Il Tirreno

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IL VETERANO

«Noi, sempre presenti al Madonnino»

Massimiliano Frascino
«Noi, sempre presenti al Madonnino»

Salvestroni, 70 anni, con la sua Alfa-Tec non si è perso nemmeno un’edizione: «All’inizio era una fiera del tutto diversa»

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GROSSETO. La Fiera del Madonnino è un po’ kermesse agricola, un po’ luogo del cuore. Appuntamenti che ancora incarna il “genius loci” del territorio, al quale ogni maremmano ha partecipato almeno una volta nella vita. Occasione per chiudere qualche affare o per fare lo struscio, perdendosi fra trattori e mietitrebbie, bovini di razza Maremmana e furgoncini della porchetta. In 42 anni di onorata carriera, una delle principali fiere agricole della Toscana vive oggi una crisi di transizione e sente il fiato sul collo della manifestazione concorrente di Bastia Umbra. Lo dicono due aziende storicamente presenti al Madonnino, che fedeli alla linea continuano a voler bene e a partecipare alla Fiera.

Mauro Salvestroni, titolare della Alfa-Tec, ha iniziato a 24 anni come dipendente della Alfa Delaval. Oggi ne ha 70 e non si è perso nemmeno un’edizione. «All’inizio – dice – la fiera era completamente diversa. Si caratterizzava per la presenza di ovini e bovini da latte, ed era una mostra mercato prima provinciale e poi interregionale dove si veniva per chiudere la compravendita degli animali. Dopo anni fiorenti c’è stato un progressivo decadimento e si è trasformata progressivamente in un mercato generale, dove si trovava un po’di tutto. Negli ultimi 6-7 anni la manifestazione è migliorata molto, e sono stati introdotti altri settori merceologici come il florovivaismo, con la Latte Maremma che ha fatto un grosso investimento. Ad ogni modo il pubblico è cambiato, perché è cambiata l’agricoltura in provincia. La crisi degli allevamenti ovini e bovini ha comportato un cambiamento di prospettiva, e anche di macchine agricole oggi in fiera se ne vendono poche, perché gli affari si chiudono direttamente in azienda, oppure attraverso i rappresentanti. Noi continuiamo a esserci perché la fiera costituisce comunque una vetrina dove i clienti possono vedere i nostri prodotti: come rastrelliere, mungitrici, mangiatoie, porta balloni, tunnel di copertura delle rotoballe, strumenti di ventilazione per il benessere animale, abbeveratoi, recinzioni elettriche, antiparassitari, selleria e finimenti, pet-food e accessori per animali».

Anche Roberto Felli, responsabile commerciale della Cma (Compagnia macchine agricole) – noto marchio di trattori e mietitrebbie, nonché concessionaria di Comatsu e Jcb (movimento terra), Manitou (mezzi telescopici) e Clarck (muletti) – frequenta il Madonnino da 35 anni. Iniziando da ragazzo ai parcheggi e alla biglietteria, ha continuato da adulto come dipendente di una concessionaria di mezzi agricoli e poi dal responsabile commerciale di un’altra. «Noi continuiamo a credere in questa fiera – spiega – e anche quest’anno abbiamo uno stand da 2.000 metri quadrati, Ma obiettivamente, vuoi per la crisi, vuoi per l’avvento della rete, oggi le cose sono cambiate molto e alla manifestazione si viene più per fare una passeggiata che gli acquisti dei mezzi. Mentre ad esempio, a Bastia Umbra, dove sono stato la scorsa settimana, c’è un altro dinamismo. Penso che in Maremma il problema stia nella perdita di rilevanza dell’agricoltura, e nella sofferenza economica diffusa delle aziende. Lo dico da agricoltore con un’azienda di 40 ettari. Il settore agricolo è abbandonato a sé stesso, molte colture storiche sono in dismissione e nessuno si preoccupa del problema dell’acqua. L’organizzazione della fiera è ottima, ma i problemi sono a monte».
 

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