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Lutto

Grosseto, muore imprenditore agricolo: «Era lo zio di tutti noi»

di Luca Balestri

	Qui durante una cerimonia
Qui durante una cerimonia

La figlia adottiva racconta: «Quando avevo sei anni ho perso mio padre, lui per me è stato un vero babbo»

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GROSSETO. «L’episodio di mio padre che mi porterò sempre dietro è di quando stavo partorendo il mio primo figlio, ormai 18 anni fa. Era mezzanotte, avevo voglia della schiaccia con la mortadella, ed è andato in giro per tutta Grosseto per trovarmela». A ricordare Sergio Pellegrini, scomparso due giorni fa, è la figlia Alessandra.

Figura nota nel mondo rurale grossetano, nato a Grosseto il 25 ottobre 1955, la scomparsa di Sergio Pellegrini è un colpo al cuore non soltanto per la sua famiglia, ma per tutto il mondo rurale della provincia di Grosseto, che ha sempre visto in lui oltre che un lavoratore instancabile, un punto di riferimento. Sergio era infatti noto per essere stato un imprenditore agricolo, molto conosciuto in zona. Cresciuto nel podere Fontalmelo, nella zona di Piagge del Maiano, dal 1986, anno della prematura scomparsa del padre Adelmo, Sergio ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia. Il business principale dell’azienda era l’allevamento di pecore da latte e mucche. E anche quando l’imprenditore agricolo ha deciso di lasciare l’attività, il legame con l’agricoltura è rimasto forte. Non poteva essere diversamente, dato che per i grossetani Sergio era ormai diventato un aiuto imprescindibile, quasi un’istituzione, soprattutto per quanto riguarda la tosatura delle pecore. «Mio padre ha poi lavorato in una ditta di traslochi, ma non ha mai lasciato il territorio rurale – dice la figlia Alessandra –. È una persona che si è fatta voler bene proprio da tutti, perché metteva gli altri prima di sé, era molto altruista». Alessandra era la figlia adottiva di Sergio. «Quando avevo sei anni ho perso mio padre, e Sergio mi ha cresciuta fin da quel momento, insieme a mia madre, Laura – continua la donna –. Per me era un vero babbo».

La scomparsa di Sergio non è la prima tragedia che la famiglia Pellegrini conosce. Nel 2014, infatti, Sergio e la sua famiglia avevano dovuto affrontare un altro lutto. Di quelli che provocano un dolore atroce. Sergio e Laura, infatti, hanno perso il loro figlio Simone, di 33 anni. Simone era un volontario molto attivo nell’associazionismo locale, tanto che gli è stata intitolata una sala alle Terme Leopoldine di Roselle, oltre che il ristorante della Festa di Santa Lucia. Simone era stato tra i primi operatori della “Pasta di Sole” progetto inclusivo della Fondazione il Sole.

Per lo spirito di iniziativa, per la voglia di vivere, e soprattutto per l’altruismo dimostrato nel corso delle loro vite, Sergio e Simone erano uguali. Come uguali, purtroppo, sono state le loro scomparse: entrambi sono stati portati via da una malattia genetica, la cardiomiopatia dilatativa grave.

Neanche dopo la scomparsa del figlio Sergio si era dato per vinto. «Nonostante le grandi cicatrici, aveva continuato a donare amore», le parole di Federico Catocci, nipote di Sergio. Nel 2018 si era infatti sposato con Laura, «con la quale aveva trasformato la loro casa in un vero e proprio porto sicuro per tutti noi nipoti – continua Catocci –. Una meta sempre piacevole e accogliente dove ci si fermava volentieri, anche solo per il piacere di bere un caffè insieme». Ancora il nipote: «In tantissimi anche non nipoti lo sentivano come uno zio, e alcuni ragazzi lo chiamavano perfino “nonno” – va avanti Catocci –. L’affetto e il calore che sapeva trasmettere alle persone, e in particolare ai più giovani, rendevano semplicemente impossibile non volergli bene. Era una persona molto conosciuta nella Maremma rurale, squisitamente apprezzata soprattutto da chi ha avuto il privilegio di conoscerlo davvero».

Sergio lascia la moglie Laura, la figlia Alessandra e i nipoti Antonio e Angelica. I funerali di Sergio si terranno domani pomeriggio 2 luglio alle 17,30 nella chiesa Madre Teresa di Calcutta in via Stati Uniti d’America. La famiglia chiede che non vengano portati fiori, ma opere di bene per un’associazione che si occupa della cardiomiopatia patologica nei bambini.

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