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Il caso

Isola di Giannutri, spara a una cernia troppo piccola e abbandona il fucile sott’acqua

di Redazione Grosseto
Il fucile abbandonato in acqua
Il fucile abbandonato in acqua

Il ritrovamento a Punta Secca, dove la pesca subacquea è vietata: secondo Argentario Divers, il pesce misurava meno dei 45 centimetri previsti come taglia minima e non è stato recuperato

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ISOLA DI GIANNUTRI. «Complimenti al “grande” pescatore», scrive Argentario divers sulla sua pagina Facebook.

Il post

Due giorni fa a Giannutri, a Punta Secca, «a circa 9 metri di profondità abbiamo trovato un fucile subacqueo. Non era semplicemente un fucile perso. Era stato usato per sparare a una cernia di nemmeno 40 centimetri. La cernia, colpita, ha fatto quello che fanno le cernie: è entrata nella sua tana. E lì è finita la grande impresa. Pesce perso. Fucile perso. Fucile abbandonato e trovato a galleggiare a pelo d’acqua. Un capolavoro. Peccato per qualche piccolo dettaglio. A Giannutri, in quella zona del Parco, la pesca subacquea è vietata. E una cernia sotto i 45 centimetri è comunque sotto la taglia minima prevista per legge».

Ma forse la parte più triste non è nemmeno quella illegale, prosegue il diving. «È quella che racconta quanto poco conosci il mare che dici di amare. Una cernia di circa 40 centimetri non è “un bel pesce da prendere”.

È un animale ancora piccolo per una specie che può diventare enorme, vivere decenni e che ha un ciclo riproduttivo lentissimo e particolarissimo. La cernia bruna nasce sessualmente come femmina e solo molti anni dopo, raggiungendo dimensioni ben maggiori, alcuni individui diventano maschi. Proprio intorno a quelle dimensioni molte femmine stanno appena entrando nella fase riproduttiva. Ed è esattamente per questo che esistono le aree protette. Per permettere ai pesci di crescere, di diventare adulti e di riprodursi, di ricostruire popolazioni che per decenni abbiamo impoverito. Una cernia grande, viva, dentro un Parco vale infinitamente più di un chilo di pesce nel frigo di qualcuno. E c’è anche una certa ironia in tutta questa storia. Se entri illegalmente in un’area protetta, spari a una cernia sotto misura a nove metri, non riesci nemmeno a recuperarla e alla fine lasci anche il fucile… forse il problema non è soltanto il rispetto delle regole. Forse dovremmo anche rivedere il concetto di “grande pescatore”. Il fucile comunque noi lo abbiamo trovato. La cernia pure. Il mare non ha bisogno di eroi con il fucile. Ha bisogno di persone che sappiano riconoscere quando è il momento di guardare un animale e lasciarlo semplicemente vivere». 
 

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