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Grosseto

IN AULA 

Centri commerciali, dal consiglio nessuno stop agli ampliamenti

Francesca Ferri
Centri commerciali, dal consiglio nessuno stop agli ampliamenti

Bocciata la mozione Cerboni (Lega), l’iter va avanti. Rossi: «Tutti hanno diritto a chiedere, non si decide ora»

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GROSSETO. Nessuno stop alla richiesta dei due centri commerciali della città di allargarsi. Per lo meno, non in questa fase. L’amministrazione del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha respinto, ieri, con 17 voti contrari e 10 favorevoli la mozione del consigliere della Lega Giacomo Cerboni che, sempre più isolato all’interno della maggioranza, aveva chiesto alle forze di governo di dimostrare, senza equivoci, di essere davvero al fianco del commercio di vicinato. E di voler evitare ulteriori ampliamenti dei due centri commerciali Maremà e Aurelia Antica, e nuove strutture. Di fare, insomma, una scelta politica. Ma né il suo gruppo, né la lista Vivarelli Colonna sindaco, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono d’accordo «con il metodo». Al consiglio hanno assisitito anche le direttrici di Ascom Confcommercio Gabriella Orlando e di Confesercenti Gloria Faragli.

Le richieste

Il Comune sta aggiornando il piano strutturale e il piano operativo. Ad agosto, come è noto, tra le 480 richieste pervenute agli uffici comunali, per interventi grandi e piccoli, c’erano anche quelle di Aurelia Antica e Maremà (schede 3 e 48). Il primo chiede altri 5mila metri quadrati, il secondo ne chiede altri 10mila (rispetto ai 20mila già esistenti).

«Centro desertificato»

Per Cerboni «le due polarizzazioni commerciali hanno creato una desertificazione urbanistica con implicazioni sociali ed economiche». Insomma: se il fulcro del commercio si sposta in periferia, il centro si popola, i negozi chiudono, le strade si svuotano di persone. Il crepuscolo della città. Proprio quello che lamentano i commercianti del centro e le associazioni di categoria. Ma anche quello che, fino a non molto tempo fa, lamentava la stessa Lega grossetana.

Che posizione ha l’amministrazione Vivarelli Colonna rispetto a queste richieste?

Rossi: «Non è un regime»

L’assessore all’urbanistica, Fabrizio Rossi, di Fratelli d’Italia, ha messo sul piatto diverse argomentazioni. Tutte tecniche, non politiche: il diritto di tutti i cittadini – compresi i proprietari di centri commerciali – a presentare le proprie richieste («non siamo in un regime sovietico», ha ripetuto un paio di volte); l’assenza, negli atti di avvio del procedimento, di riferimenti a indirizzi strategici verso nuovi centri commerciali o ampliamenti di quelli esistenti («lo affermo senza timore di essere smentito. Semmai è l’opposto»); l’imperativo di non ledere l’articolo 41 della Costituzione, che vieta limitazioni al commercio. In una parola: «Siamo in una fase di studio», dice Rossi. Le uniche limitazioni ammesse sono quelle dettate da «esigenze di carattere di imperativo interesse generale» e «possono essere ravvisate non certo nello strumento delle mozioni, ma potranno essere evidenziate nella fase di adozione degli strumenti urbanistici prossimi, dopo, ovviamente, una conferenza di copianificazione (con la Regione) che vada ad analizzare gli impatti sul commercio». Insomma, se ne riparla all’adozione del piano strutturale e di quello operativo.

parere legale inatteso

E ancora più nel tecnico scende la consigliera Carla Minacci, della lista Vivarelli Colonna sindaco. Che aveva già pronto un emendamento alla mozione, da sfoderare nel caso il testo fosse stato approvato, basato su un parere tecnico, chiesto all’avvocato Muraca che sta seguendo il Comune per la revisione degli strumenti urbanistici. «Solo agli atti di natura non economica è possibile porre limiti», ha spiegato Minacci. Insomma, come a dire che l’amministrazione ha le mani legate se qualcuno chiede più spazio per fare commercio.

Il ricorso al parere legale, però, ha creato un inatteso caso. «Minacci cita un parere legale che non è agli atti e di cui non so niente. Di che si tratta?», è caduto dalle nuvole Cerboni. Momento di imbarazzo in aula, incroci di sguardi e il presidente del consiglio, Fausto Turbanti, che prende la parola: «Un momento che chiedo».

In effetti, per le mozioni non sono previsti pareri legali. «La mozione – ha sottolineato anche il capogruppo del M5s, Giacomo Gori – è un atto squisitamente politico». E anzi, «il consigliere non può essere influenzato da una rappresentazione giuridica del testo. Lo reputo estremamente grave».

Il parere, si scopre poi, è stato chiesto per un altro testo, una proposta di delibera della minoranza, non ancora discussa, sempre sul tema dei centri commerciali. L’affinità degli argomenti ha allargato il parere anche alla mozione.

Ça va sans dire, il passaggio irrituale lo ha sottolineato anche Cerboni: «Una mozione è un orientamento, l’espressione di un’idea. Sono molto colpito dal fatto che si sia riposto con un parere a una mozione».

«ma allora A che serve

il consiglio comunale?»

Nel merito, invece, Cerboni pone una domanda: «Decidiamo che nella piana di Grosseto chiunque presenti una domanda in carta libera può edificare? Vogliamo togliere al consiglio la scelta se un campo deve restare a margherite o no, solo perché uno ci vuole costruire? Allora che ci sta a fare il consiglio comunale?».

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