Il Tirreno

Le motivazioni della sentenza

Leonardo Caffo, perché il giovane filosofo è stato condannato a 4 anni per violenza

LEONARDO CAFFO
LEONARDO CAFFO

Nella sentenza si parla di violenze verbali e fisiche e di un atteggiamento manipolatorio

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Leonardo Caffo sarebbe stato mosso da "schemi patriarcali del tutto inaccettabili" come un "forte sentimento di gelosia o forse di possesso". Così i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 10 dicembre hanno condannato a 4 anni il filosofo 36enne per maltrattamenti e lesioni alla ex compagna. Per i giudici Caffo mette in atto "comportamenti mortificanti e vessatori tesi a 'emendare' i difetti della persona offesa" tanto da renderla spesso insicura, ma in

particolare - per i giudici - "la violenza soprattutto verbale, ma a volte anche fisica, non è un caso, ma un registro comunicativo proprio del Caffo come è emerso fin dall'inizio, ogni volta che la parte offesa si poneva in contrasto con lui o in contrapposizione".

Le minacce di farla passare per pazza

I giudici, che hanno escluso nella condanna 2 delle 3 aggravanti contestate dalla Procura di Milano sui maltrattamenti fra il 2020-2022 e quella di aver provocato un "danno permanente" alla convivente nell'estate 2020, parlano nelle 69 pagine di motivazioni di un rapporto complicato fra la ex e Caffo in cui quest'ultimo avrebbe anche utilizzato la "minaccia di farla passare per pazza" come "leva" per esercitare "il suo controllo".

Perché è stato definito un “pigmalione moderno”

I giudici hanno definito Caffo come un “pigmalione moderno”: laddove il termine si riferisce a Pigmalione, un personaggio del mito greco, che nell’uso moderno diventa un uomo che assume il ruolo di maestro nei confronti di una persona di poca cultura, grezza, specialmente una donna.

“Volontà manipolativa”

Secondo i giudici del collegio Clemente-Natale-Bianchi sarebbe emersa nel processo la "volontà manipolativa e condizionante" dell'intellettuale, mentre la ex fidanzata "è apparsa del tutto genuina" nel suo racconto e volenterosa di "uscire da quella situazione divenuta ormai patologica". 

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