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Autovelox, migliaia di multe possono essere annullate: cosa dice la riforma voluta da Salvini


	Una postazione autovelox (Foto d'archivio)
Una postazione autovelox (Foto d'archivio)

Si moltiplicano i ricorsi da parte degli automobilisti, mentre le amministrazioni locali temono ripercussioni anche sui bilanci

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La stretta sugli autovelox è arrivata. E con essa, un nuovo capitolo di polemiche, ricorsi e confusione normativa. A rilanciare il tema è stata la Lega, che ha ottenuto l'approvazione in Commissione Trasporti di un emendamento al Decreto Infrastrutture. Il provvedimento introduce l’obbligo, per tutti i Comuni, di pubblicare l’elenco completo dei dispositivi per il controllo della velocità presenti sul territorio: dai classici autovelox ai tutor, fino alle speedcam mobili. In assenza di tale censimento, gli strumenti non potranno essere utilizzati. L'obiettivo? Maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini e una reale azione preventiva sulla sicurezza stradale, mettendo un freno a quello che viene definito un uso “fiscale” degli autovelox. La battaglia rientra nella linea già tracciata dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ad aprile aveva chiesto all’ANCI di monitorare l’intera rete di dispositivi attivi.

Sentenza storica: migliaia di multe a rischio annullamento

Il vero scossone però è arrivato dalla Cassazione. Con una recente sentenza destinata a fare scuola, la Suprema Corte ha stabilito che i dispositivi di rilevamento della velocità devono essere omologati e non semplicemente “approvati” dal Ministero. Una distinzione tecnica che rischia di avere effetti enormi: molti autovelox, ad oggi, non risultano omologati e le multe emesse potrebbero essere considerate nulle. La situazione è resa ancora più incerta dal fatto che il Ministero non ha ancora definito la procedura ufficiale per l’omologazione, lasciando Comuni e giudici in un vero e proprio vuoto normativo. In attesa di chiarezza, si moltiplicano i ricorsi da parte degli automobilisti, mentre le amministrazioni locali temono ripercussioni anche sui bilanci.

Entra in vigore il Decreto Autovelox: nuove regole in città

Nel frattempo, il 4 giugno è entrato ufficialmente in vigore il cosiddetto "Decreto Autovelox", firmato nell’aprile 2025. Il provvedimento introduce regole più severe per l’installazione dei dispositivi, prevedendo ad esempio che non possano essere posizionati in tratti con limiti inferiori ai 50 km/h. Inoltre, per le zone urbane sarà necessaria una specifica autorizzazione del prefetto. La norma impone anche una maggiore visibilità dei dispositivi, sia nella segnaletica che nel posizionamento. Tuttavia, anche questo decreto ribadisce l’obbligo di omologazione, senza però spiegare come debba avvenire. Il risultato è un’applicazione disomogenea da parte dei Comuni, molti dei quali non si sono ancora adeguati.

Multe record, nonostante tutto

Nonostante le incertezze giuridiche, i numeri parlano chiaro. Secondo una recente indagine pubblicata da Quattroruote, nel 2024 i Comuni capoluogo hanno incassato quasi 1 miliardo di euro da contravvenzioni. Di questi, oltre 105 milioni provengono dagli autovelox, che rappresentano più del 10% del totale. Tra le città con maggiori incassi spicca Firenze (20,5 milioni), seguita da Milano (10,6) e Bologna (7,6). Ma anche i piccoli centri non restano a guardare: è il caso di Galatina, in provincia di Lecce, che con soli 25mila abitanti ha registrato ben 5,8 milioni di euro in multe per eccesso di velocità, pari a oltre 230 euro per residente. Il paradosso è che, secondo gli analisti, in un Comune su quattro le entrate da autovelox sono aumentate proprio dopo la sentenza della Cassazione. A dimostrazione che, sebbene la normativa sia in evoluzione, l’effetto deterrente — o fiscale — dei dispositivi resta fortissimo.

Novità anche sul bollo auto: si pagherà subito

Sul fronte fiscale, una novità riguarda il bollo auto. Dal 2025, chi immatricola un veicolo nuovo dovrà saldare l’imposta entro la fine del mese successivo all’immatricolazione. Non solo: salvo deroghe da parte delle Regioni, il pagamento coprirà l’intero anno. L’obiettivo, anche in questo caso, è quello di semplificare e uniformare le scadenze. Resta però da vedere come le Regioni — titolari dell’imposta — sceglieranno di muoversi e se manterranno o meno l’opzione di pagamenti frazionati.

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