Grosseto, non sarà Leonardo Marras il candidato sindaco: ora scatta la caccia al nuovo nome – Gli scenari
Il segretario provinciale Giacomo Termine sintetizza: «Adesso dobbiamo creare un campo larghissimo»
GROSSETO. Il copione che si era prefigurato negli ultimi giorni è stato recitato a soggetto, con qualche episodio rivelatore di malumori tenuti a bada. La sintesi è presto fatta: Leonardo Marras non sarà il candidato sindaco del centrosinistra per il Comune di Grosseto, ma tutte le componenti di partito cittadine e della provincia saranno al lavoro ventre a terra per provare a vincere quella che viene considerata una battaglia esistenziale. Il campo si proverà a farlo diventare da largo a larghissimo.
I nomi rimasti
Questo è quanto emerso dalla direzione provinciale del Partito democratico riunitasi ieri mattina, 24 ottobre, in modalità da remoto. Quanto ai candidati sindaco ad oggi ipotizzabili – perché nessuno naturalmente ha ufficialmente fatto riferimento a qualcuno – questi rimangono Marco Simiani, deputato e segretario dell’Unione comunale Pd di Grosseto; Simone Rusci, attuale presidente del Parco della Maremma; Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto città aperta, e Giacomo Cerboni, consigliere comunale espressione di Azione. Tutti i nomi che facevano parte della rosa di quelli sottoposti a sondaggio nelle scorse settimane. Naturalmente, con la possibilità, a dire il vero abbastanza remota, che dal cilindro esca il coniglio che non ti aspetti.
Sospiro di sollievo
Di sicuro il centrodestra tira un sospiro di sollievo. Così come nel centrosinistra c’è aria di delusione, perché, dopo mesi in cui il nome di Marras era stato portato in processione come un amuleto apotropaico, ora si dovrà iniziare tutto da capo.
E nulla è scontato. Compreso il fatto che, di fronte alla battaglia per la sopravvivenza di una prospettiva politica, il centrosinistra non serri i ranghi e trovi la verve per tornare a governare il capoluogo. Perché, come fa notare una “voce dal di dentro”: «se la delusione per la rinuncia di Marras è tanta, in fin dei conti né Luca Agresti, né Fabrizio Rossi, sono due candidati particolarmente forti. Quindi battibili». Sia come sia.
Programma di governo
Stamani nella sala della Fondazione il Sole, il Partito democratico si ritroverà per iniziare a definire il programma di governo della città, e c’è da scommettere che a tenere banco sarà più che altro il nome del, o della, papabile.
Quanto alla direzione di ieri mattina, gli interventi sono stati pochi e poco memorabili. Salvo qualche guizzo. A rompere il ghiaccio Massimo Alessandri, che ha dato il là al canovaccio già scritto. «Non possiamo permetterci di perdere un assessore regionale che ha un ruolo preminente in giunta, e che sta facendo bene per opinione condivisa».
Roberto Valente, da parte sua, ha sottolineato «che non si può andare al tavolo di coalizione con un candidato già deciso». Mentre Loriano Valentini, che aveva guidato la secessione nella Schlein per chiudere l’accordo con Marras, blindando l’elezione di Marco Simiani alla segreteria comunale nel capoluogo, e quella di Giacomo Termine al provinciale, ha detto che «non bisogna perdere ruoli istituzionali (ergo Simiani dovrà essere candidato al Parlamento, ndc) ma va fatta la battaglia per aggiungerne. Scegliendo un candidato autorevole e proponendo contenuti di rottura amministrativa. La variabile tempo non è decisiva se il progetto è chiaro».
Sulla stessa linea la consigliera regionale Lidia Bai, il sindaco di Magliano in Toscana, Gabriele Fusini («è un errore soffermarsi sul nome di Marras, quel che conta è il profilo») , quella di Castel del Piano, Cinzia Pieraccini, Catuscia Scoccati e Riccardo Vannozzi: «In assenza dell’uomo forte, è determinante il programma».
«Poco tempo»
Leonardo Culicchi, capogruppo in consiglio comunale a Grosseto, è stato netto: «di tempo ne rimane poco: serve responsabilità nell’individuare il candidato e bisogna dargli gli strumenti, chiudendo la partita entro novembre. L’obiettivo è ampliare il campo al centro e convincere chi si è mobilitato per il referendum sulla giustizia». Definito da diversi in grande spolvero, e molto determinato, Marco Simiani.
«Io e Giacomo Termine – ha sottolineato – siamo qui perché ci è stato chiesto. Perché quando il partito chiama, si risponde. Tutta la provincia deve sentirsi impegnata sul capoluogo. Ad Arezzo, come ha detto giustamente la segretaria Schlein, abbiamo fatto l’errore di chiuderci in noi stessi, e abbiamo perso. A Grosseto non faremo questo errore, perché abbiamo l’obiettivo galvanizzante di risollevare le sorti del capoluogo».
Lo stesso Marras è intervenuto per dire due cose. «Sono stato molto impegnato nella trattativa che le Regioni stanno facendo con Bruxelles per confermare i fondi di coesione dell’Unione europea, determinanti anche per la Toscana e il nostro territorio. Ma il mio impegno su Grosseto e sulla Provincia sarà totale».
«Campo larghissimo»
A chiusura, il segretario provinciale Giacomo Termine ha riassunto l’obiettivo per il capoluogo: «creare un campo larghissimo, coinvolgendo il civismo moderato che ancora è diffidente. Ma cerca interlocuzione». “Que sera, sera”, recita la celebre canzone interpretata da Doris Day (nel film “L’uomo che sapeva troppo” di Alfred Hitchcock). Di sicuro l’elefante è uscito dalla stanza, e bisognerà mettercene un altro. Se quello nuovo non arrivasse, o verrà richiamato il vecchio elefante, oppure sarà ordine sparso.
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