«Pagano extracomunitari ai seggi», esposto contro il video social del sindaco di Grosseto
Associazioni e sindacati per il No al referendum scrivono alla prefetta: «Diffamati, intervenga»
GROSSETO. Stavolta l’uso estroverso che il sindaco di Grosseto fa dei social con i suoi reel, gli porta in dote un esposto alla prefetta di Grosseto per «accuse del tutto infondate». A presentarlo domani nella sede della prefettura in piazza Rosselli, sarà il Coordinamento territoriale di Grosseto per il No al referendum costituzionale.
Il colpo di scena era nell’aria, dopo che sulla storia del profilo Facebook del primo cittadino era apparso un video nel quale Antonfrancesco Vivarelli Colonna, in camicia floreale, accusava i rappresentanti del Coordinamento presenti nei seggi elettorali – «quelli con la spilletta del No» – di offrire denaro a cittadini extracomunitari per votare No al referendum.
Reel, così si chiamano i video brevi pubblicati sul social, che nelle intenzioni di Vivarelli Colonna serviva a ribattere alle accuse rivolte nei suoi confronti sui social di aver violato l’obbligo di silenzio elettorale nelle giornate del voto. Peraltro, come noto, alla consultazione sulla riforma costituzionale possono partecipare solo cittadini italiani.
A firmare l’esposto sono i comitati provinciali di Anpi e Arci, l’associazione Grosseto città aperta, Auser, Cgil, Comitato per la democrazia costituzionale, coordinamento provinciale di Grosseto, Partito democratico, Rifondazione comunista e Sinistra italiana.
Contattato per telefono dal Tirreno, il sindaco Vivarelli Colonna ha fatto sapere di non voler commentare la notizia. Cosa della quale ovviamente prendiamo atto.
Nelle settimane antecedenti il voto di domenica 22 e lunedì 23 marzo, d’altra parte, il primo cittadino si era particolarmente speso, soprattutto via Facebook e Instagram, per sostenere coi toni pugnaci che lo contraddistinguono le ragioni del Sì al referendum costituzionale di modifica dei 7 articoli relativi a organizzazione del Csm e separazione delle carriere dei magistrati.
«Illustrissima prefetta – scrivono i firmatari nel loro esposto – quali rappresentanti delle associazioni, dei sindacati e dei partiti che sul territorio grossetano hanno costituito il Coordinamento provinciale per il No al referendum sulla giustizia svoltosi nei giorni del 22 e 23 marzo scorsi, coordinando tra l’altro la nomina e l’attività dei rappresentanti di lista, riteniamo doveroso portare alla Sua attenzione le dichiarazioni espresse pubblicamente dal sindaco di Grosseto, dottor Antonfrancesco Vivarelli Colonna, con le quali vengono attribuite condotte di assoluta gravità ad esponenti di questo Coordinamento. Per l’esattezza, il riferimento compiuto dal predetto è a “quelli che si presentano ai seggi, e sono tanti, con il simbolo, con la spilletta del No”. Con evidente riferimento ai rappresentanti di lista facenti riferimento a questo Coordinamento. Condotte, teniamo a rimarcarlo fin da subito, se mai ve ne fosse bisogno, destituite del benché minimo fondamento».
Il comunicato stampa dei 10 promotori del Coordinamento per il No sottolinea a sua volta che «il primo cittadino attribuisce ai rappresentanti di lista del Comitato per il No condotte gravissime». Parole che vengono testualmente trascritte dal video, che allegano all’esposto, per meglio circostanziare le loro rimostranze: «secondo me anche quelli che si presentano ai seggi, e sono tanti, con il simbolo, con la spilletta del No, e pagano le persone, soprattutto extracomunitari, e a Grosseto ce ne sono tanti di seggi in queste condizioni, che avvicinano le persone all’ultimo momento e cercano di convincerle a votare No. Secondo voi queste persone qui lo stanno violando il silenzio elettorale? Mah, secondo me sì». Sono le parole pronunciate dal sindaco.
L’accusa rivolta da Vivarelli Colonna, inoltre, secondo gli esponenti del Coordinamento arriva congiuntamente alla «violazione da parte del primo cittadino del silenzio elettorale». Specificando che si tratta di accuse del tutto inverosimili, che ledono «l’onorabilità di tutte le persone coinvolte nelle attività del coordinamento», i firmatari dell’esposto affermano anche che «gettano un’ombra inaccettabile sul corretto svolgimento della campagna referendaria, tanto più perché pronunciate dal sindaco del comune capoluogo, da cui dipende anche l’Ufficio elettorale».
Nell’esposto che domattina, domenica 29 marzo, sarà consegnato alla prefetta Paola Berardino, infine, i soggetti promotori del coordinamento rimarcano «la portata diffamatoria e calunniosa di tali affermazioni». E aggiungono che considerata la fonte dalla quale provengono queste affermazioni, questo «impone di trattarle con la dovuta serietà e il necessario rigore».
Per questo il Coordinamento per il No ha ritenuto doveroso «investire della vicenda le autorità competenti, affinché siano svolte tutte le verifiche del caso e, qualora ne ricorrano i presupposti, si proceda nelle forme previste dall’ordinamento».
Da ciò derivando in ogni caso la conseguenza di «riservarsi di promuovere ogni opportuna azione a tutela della onorabilità propria e dei propri componenti che, in questi mesi, si sono spesi nella campagna referendaria testimoniando uno straordinario impegno civico».
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