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cronaca

Ribolla, è ancora scontro sul sequestro della scuola

Il caso è tornato all’esame del Tribunale dopo le disposizioni della Cassazione La Procura insiste per i sigilli, il Comune ha portato nuova documentazione 


01 febbraio 2018 di Pierluigi Sposato


RIBOLLA. È tornato davanti ai giudici del riesame di Grosseto il “braccio di ferro” tra Procura e Comune di Roccastrada sulla scuola di Ribolla, a rischio sismico, sequestrata nell’aprile dell’anno scorso, dissequestrata poche settimane dopo e adesso oggetto di nuova valutazione. È il secondo round, dopo che la Corte di Cassazione ha ordinato di riconsiderare la questione “sul punto della pericolosità”. Un caso che esce subito dai confini locali, perché di edifici a rischio è piena la Penisola e perché recuperare i fondi necessari è un calvario che investe tutti i Comuni. I giudici si sono riservati la decisione, sarà depositata al massimo entro dieci giorni.

Le posizioni non cambiano, ma si sono arricchite di documentazione. La Procura (in aula il pm Maria Navarro) insiste: su quella scuola devono tornare i sigilli, l’edificio non ha fondamenta, qualora dovesse accadere qualcosa sarebbe formulata l’ipotesi di disastro colposo. E ha fatto capire che, se il Tribunale non dovesse ripristinare il sequestro, ci sarà un ulteriore ricorso alla Suprema corte.

Il sindaco Francesco Limatola (anche ieri presente in aula), indagato per rifiuto di atti di ufficio insieme ad altri due funzionari comunali, ha parlato attraverso i suoi difensori, gli avvocati Luciano Giorgi e Carlo Valle. Questi, anche affidandosi a una memoria, hanno fatto presente che l’ipotesi di rifiuto di atti non sussiste, non potendosi identificare come tale «una mera inerzia». Hanno poi aggiunto che è sì obbligatoria la verifica degli edifici ma non lo è anche l’intervento, quando questo non dipende dalla volontà dell’uomo (come appunto un terremoto). La verifica è stata fatta nei tempi di legge ma nessun intervento immediato è richiesto, anche perché «lo scostamento era minimale, 985 su 1000, cioè era di modesta inadeguatezza», mentre la sicurezza statica era ed è pienamente accertata. I legali hanno aggiunto che il Comune non ha a disposizione i fondi necessari agli interventi di adeguamento o rifacimento della scuola di Ribolla ma che ha già programmato una nuova opera, partecipando prima al bando regionale (da cui è stata esclusa perché 26° su 39) e quindi inserendo il progetto nel piano triennale, dichiarando di voler reperire il denaro necessario attraverso il project financing. Nessuna urgenza, hanno ribadito i difensori, e nessun ordine dell’autorità che sia stato disatteso.

Tra l’altro, l’avvocato Giorgi ha fatto presente che nella stessa città capoluogo ci sono edifici pubblici che non raggiungono gli standard e che dovrebbero quindi essere considerati ugualmente a rischio e da sequestrare.

Inoltre, a metà febbraio è attesa la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del testo aggiornato delle norme tecniche di costruzioni, secondo le quali «per gli edifici scolastici è obbligatorio e anche sufficiente – hanno sottolineato Giorgi e Valle – raggiungere un livello di sicurezza pari a 0, 60». Infine, ha aggiunto la difesa, se, secondo pubblicazioni specialistiche, la scuola di Ribolla viene ritenuta con quel coefficiente una delle più sicure in Italia, la legge regionale che dispone i finanziamenti per gli interventi antisismici in fabbricati scolastici esistenti esclude ogni opera (la dizione indicata è “nullo”) se il valore è inferiore a 0, 80. Come a dire che le emergenze sono altre.



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