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Firenze, il Tar lascia lo stop ai monopattini: il servizio (per ora) si ferma ad aprile

di Mario Neri
Firenze, il Tar lascia lo stop ai monopattini: il servizio (per ora) si ferma ad aprile

Respinta la sospensiva. Bird rilancia: “Il pronunciamento cautelare non entra nel merito della legittimità del provvedimento e per questo andremo avanti per far valere le nostre ragioni contro uno stop che riteniamo ingiustificato e sproporzionato”

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FIRENZE Il primo round va a Palazzo Vecchio. Il Tar della Toscana respinge la richiesta di sospensiva presentata da Bird contro la delibera che dal primo aprile manda in pensione i monopattini in sharing. Niente stop allo stop, almeno per ora. Il servizio, salvo sorprese nel merito, si avvia verso l’uscita di scena.

La decisione dei giudici amministrativi riguarda solo la fase cautelare: non entra nel cuore della controversia, ma dice che non ci sono i presupposti per congelare l’atto del Comune in attesa della sentenza definitiva. Tradotto: la delibera resta efficace. E il conto alla rovescia continua.

Bird, colosso internazionale della micromobilità, non arretra. «La battaglia non è conclusa», fa sapere la società. «Il pronunciamento cautelare non entra nel merito della legittimità del provvedimento e per questo andremo avanti per far valere le nostre ragioni contro uno stop che riteniamo ingiustificato e sproporzionato». È una linea chiara: il Tar, oggi, non ha detto che il Comune ha ragione, ma solo che non c’è urgenza di bloccarlo.

Nel ricorso di merito - spiegano dall’azienda - verranno affrontati i «profili giuridici critici», a partire dalla coerenza della delibera con il quadro normativo nazionale e con il percorso amministrativo condiviso negli anni. Bird rivendica di aver operato «in coordinamento con l’amministrazione», adeguando il servizio alle prescrizioni, investendo in sicurezza e controllo, organizzando il sistema anche con postazioni dedicate. Poi, sostiene, «all’improvviso Palazzo Vecchio si è auto-sconfessato».

Il Comune, mesi fa, aveva motivato la scelta con due pilastri: sicurezza e decoro. L’assessore Andrea Giorgio parlò di «uso spesso non conforme», tra soste selvagge, contromano, marciapiedi trasformati in piste improvvisate. Ma soprattutto pesava il nuovo Codice della strada: casco obbligatorio per tutti, contrassegno identificativo, copertura assicurativa, divieto di uscire dai centri urbani. Un cambio di scenario che, secondo l’amministrazione, rende strutturalmente complicato garantire il rispetto delle regole in un sistema a flusso libero.

«Si crea una situazione di potenziale violazione sistematica», fu la sintesi di Palazzo Vecchio. La sindaca Sara Funaro rivendicò la priorità della sicurezza stradale, spiegando che, nell’impossibilità di assicurare la piena osservanza delle norme anche con i controlli della municipale, la strada scelta era fermare tutto.

Ora il Tar, almeno in questa fase, non ribalta l’impianto. Il servizio resta destinato a chiudere. Ma la partita giuridica è tutt’altro che archiviata. Bird insiste: «È una scelta di responsabilità verso gli utenti, verso i lavoratori coinvolti e verso un modello di mobilità sostenibile che ha rappresentato un’integrazione concreta al trasporto pubblico». In controluce, c’è l’idea che lo stop totale non fosse l’unica via possibile, che esistessero soluzioni regolatorie alternative.

Intanto il calendario corre. Se non arriveranno colpi di scena, dal primo aprile Firenze dirà addio ai monopattini in condivisione, mentre Palazzo Vecchio promette di rafforzare il bike sharing e le altre forme di mobilità dolce. Le aule di giustizia faranno il resto. Per ora, però, il verdetto provvisorio è questo: la città non torna indietro. E la battaglia si sposta al merito.

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