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Toscana, caos Pd: a Grosseto ora è bufera – Accuse, congressi sospesi e lettera a Schlein

di Redazione Grosseto

	Caos nel Pd a Grosseto 
Caos nel Pd a Grosseto 

Nel partito provinciale si fronteggiano due aree sempre più distanti, tra ricorsi, organismi di garanzia coinvolti e richieste di una svolta che rimetta in moto il percorso congressuale

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GROSSETO. Più che un congresso, una resa dei conti. Nel Pd grossetano, dopo il rinvio della fase congressuale, volano accuse di tatticismi, forzature e gestione opaca del partito, al punto che una fetta cospicua dei Dem ha preso carta e penna e scritto alla segretaria Elly Schlein. I ricorsi presentati negli scorsi mesi hanno portato la commissione regionale di garanzia a sospendere i congressi nei 44 circoli della provincia di Grosseto per almeno tre settimane. La notizia è di giovedì 14 maggio, solo che nel mentre le cose sono precipitate, perché 77 iscritti al partito (anche con ruoli amministrativi di primo piano) hanno deciso di segnalare quanto sta accadendo in Maremma alle segreterie regionali e nazionali. Non si è fatta attendere la risposta piccata dell’altra fetta del partito.

Le due aree in campo

Per delineare il perimetro dello scontro, da un lato ci sono i sostenitori del segretario uscente Giacomo Termine, sostenuto dall’ex area riformista (Bonaccini) e da un gruppo di votanti della mozione Schlein che già in occasione delle regionali aveva trovato un accordo; dall’altro i sostenitori di Alessio Scheggi, esponenti degli schleiniani per così dire “in purezza”.

La lettera dei sostenitori di Termine

I primi ad uscire allo scoperto sono stati i sostenitori di Termine. «Da settimane – le scrivono – il percorso congressuale è ostacolato da una sequenza continua di ricorsi contestazioni e iniziative che stanno paralizzando la vita democratica della federazione. Strumenti di garanzia previsti dallo Statuto vengono utilizzati nei fatti per rinviare il confronto politico e impedire agli iscritti di scegliere il rinnovo degli organismi del partito». Quindi l’affondo. «È necessario dirlo con chiarezza: il congresso non può diventare terreno di tatticismi personali o della ricerca di uno spazio politico individuale che nulla ha a che vedere con l’interesse della comunità democratica. Chi continua ad alimentare ricorsi e sospensioni si assume la responsabilità di bloccare il partito in una fase decisiva per il territorio e per il centrosinistra». In questi casi, sostengono, «si dovrebbe contribuire a rafforzare il Partito Democratico e non a indebolirlo attraverso una conflittualità permanente e un utilizzo esasperato delle procedure interne al fine di recuperare e ristabilire un ruolo personale senza alcun tipo di legittimazione democratica e forza di rappresentanza dei nostri iscritti e iscritte». I sostenitori di Termine sottolineano come ci siano «appuntamenti decisivi per il futuro politico della provincia con elezioni amministrative in comuni strategici come Grosseto e Orbetello che possono cambiare gli equilibri politici tra destra e sinistra nel territorio provinciale e aprire una nuova stagione politica per il centrosinistra. Così come è fondamentale preparare fin da ora le condizioni per la riconquista di Follonica». Per questo chiedono «che il percorso congressuale prosegua senza ulteriori rinvii; che gli organismi di garanzia assumano decisioni rapide e definitive; che ogni livello del partito contribuisca a ristabilire un clima di correttezza e rispetto reciproco; che sia impedito l’impiego di ruoli politici, istituzionali, strumenti statutari o posizioni personali per condizionare o impedire il confronto democratico».

La replica dell’area Scheggi

A stretto giro la replica dei militanti che, sostenendo Scheggi, hanno sollevato diversi problemi di fronte alla commissione di garanzia regionale. «È francamente incomprensibile il fatto che invece di condannare e correggere errori e forzature, si denuncia chi ne chiede conto e soluzione», dicono dal loro punto di vista. «Le scorse settimane – aggiungono – sono state costellate da una serie di forzature regolamentari e scorrettezze politiche che hanno riguardato vari organismi locali di garanzia, e dall’emergere di marcate violazioni di adempimenti statutari vincolanti e inderogabili, quali il mancato versamento al partito di quote delle indennità percepite dagli eletti e dai designati nelle istituzioni, anche in considerazione delle difficoltà economiche in cui vivono molti circoli». Dopodiché arriva la richiesta di «una svolta unitaria che assuma le criticità e superi le tensioni emerse in questa prima fase caratterizzata dalla pervicace volontà di escludere un’area politica dall’intera gestione del percorso congressuale e che non poteva non produrre una sospensione a fronte di puntuali e evidentemente fondate osservazioni». Sottolineando tuttavia che «gli incarichi nel partito sono rimasti concentrati su poche persone, con una forte commistione tra ruoli politici e amministrativi, contravvenendo ai principi del Codice etico». L’area Scheggi auspica «una svolta con nuovi interpreti, che rilanci l’iniziativa politica anche su tematiche generali. Anche con strutture locali e organismi dirigenti più coinvolti e convocati con maggior frequenza, superando l’impressione che il Pd sia sostanzialmente guidato da un patto tra amministratori ed esponenti istituzionali che riduce e vincola scelte e decisioni ad ambiti piuttosto ristretti».

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