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Aeroporto Peretola, spiraglio sul decreto: ecco come salvare la pista Firenze

di Mario Neri

	Un arcobaleno sulla pista di Peretola (foto: Toscana Aeroporti)
Un arcobaleno sulla pista di Peretola (foto: Toscana Aeroporti)

La Regione: «Assenza di habitat prioritari nel sito della Piana». Enac spinge per far partire subito la conferenza dei servizi sulla pista

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FIRENZE. A volte è la politica a inseguire le carte, altre volte sono le carte a inseguire la politica. A Peretola succedono tutte e due le cose, e nel mezzo si infila l’ottimismo di Eugenio Giani, che vede il bicchiere già mezzo pieno e possibilmente anche con la pista riflessa dentro. «Le recenti novità danno ottimismo», dice il presidente della Regione. E se davvero, come si va chiarendo a Roma, dovesse bastare «semplicemente una comunicazione all’Unione Europea, facciamo prima».

L’aria che arriva dal ministero dell’Ambiente, secondo Giani, va in quella direzione. Il passaggio europeo previsto dal decreto Via potrebbe essere meno impegnativo del previsto, legato a condizioni che non ricorrono nel progetto attuale. È su questo spiraglio che si muove anche Toscana Aeroporti. «Sì sì, ce la facciamo, lo modificano», confida una fonte della società di Peretola, dove ieri s’è tenuta una nuova riunione fra consulenti ed emissari di Enac, mentre tra Firenze e Roma si lavora all’ipotesi di chiarire o correggere il decreto che oggi subordina l’efficacia del giudizio ambientale al parere della Commissione Ue.

Nel dossier, però, ora irrompe la lettera inviata dalla Regione a Enac e, da quanto risulta, anche al Mase del forzista Gilberto Pichetto Fratin. Poche righe, molto pesate. Il settore Tutela della natura certifica che nel sito Natura 2000 degli Stagni della Piana Fiorentina e Pratese «non risultano habitat e/o specie di interesse prioritario» e che, sulla base della documentazione disponibile, «non risultano elementi» che ne comprovino la presenza. Tradotto dal linguaggio amministrativo: uno dei presupposti che rendono più stringente il coinvolgimento di Bruxelles qui non c’è.

A Roma si studiano le mosse. Una strada è quella di intervenire sul decreto o di chiarirne la portata. L’altra è quella indicata da Enac. Il presidente Pierluigi Di Palma ha spiegato al Corriere Fiorentino che l’Ente è pronto a convocare rapidamente una conferenza dei servizi «condizionata», che lavori mentre si attende la verifica europea. Una linea ammorbidita rispetto alla rigidità che l’Ente aveva mostrato oltre una settimana fa in una riunione con i tecnici di Peretola. Il parere di Bruxelles resta comunque sul tavolo, e continua a incombere sui tempi e sui costi di un masterplan, ad oggi stimato intorno ai 470 milioni.

E, ovvio, il fronte politico si muove, e non sempre nella stessa direzione. La sindaca Sara Funaro ribadisce che «l’aeroporto è un’opera strategica per la città e bisogna lavorare tutti nella stessa direzione per arrivare a conclusione dell’iter e poter avviare i lavori». Parole lineari, che a Firenze suonano quasi come un auspicio più che una descrizione ma promettono scintille con quelle dei consiglieri regionali Irene Galletti (M5S) e Lorenzo Falchi (Avs), entrambi pronti a mettersi di traverso semmai servisse un passaggio in Regione per far decollare il masterplan.

E come se non bastasse si riaccende lo scontro con l’Università. La rettrice Alessandra Petrucci insiste sulle «criticità per il polo scientifico di Sesto Fiorentino» e torna a chiedere attenzione, ricordando che lì si concentrano «investimenti pubblici rilevanti», ricordando che l’ateneo è pronto a chiedere un indennizzo. Giani replica senza giri di parole: «La rettrice fa il suo lavoro e chiede risorse. Però se le faccio l’elenco di quanto la Regione dà per l’Università, forse l’equo indennizzo è già in tutto questo». E poi aggiunge, con tono più disteso: «Mai guerra, sempre pace». Roba che a Palazzo Strozzi Sacrati suona come una tregua armata.

Così la nuova pista continua a vivere in equilibrio tra fiducia e spettri, cibernetica (progettuale) e fantasmi (burocratici), tra carte che si riscrivono e tempi che si allungano. Ma mentre la politica prova a correre, sono ancora le carte a dettare il passo, ed è un passo lento. Troppo lento per fare la Grande Peretola.




 

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