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Femminicidio

Uccise la compagna a coltellate, pena ridotta. Lo psichiatra: «Disturbo da stupefacenti, ma ammazzò in piena coscienza»

Uccise la compagna a coltellate, pena ridotta. Lo psichiatra: «Disturbo da stupefacenti, ma ammazzò in piena coscienza»

L'aggressione a Monterotondo Marittimo dopo la cena per l'anniversario di convivenza

04 luglio 2024
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MONTEROTONDO MARITTIMO. Non più 26 anni ma 24 anni e otto mesi. È stata rideterminata in Corte di assise di appello la pena per Nicola Stefanini, l’operaio 51enne originario di Saline di Volterra condannato l’anno scorso per aver ucciso con sedici coltellate la compagna Silvia Manetti, 45 anni, di Altopascio, la sera dell’11 agosto 2021, nel Fiat Doblò fermo sulla strada per il ritorno a Monterotondo Marittimo, dopo la cena per l’anniversario della convivenza.

Il quadro pischiatrico

La decisione è arrivata nella tarda mattinata di ieri, dopo che i giudici hanno ascoltato la relazione dello psichiatra fiorentino Massimo Marchi, incaricato nell’aprile scorso dalla Corte di assise presieduta da Alessandro Nencini, anche dopo la richiesta formulata dal difensore di Stefanini, l’avvocato Tommaso Galletti. Lo specialista, che aveva già depositato la perizia scritta, ha stabilito che l’imputato è affetto da un disturbo da sostanze stupefacenti ma che al momento dei fatti aveva la piena capacità di intendere e volere. Lo specialista non ha ravvisato alcuno stato acuto o di delirio o di distacco dalla realtà. In merito all’Adhd (disturbo da deficit di attenzione iperattività) il perito ha spiegato di non avere elementi o documenti tali da poter far confermare tale diagnosi. In merito alla pericolosità sociale, l’ultimo quesito che gli ea stato sottoposto, il dottor Marchi ha spiegato che la sua individuazione non è di competenza peritale, perché indipendente da cause psicopatologiche e perché non è stato rilevato alcun vizio, nemmeno parziale, di mente.

Poi è avvenuta la discussione. La Procura generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, così come le parti civili (gli avvocati Riccardo Gambi e Michele Giorgetti che rappresentano i familiari di Silvia) , l’avvocato Galletti ha formulato le proprie conclusioni anche alla luce della perizia e delle domande di chiarimento che sono state formulate ieri. La Corte di assise di appello si è poi ritirata ed è tornata in aula dopo circa un’ora per leggere il dispositivo: una leggera diminuzione della pena, con la conferma delle statuizioni civili di primo grado. In quella circostanza (era il maggio 2023) la Corte di assise di Grosseto lo riconobbe colpevole infliggendogli il massimo della pena, cioè 24 anni, aumentata per il porto abusivo del coltello e per il danneggiamento dell’auto dei carabinieri fino al totale di 26, aggiungendo una provvisionale da 900mila euro per i familiari di Silvia. Detenuto a Porto Azzurro, ieri Stefanini non era presente in aula.

La prima condanna

Per lui, in primo grado, la Corte di assise aveva ritenuto che la capacità di intendere e di volere non era stata compromessa da abusi di droghe e cioè che l’assunzione di sostanze stupefacenti e alcol fin da giovane non ha manifestato i segni di un’intossicazione cronica, anche perché l’imputato era riuscito sempre a lavorare quotidianamente e perché nel corso del procedimento aveva sempre dimostrato lucidità, fatta salva l’oppressione per la grande sofferenza dell’omicidio, avevano scritto i giudici nelle motivazioni.

Il racconto di un passato di abusi del femminicida

Quando aveva parlato in aula, Stefanini aveva raccontato tanto di sé. Aveva raccontato gli abusi, anche quelli di alcol. E di quella volta che, bambino, era finito in ospedale perché non cresceva. Delle difficoltà a scuola («sono stato bocciato in seconda media, facevo casino, passavo con il 6») . Aveva parlato della mamma ammalata, di quando per la casa volavano scope, pentole, bicchieri, chiavi. Il neuropsichiatra Romano Fabbrizzi, sentito nell’aula di assise, aveva parlato di una capacità «grandemente scemata». E aveva ritenuto Stefanini affetto da «una patologia grave e complessa, dall’infanzia», identificata appunto come sindrome Adhd. Ne soffriva da bambino, aveva detto, come si ricava dalla lettura del giudizio delle maestre quando lui aveva sei anni o poco più. Un disturbo non diagnosticato, non curato, che si è mano mano aggravato, sul quale aveva agito l’intossicazione cronica da sostanze stupefacenti: due aspetti che avevano interagito nella vita di Stefanini.

Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni, l’avvocato Galletti si riserva di leggerle prima di decidere eventuali ricorsi.


 

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