Naspi e disoccupazione, nuove regole dell’Inps contro i furbetti: cosa cambia e chi deve preoccuparsi
Secondo il nuovo regolamento, se un lavoratore si assenta senza giustificazione per oltre 15 giorni consecutivi, la sua assenza sarà considerata come dimissioni volontarie
Dal 2025 entreranno in vigore nuove disposizioni per accedere alla Naspi, l’indennità di disoccupazione destinata a chi perde il lavoro in modo involontario. L’Inps ha introdotto un nuovo criterio per contrastare le dimissioni di comodo, ovvero quei casi in cui i lavoratori si fanno licenziare dopo un lungo periodo di assenza per poter ottenere il sussidio.
La nuova norma
Con la nuova normativa, se un dipendente si assenta senza giustificazione per oltre 15 giorni consecutivi, verrà automaticamente considerato dimissionario e perderà il diritto alla Naspi. Questa modifica, prevista dal decreto "Collegato lavoro" inserito nell'ultima legge di Bilancio, è stata ufficializzata attraverso una circolare dell’Inps.
Stop ai licenziamenti mirati
Negli ultimi anni, datori di lavoro e tecnici dell’Inps hanno evidenziato un fenomeno diffuso, soprattutto tra i lavoratori più giovani e con mansioni meno specializzate: l’assenza ingiustificata prolungata fino al licenziamento per giusta causa, che consente di accedere all’assegno di disoccupazione. In alcuni casi, gli stessi datori di lavoro agevolavano questo meccanismo, evitando contenziosi e il pagamento del contributo di licenziamento, che può raggiungere i 2.000 euro. Con questa strategia, alcuni lavoratori riuscivano a percepire l’indennità, che può arrivare fino a 1.550,42 euro al mese per un massimo di due anni, spesso mentre svolgevano lavori in nero.
Le nuove regole dell'Inps sulla disoccupazione
Secondo il nuovo regolamento, se un lavoratore si assenta senza giustificazione per oltre 15 giorni consecutivi, la sua assenza sarà considerata come dimissioni volontarie, escludendolo automaticamente dal diritto alla Naspi. L’azienda dovrà segnalare l’assenza tramite Pec all’Ispettorato territoriale del lavoro, che esaminerà la situazione. Una volta ricevuta la comunicazione, il rapporto di lavoro sarà considerato terminato senza necessità di ulteriori procedure. Esistono tuttavia alcune eccezioni: i lavoratori che possono dimostrare di essersi assentati per cause di forza maggiore, come gravi problemi di salute, calamità naturali o mancato pagamento dello stipendio, non saranno penalizzati dalla nuova norma.
Più restrizioni
Un’altra modifica riguarda coloro che si dimettono da un impiego stabile, vengono assunti da una nuova azienda e successivamente licenziati per ottenere il sussidio. Con la nuova regola, il lavoratore potrà accedere alla Naspi solo se avrà accumulato almeno 13 settimane di contributi nell’ultimo anno presso il nuovo datore di lavoro, e non più negli ultimi quattro anni come avveniva in precedenza. L’obiettivo è impedire che si creino accordi tra lavoratore e azienda per ottenere la disoccupazione in modo fraudolento, attraverso riassunzioni e licenziamenti mirati.
Le preoccupazioni dei sindacati
Mentre il governo sostiene che le nuove regole servano a rendere il sistema più equo, i sindacati, in particolare la Cgil, hanno espresso perplessità. Temono che questa misura possa favorire forme di “dimissioni in bianco”, spingendo alcuni lavoratori a perdere il lavoro senza una reale volontarietà, magari a causa di pressioni o mancanza di consapevolezza sulle nuove norme.
Inoltre, il requisito delle 13 settimane di contributi potrebbe penalizzare chi decide di lasciare il proprio impiego per condizioni lavorative difficili, come episodi di mobbing o sfruttamento, e trova subito un altro lavoro. Il successo di questa riforma dipenderà dall’efficacia dei controlli dell’Ispettorato del lavoro e dalla tutela garantita ai lavoratori che potranno dimostrare la legittimità delle loro assenze.
