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Isola del Giglio, cagnolina uccisa con due colpi di pistola: carabiniere condannato anche a risarcire i danni

La cagnolina
La cagnolina

L’avvocata aveva invocato l’assoluzione: «Era in stato di necessità, non poteva fare altro»

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ISOLA DEL GIGLIO. Quattro mesi (pena sospesa) , più risarcimento alla proprietaria del cane per 15mila euro e alla Lega nazionale difesa del cane per 3mila euro; più le spese complessive di costituzione di parte civile, queste ultime per un totale di oltre 9mila euro. È la condanna per Giuseppe Lepore, il carabiniere finito sotto processo per aver sparato alla cagnolina Hollie, uccidendola con due colpi di pistola, il 4 ottobre 2019 al porto dell’isola, mentre era in servizio. Uccisione di animale senza necessità, era l’accusa.

È stato ritenuto colpevole al termine del dibattimento celebrato davanti alla giudice Agnieszka Karpinska; la quale si è riservata il deposito delle motivazioni entro un mese. Il processo era stato affrontato dopo che era stata respinta una richiesta di archiviazione. L’avvocata di Lepore, Mara Renzetti, che aveva invocato l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato – avendo il proprio assistito agito in stato di necessità – annuncia che si riserva di presentare appello. La giudice ha inasprito le richieste della viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo, che aveva chiesto tre mesi: “Non si può non procedere a una richiesta di condanna”, stante la sproporzione tra la percezione del pericolo e la reazione, aveva sottolineato l’accusa. Che il cane fosse particolarmente fastidioso è stato riconosciuto ma ciò, secondo Di Guglielmo, può avere un peso soltanto per il riconoscimento delle attenuanti. Sulla sproporzione è stato concorde l’avvocato Riccardo Lottini, parte civile per la proprietaria Michela Bertozzi, anche ieri presente in aula; questi ha aggiunto anche che alla base del gesto ci sia stato un gesto emotivo, una perdita di controllo che non è però scusante del reato, tanto meno se l’imputato è un carabiniere. Poi il legale si è soffermato sui colpi che avevano raggiunto Hollie (la perizia balistica non era stata disposta così come un esame autoptico) : uno sotto la gola, uno alla parte destra del torace, quest’ultimo mentre la cagnolina scappava, seppur l’aveva raggiunto di striscio. “Aveva sparato intenzionalmente”, ha concluso Lottini. Per la Lndc è intervenuto l’avvocato Michele Pezone.

L’avvocata Renzetti si è spesa per tre quarti d’ora per dimostrare l’estraneità di Lepore – anche lui ieri in aula – dalle accuse mosse. Ha evidenziato le contraddizioni nei racconti fatti in aula, sulle azioni della proprietaria prima e dopo gli spari. Ha ripercorso i due episodi distinti, cioè le due aggressioni di cui il carabiniere era stato oggetto da parte di Hollie, la prima con il morso ai pantaloni dell’uniforme di servizio, la seconda con l’animale che aveva tenuto un atteggiamento aggressivo, ringhiava: se avesse avuto intenzione di sparare, il carabiniere lo avrebbe fatto la prima volta, ha evidenziato l’avvocata. Ha ricordato che Lepore si era detto profondamente dispiaciuto ma che quel piccolo cane aveva fatto emergere, anche per episodi precedenti, una situazione di insostenibilità. Vi era stata «una palese mancanza di rispetto nei confronti di terzi», ha argomentato l’avvocata Renzetti ripercorrendo le testimonianze, da parte di persone che erano state molestate da Hollie o anche morse. Lepore ha agito per difendersi con l’unico strumento che aveva, la pistola: «Era in stato di necessità, non poteva far altro». E dopo aver richiesto l’assoluzione del proprio assistito ha anche contestato l’entità dei danni richiesti, spiegando che la proprietaria dell’animale non doveva essere considerata estranea a quanto avvenuto. Poi la giudice si è ritirata in camera di consiglio per il verdetto.

Lndc Animal Protection, che fin dall’inizio ha seguito da vicino la vicenda sporgendo denuncia e costituendosi parte civile nel processo, esprime soddisfazione per l’esito. La presidente Piera Rosati commenta: «Questa condanna rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti degli animali e nella lotta contro gli abusi perpetrati nei loro confronti, specialmente quando coinvolgono figure che dovrebbero garantire la sicurezza e il rispetto delle leggi».

«È fondamentale che episodi come quello di Hollie non si ripetano. Continueremo a vigilare e a impegnarci affinché chi commette atti di violenza contro gli animali venga perseguito e punito secondo la legge, in particolar modo quando vengono commessi da chi indossa una divisa che dovrebbe infondere sicurezza e protezione, non dolore e morte», conclude Rosati.

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