degli autonomi. L’emendamento è stato approvato all’interno del nuovo decreto, che attende ora l’esame dell’Aula.
Come funziona la sanatoria fiscale
L’obiettivo è spingere professionisti e piccoli imprenditori ad aderire al concordato, grazie alla possibilità di sanare le eventuali discrepanze tra quanto dichiarato e quanto effettivamente incassato in passato. Il beneficio si applica a chi sceglie di aderire al nuovo concordato, permettendo di sanare le irregolarità pregresse attraverso un’imposta sostitutiva agevolata, calcolata in base ai punteggi ISA – gli indici sintetici di affidabilità – assegnati a ciascuna partita Iva. Chi gode di un punteggio elevato (8 o superiore) verserà solo il 10% della differenza tra reddito dichiarato e reale. Le percentuali salgono fino al 15% per chi ha un punteggio più basso. Per quanto riguarda l’Irpef, l’ammontare da versare sarà calcolato sulla differenza tra reddito effettivo e dichiarato, maggiorata di una percentuale proporzionale al punteggio ISA (dal 5% fino al 50%). Inoltre, chi sanerà i redditi relativi agli anni 2020 e 2021 potrà beneficiare di un ulteriore sconto del 30%, in considerazione del contesto economico segnato dalla pandemia. Resta fissata una soglia minima: l’imposta finale non potrà essere inferiore a mille euro.
Rateizzazione fino a 10 mesi
Il saldo potrà essere effettuato in un’unica soluzione, tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2026, oppure dilazionato fino a dieci rate mensili. In quest’ultimo caso, saranno applicati interessi.
Un incentivo per far decollare il concordato
Il primo tentativo di introdurre il concordato preventivo biennale non ha ottenuto il riscontro sperato: solo 600mila partite Iva su 4 milioni potenzialmente interessate hanno aderito, e una minima parte apparteneva alle fasce meno affidabili. L’obiettivo del governo è duplice: da un lato recuperare risorse fiscali e, dall’altro, favorire l'emersione del sommerso, spingendo i contribuenti meno trasparenti ad entrare in un percorso di regolarizzazione che evita controlli futuri. Le risorse raccolte da questa misura sono ritenute strategiche per finanziare interventi promessi, come la riforma dell’Irpef, finora rimasta sulla carta. Lo scorso anno, l’analoga sanatoria generò 1,3 miliardi di euro, di cui 780 milioni già incassati e il resto atteso nei prossimi mesi.
Un’operazione da quasi 400 milioni
Secondo le stime contenute nell’emendamento Osnato, questa nuova sanatoria comporterà per le casse pubbliche un costo di circa 400 milioni di euro nel periodo 2026-2030. Ma rappresenta anche un’opportunità per lo Stato: recuperare gettito e migliorare la compliance fiscale, puntando sulla collaborazione invece che sulla repressione.
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