Truffa della lotteria solidale: così una donna ha ingannato commercianti e clienti
Follonica, chiedeva soldi per beneficenza a nome dell’Auser. Solo ieri la scoperta da parte della presidente Silvia Bucchi. Fatta una segnalazione ai carabinieri
FOLLONICA. All’apparenza era una di quelle lotterie che spesso vengono fatte dalle associazioni sotto Natale. Si compra un biglietto, magari si vince un premio; sicuramente si contribuisce al finanziamento di queste realtà che spesso si occupano di volontariato sul territorio. Per giunta il nome era quello di Auser, una realtà che si occupa di anziani in condizioni di marginalità e fragilità; perché non dare un contributo, anche piccolo? Purtroppo però nulla di questo era vero, ed è stato scoperto solo ieri dai diretti interessati, in maniera del tutto casuale.
L’ennesima truffa, che questa volta fa giocoforza sulla buona volontà delle persone e che, come effetto collaterale, rischia di danneggiare l’immagine di realtà così importanti nel tessuto cittadino locale.
A raccontare la vicenda è Silvia Bucchi, presidente di Auser Filo d’Argento, che insieme all’Auser “I Tre Saggi” guidata da Franco Costagli ha deciso di informare la cittadinanza per evitare che episodi simili possano ripetersi. «Volevamo avvisare la popolazione e i nostri tesserati – spiega – perché a Natale qualcuno andava in giro per i negozi a vendere biglietti di una presunta lotteria a favore dell’Auser».
Secondo quanto ricostruito, una donna, descritta come non giovanissima, si presentava negli esercizi commerciali con un blocchetto numerato, proponendo biglietti da acquistare. Non è dato sapere a quanto ammontava la cifra, quanti negozi sono stati coinvolti; ad una però sono stati venduti biglietti per 15 euro. Ai commercianti veniva infatti spiegato che si trattava di una raccolta fondi per l’associazione e che i premi sarebbero stati lavori realizzati a mano dalle volontarie, tra uncinetto e maglia. Tutto, però, senza alcuna autorizzazione. «Noi non abbiamo mai organizzato una cosa del genere – chiarisce Bucchi – e soprattutto non facciamo raccolte porta a porta o negozio per negozio. Le nostre iniziative si svolgono in sede oppure durante eventi pubblici, e ogni contributo viene sempre accompagnato da una ricevuta. In questo caso, invece, non veniva rilasciato nulla».
Purtroppo la conferma è arrivata solo recentemente, quando la stessa Bucchi, durante un giro nei negozi, ha raccolto il racconto diretto. «L’ho scoperto per caso – spiega – entrando in un’attività. Mi hanno raccontato tutto e lì abbiamo capito che qualcuno stava utilizzando il nostro nome». A quel punto l’associazione ha deciso di segnalare l’episodio ai carabinieri, pur senza formalizzare una denuncia, visto il tempo trascorso. «Resta comunque un fatto grave – sottolinea la presidente – perché chiunque sia stato ha commesso un reato».
Oltre al danno economico, preoccupa soprattutto quello d’immagine. L’Auser, infatti, rappresenta un punto di riferimento per una fascia fragile della popolazione, composta in gran parte da anziani soli. «Noi portiamo avanti un lavoro delicato – aggiunge Bucchi – fatto di accompagnamenti alle visite mediche, supporto e ascolto. Persone che spesso non hanno parenti o amici e che contano su di noi. Abbiamo un nome da difendere».
Da qui l’appello alla massima attenzione. «Viviamo in un mondo in cui le truffe sono dietro l’angolo – conclude – e chiediamo ai cittadini di non aprire la porta a sconosciuti e di verificare sempre. Noi non passiamo casa per casa e non vendiamo biglietti nei negozi. Se organizziamo iniziative, lo facciamo in modo trasparente e riconoscibile».
