Sale nelle falde acquifere, in Toscana l’agricoltura rischia di essere “bruciata” – Il fenomeno e la zona critica
L’allarme parte dalla pianura di Grosseto: «Servono subito bacini e invasi». Ma il tempo stringe e la burocrazia rischia di essere il nemico numero uno
Nella pianura grossetana c’è un preoccupante aumento di intrusione salina nella falda acquifera, che rischia di mettere in ginocchio anche l’agricoltura. Lo ha sottolineato uno studio dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino settentrionale che è stato discusso nel corso di una seduta dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici.
Cosa è emerso
Dalla riunione è emerso un quadro positivo, sia per la Toscana che per la Liguria e una parte dell’Umbria, grazie alle riserve idriche accumulate nei mesi precedenti all’estate e alle piogge degli ultimi giorni, superiori alle attese. La situazione in questi casi è stata quindi valutata di livello “normale”. L’attenzione del tavolo degli esperti si è concentrata però sulla pianura di Grosseto, dove l’intrusione salina rappresenta una criticità causa significativi prelievi a uso irriguo. Il fenomeno, causato da un afflusso marino verso la falda, stimato tra i 2 e i 3 milioni di metri cubi l’anno, sarà valutato attraverso un prossimo confronto fra Autorità di bacino e Anbi (l’associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari), con l’obiettivo di trovare possibili soluzioni; fra le quali l’incremento del riuso delle acque, al fine di alleggerire la pressione sul corpo idrico. Gli scenari previsionali indicano infatti che, mantenendo gli attuali livelli di prelievo, si assisterebbe a un’ulteriore invasione dell’acqua marina proprio all’interno della falda. Significa che, abbassandosi il livello dell’acqua dolce, sale quello dell’acqua salata. La gestione dei prelievi diventa quindi una priorità. «Siamo perfettamente a conoscenza del problema evidenziato dall’Autorità – dice Roberto Tasselli, direttore progettazione del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud – L’intrusione di cuneo salino in una piana alluvionale è un fenomeno generalizzato, che si è però accentuato con gli anni, e l’aumento del prelievo dalla falda non può che peggiorare la situazione. La prima cosa che possiamo fare è rinnovare le vecchie concessioni degli agricoltori e di bloccare quelle nuove. In questa maniera i consumi non si riducono ma si concentrano. Chi ha un orto da irrigare può utilizzare quello del vicino, per esempio».
Il cuneo salino
Il cuneo salino, l’ingresso di acqua di mare nei fiumi e nelle falde d’acqua dolce, è una delle conseguenze dei cambiamenti climatici. «Sono aumentati gli usi e diminuiti gli introiti, perché piove male – prosegue Tasselli – Se l’acqua piovana non entra bene nel terreno, la falda acquifera non si rimpingua. Più si abbassa la falda più gli montano sopra le acque di mare. La natura della pianura, come quella grossetana, facilita l’ingresso dell’acqua di maree, specialmente quando la falda è bassa. La possiamo combattere, ma deve essere chiaro che non è a causa dell’agricoltura, l’agricoltura è una vittima. L’acqua di mare in città ormai arriva alla Steccaia, al fiume Ombrone. Siamo in Italia e ci vogliono anni per mettere in piedi un progetto – aggiunge il direttore progettazione di Cb6 – Dobbiamo cercare delle alternative, l’Autorità deve investire risorse per fare studi e progetti veloci. D’accordo l’idea del blocco alle nuove concessioni da parte delle regioni, ma servono soluzioni più efficaci, per ridurre il problema. Per realizzare degli invasi, che sarebbero forse la soluzione migliore per risolvere il cuneo salino, ci vuole troppo tempo, lo abbiamo visto con San Piero in Campo e in parte con l’invaso sulla Merse, del quale si parlava quando ero un ragazzo». Gli fa eco Gaia Checcucci, segretaria generale dell’Autorità: «Il quadro conoscitivo approfondito ci indica una strada: riutilizzare le acque reflue dei depuratori per garantire l’irrigazione e, al contempo, preservare la falda». Come ha accennato Tasselli, gli agricoltori sono le vittime di questa situazione. «Il cuneo salino – dice Milena Sanna, direttrice provinciale di Coldiretti – brucia le colture, e continuare così non si potrà aspirare la risorsa e si dovrà smettere di coltivare. Se gli agricoltori dovessero arrivare a questo ci sarebbe il fenomeno dei terreni abbandonati, ma anche incendi, dissesti idrogeologici». Per Sanna c’è un’unica soluzione, realizzare bacini e invasi: «Noi abbiamo fatto progetti e lanciato proposte; senza fare opere impattanti, dobbiamo costruire bacini o invasi, grandi o piccoli, che servano per raccogliere l’acqua piovana, per poi riutilizzarla. I fenomeni temporaleschi degli ultimi anni potrebbero essere raccolti per il riuso, invece di farli andare al mare. Il genio civile blocca le nuove concessioni, ma è di fronte a noi l’evidenza di dover fare di più: gli invasi possono essere la soluzione, ma servono visione e lungimiranza».
