Follonica, accoltellò il rivale in amore: «Non fu un tentato omicidio»
Un 56enne condannato per lesioni con il rito abbreviato
FOLLONICA. Arrestato nel 2014 per l’ipotesi di tentato omicidio per una coltellata vibrata al presunto rivale in amore; ma condannato a pochi mesi soltanto per lesioni, con rito abbreviato; sentenza impugnata davanti alla Corte di appello, che aveva deciso di ripristinare l’ipotesi iniziale e imporre così un nuovo giudizio; e di nuovo una condanna ma ancora una volta soltanto per il reato di lesioni gravi. Due anni, due mesi e 20 giorni la pena (con la riduzione di un terzo per la scelta del rito abbreviato) per Marco Sgrilli, oggi 56 anni, a conclusione di un procedimento iniziato nel lontano febbraio 2014: l’ha stabilita la giudice Cecilia Balsamo al termine dell’udienza celebrata ieri mattina. Il pm Giovanni De Marco aveva chiesto, per l’ipotesi di tentato omicidio, quattro anni e sette mesi. Motivazioni da depositare e quantificazione del danno demandata al giudice civile (all’avvocata Fidelia Dompetrini che ha rappresentato l’uomo rimasto all’epoca ferito, oggi 36enne, sono state intanto riconosciute le spese per 3.800 euro). La riqualificazione in lesioni – come riconosciuto il primo grado dal giudice Gian Marco De Vincenzi nel 2017 - era stata sollecitata dall’avvocato Roberto Cerboni, che ha difeso Sgrilli.
L’imputato era stato arrestato dai carabinieri di Follonica intorno alle 5,30 dell’8 febbraio 2014: una donna aveva chiesto aiuto riferendo che era in corso una violenta discussione tra il suo ex, pur se ancora convivente, e l’uomo al quale si era legata sentimentalmente. Quest’ultimo era uscito sanguinante dall’appartamento: era stato accoltellato da Sgrilli, con un coltello da caccia a serramanico di tipo skinner, dalla lama di 8 centimetri, che lo aveva ferito al costato sinistro. Era stato lo stesso Sgrilli, che era ancora presente, a consegnare l’arma alla pattuglia; portato in caserma, era stato arrestato; il giudice lo aveva poi liberato imponendogli un obbligo di dimora sull’Amiata. Il processo aveva ricostruito che Sgrilli, rincasato tardi quella sera, aveva tenuto un comportamento sempre più violento nei confronti della convivente, la quale si era decisa a chiamare il nuovo fidanzato. Quando questi si era presentato a casa, era scoppiata la lite tra i due uomini: «stai attento, ha un coltello», lo aveva avvertito la donna per sms. In primo grado, il giudice aveva ritenuto non verosimile la versione di Sgrilli, secondo il quale l’altro sarebbe entrato velocemente nella casa, dopo aver bussato, afferrando il coltello e minacciandolo; anche perché nessuna delle ferite che Sgrilli pure aveva riportato erano riferibili ad arma da taglio. Questi, istruttore di arti marziali, oltre alla ferita con il coltello aveva causato anche la frattura delle ossa del naso. Prognosi compresa tra venti e quaranta giorni. Otto mesi la pena finale (sospesa) per Sgrilli, più il risarcimento dei danni in separata sede ma con una provvisionale di 3mila euro.
Il punto nel quale l’uomo era stato colpito e il fatto che la coltellata fosse stata sferrata con la punta, quindi con dolo, avrebbe manifestato secondo la Corte di appello una volontà omicidiaria e non la semplice intenzione di far male. Da queste considerazioni la decisione di annullare la decisione di primo grado e di far celebrare un nuovo processo per tentato omicidio. Ipotesi però non riconosciuta nella sentenza.
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