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L’analisi

Turismo a Firenze, la frenata d’estate: affitti brevi pigliatutto – Il report

di Mario Neri

	Turisti in piazza della Signoria ammirano la Loggia dei Lanzi
Turisti in piazza della Signoria ammirano la Loggia dei Lanzi

Federalberghi: il settore cresce ma grazie ai clienti del lusso. Stranieri al 79,2 per cento, americani in testa. Bechi chiede regole, controlli e infrastrutture più efficienti

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FIRENZE. Il turismo fiorentino ha corso fino a giugno, ora entra nella strettoia dell’estate. Rallenta, e gli operatori guardano a questa frenata con preoccupazione. Luglio perde leggermente quota, agosto segue la stessa traiettoria, mentre settembre mostra continuità, forse una lieve ripresa. Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze, misura le parole: «Avevamo grandi paure, possiamo essere moderatamente soddisfatti». Il 2026 resta «molto incerto», dice, esposto all’instabilità internazionale e all’andamento dei collegamenti aerei, però la città continua a stare nel gruppo di testa con Roma e Venezia.

I dati

I primi mesi 2026 spiegano il quadro. Tra gennaio e aprile gli arrivi hanno raggiunto 1,374 milioni, il 3,5 per cento in più, e le presenze 3,336 milioni, con un aumento del 5,4 per cento. La permanenza media resta ferma a 2,4 notti. Il motore viene dall’estero: gli stranieri valgono il 79,2 per cento dei pernottamenti e crescono del 7,7 per cento, gli italiani scendono del 2,5. Anche il mercato online accelera, con una saturazione del 50,8 per cento e tariffe medie a 289 euro nel primo trimestre, in rialzo dell’11,5 per cento.

Affitti brevi pigliatutto

Dentro questa crescita si apre una frattura. Nel quadrimestre gli alberghi hanno guadagnato 34 mila presenze, l’extralberghiero 29 mila, le locazioni turistiche 108 mila. Quasi due terzi dell’incremento sono finiti negli appartamenti destinati ai soggiorni brevi. «L’intervento del Comune era auspicato, finalmente ci sono regole», dice Bechi, che chiede una risposta sovracomunale: ciò che viene limitato nel capoluogo può spostarsi oltre i confini e riportare in città migliaia di escursionisti.

Il bilancio del 2025 rende la trasformazione più netta. Firenze ha chiuso con 4,781 milioni di arrivi e 11,522 milioni di presenze, più 10,2 e più 11,1 per cento. Luglio era stato l’unico mese quasi fermo, con un aumento dello 0,4 per cento; agosto aveva segnato più 11,3 e settembre più 12,3. Gli stranieri sono stati l’83,9 per cento del totale. Gli Stati Uniti restano il primo bacino, con oltre 2,8 milioni di pernottamenti. Bechi colloca attorno al 29 per cento il peso del mercato americano nelle proiezioni esaminate dall’associazione.

Clienti del lusso

È la clientela che sostiene il lusso. Gli hotel a quattro e cinque stelle hanno raccolto il 40,1 per cento di tutte le presenze cittadine e aggiunto 238 mila pernottamenti. La fascia media ha perso terreno: meno 18 mila presenze per tre stelle e residenze turistico-alberghiere, meno 17 mila per uno e due stelle. Anche questo, probabilmente, effetto di un effetto locazioni brevi. L’intero comparto alberghiero è salito del 3,3 per cento, pari a 203 mila notti. Senza l’alta gamma però il saldo sarebbe stato negativo. La seconda pressione proprio arriva dalle abitazioni trasformate in prodotto turistico. Le locazioni hanno aumentato le presenze del 35 per cento, quasi 484 mila notti in più, e portato la loro quota dal 13,3 al 16,2 per cento. L’extralberghiero è cresciuto del 16,5 per cento. La quota degli hotel è scesa dal 59,6 al 55,4 per cento, mentre la città censisce 16.906 locazioni turistiche contro 367 alberghi. Questi ultimi, con il 25 per cento dei letti, garantiscono il 48 per cento delle giornate-letto annuali; gli affitti turistici concentrano il 56 per cento dei posti, ma il 24 per cento della disponibilità.

I numeri arrivano mentre Palazzo Vecchio è attraversato dal caso Montedomini. Appartamenti dell’Asp a finalità sociale sono finiti sui portali turistici, da via Guelfa ad altri immobili del centro; sono in corso verifiche sui contratti e il consiglio di amministrazione straordinario è fissato per il 29 luglio. Bechi taglia corto: «I controlli vanno fatti. Noi siamo controllati dalla mattina alla sera, bisognerebbe farli anche altrove». Per gli albergatori la disparità riguarda tariffe, rifiuti, contratti di lavoro e obblighi amministrativi.

Resta il nodo di chi visita Firenze senza dormirci. Bechi quantifica gli escursionisti in 5,6 milioni l’anno: arrivano al mattino, usano tramvia e servizi, ripartono la sera pagando 1,70 euro per il trasporto pubblico, sostenuto per oltre 30 milioni dall’imposta di soggiorno versata da chi pernotta. Le celle telefoniche hanno stimato nel 2025 una media di 65 mila visitatori al giorno e un picco di 86.800 a giugno. «Dobbiamo organizzare meglio i servizi dell’accoglienza e le infrastrutture», dice Bechi. Nei primi quattro mesi del 2026 i permessi per i bus turistici sono cresciuti del 27,1 per cento.
 

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