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Omicidio di Franka Lundwig, la polizza e il ricorso al Riesame: Milza tenta di uscire dal carcere

di Mario Neri
Omicidio di Franka Lundwig, la polizza e il ricorso al Riesame: Milza tenta di uscire dal carcere

Lo chef fiorentino presenta ricorso dopo l’arresto. Era stato fermato lo scorso 13 gennaio perché secondo gli inquirenti stava progettando la fuga a Capo Verde

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FIRENZE  Vuole uscire dal carcere e rimettere in discussione l’ordinanza che lo tiene in cella da due settimane. Emiliano Milza, lo chef e restaurant manager fiorentino arrestato il 13 gennaio per l’omicidio della compagna Franka Ludwig, ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro la misura di custodia cautelare disposta dal gip. Un passaggio atteso, che apre una nuova fase giudiziaria nel caso della donna trovata morta la scorsa estate in un bosco di Castagno d’Andrea, sull’Appennino fiorentino, nel comune di San Godenzo.

Milza chiede ai giudici di rivedere l’ordinanza che lo tiene in carcere insieme a Simona Hirsch, 59 anni, amica della coppia e indicata dalla Procura come esecutrice materiale del delitto. La mossa arriva dopo giorni in cui l’inchiesta ha continuato ad allargarsi, scavando non solo nella dinamica dell’omicidio ma anche nel comportamento dell’uomo prima e dopo la morte della compagna.

Secondo l’accusa, Franka Ludwig, estetista tedesca di 52 anni, fu uccisa per un movente economico preciso: incassare oltre tre milioni di euro di premi assicurativi. Milza aveva intestato alla donna cinque polizze sulla vita, stipulate appena un mese dopo la nascita del figlio concepito con la fecondazione eterologa, inserendo una clausola che triplicava l’indennizzo in caso di morte per incidente stradale. Beneficiari: lui stesso, il neonato e la madre.

La mattina del 2 luglio 2025, ricostruiscono i carabinieri coordinati dal pm Andrea Cusani, Milza avrebbe somministrato alla compagna una dose massiccia di sedativi. Poi sarebbe entrata in scena Hirsch, che avrebbe caricato Franka ormai stordita in auto, portandola su un tratto isolato del sentiero che conduce al Monte Falterona. Lì, secondo l’accusa, la donna sarebbe stata colpita alla testa con una grossa pietra e poi sormontata e travolta con la macchina per simulare un investimento.

Una messinscena durata poche ore. L’autopsia smontò subito l’ipotesi dell’incidente stradale e aprì la strada all’omicidio volontario. Le indagini presero quota con intercettazioni, analisi dei telefoni, ricostruzioni dei movimenti, fino alla svolta di gennaio.

Milza e Hirsch furono fermati il 13 gennaio. Per la Procura c’era un rischio concreto di fuga: lui stava progettando un trasferimento a Capo Verde, dove parlava di investimenti immobiliari; lei stava organizzando un viaggio in Spagna. Il gip convalidò il fermo e dispose il carcere per entrambi, parlando di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di reiterazione del reato.

Nei giorni successivi sono emersi altri tasselli inquietanti. Dopo aver appreso che l’autopsia aveva escluso l’incidente, Milza – intercettato – avrebbe persino progettato di far uccidere la complice per eliminare una possibile testimone, coinvolgendo la madre ottantenne. E nel fascicolo è finita anche la morte sospetta della badante della madre, una quarantenne peruviana deceduta nel dicembre 2024, che aveva sottoscritto una polizza sulla vita indicando proprio Milza come beneficiario.

Ora il ricorso al Riesame segna una nuova tappa. I difensori dell’uomo chiedono la revoca della custodia cautelare. La Procura ribadisce la solidità dell’impianto accusatorio e la necessità della detenzione.

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