I rapporti “dormienti” in provincia di Grosseto sono 58: l’elenco
Ecco a chi appartengono i soldi dei conti dimenticati in banca, nei libretti di deposito o nelle polizze assicurative
GROSSETO. Sono 58 i conti dormienti in provincia di Grosseto, con 41 diversi intestatari, aperti tra il 2010 e il 2020.
In Maremma, insomma, si tiene bene in mente tutto il patrimonio personale posseduto. Considerata la vastità del territorio, con 28 comuni e confrontando i numeri con le altre zone della Toscana, si può dire dunque che il grossetano è un risparmiatore virtuoso, attento alle operazioni. I rapporti dimenticati (i cui titolari sono nati tra il 1924 e il 1986), tenuti in un cassetto o rimasti nell’abitazione di una congiunta defunta, oppure volutamente abbandonati per la firma di un nuovo contratto con la banca, riguardano principalmente conti correnti bancari, libretti di deposito e in una dozzina di casi di polizze aperte con istituti assicurativi. Spesso si tratta di tesoretti dei quali non si conosceva l’esistenza, frutto di scoperte tardive e di grandi delusioni per i risparmiatori (quasi sempre eredi) che trovano i titoli o gli attestati di possesso di rapporti bancari dopo molto tempo e purtroppo spesso anche fuori tempo massimo.
La materia è stata disciplinata dalla legge del 23 dicembre 2005 e riguarda conti correnti, libretti di risparmio, Buoni postali, polizze vita, con periodi di “latenza” differenziati a seconda degli strumenti. Un conto dormiente viene definito tale se per dieci anni non viene movimentato, cioè non vengono fatte operazioni di alcune genere, dunque né versamenti, né prelievi. Allo scadere dei dieci anni, le somme depositate - l’unica condizione è che siano superiori a 100 euro - vengono trasferite per legge al fondo pubblico Consap, che lo conserva per altri dieci anni, a disposizione di chi ne faccia richiesta (e dimostri ovviamente di averne la titolarità, magari in qualità di erede). Dopo 10 anni dal trasferimento, il denaro diviene inesigibile. Dunque, trascorsi complessivamente 20 anni dall'ultima operazione registrata sul conto corrente, il denaro è definitivamente perso e inglobato dallo Stato ed entrano a far parte della finanza pubblica.
Il sito della Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici Spa), la società partecipata a cui il ministero delle finanze nel 2010 ha affidato il compito di gestire le domande di rimborso, dà le informazioni necessarie per verificare la propria posizione e se si ha diritto fare richiesta di rientrare in possesso dei propri soldi. Nel caso di una polizza vita, i diritti relativ
i si prescrivono in 10 anni dalla data dell'evento. Quindi, dalla morte dell'assicurato o dalla scadenza del contratto. Trascorsi i 10 anni, le somme vengono depositate dalle assicurazioni sempre presso la Consap; ci si può rivolgere al Fondo pubblico per avere chiarimenti sulla propria posizione e sulla eventuale possibilità di rimborsi (in passato ci sono state disposizioni eccezionali, con previsione di parziale rimborso delle somme).
Diversa la normativa per i titoli di Stato e buoni fruttiferi postali. Per i titoli di Stato, dal 2003, la prescrizione scatta dopo 5 anni dalla scadenza, mentre per i Buoni fruttiferi postali devono passare dieci anni. In entrambi i casi, tuttavia, i titoli sono ormai dematerializzati e le versioni cartacee sono residuali, quindi alla scadenza i relativi importi vengono accreditati direttamente sul conto corrente che fa da riferimento al deposito titoli dl risparmiatore.
Dunque, salvo casi particolari si ricade nella disciplina dei conti dormienti.
