Negozi vuoti e i saldi fanno flop: «Firenze, scheletro senz’anima»
La definizione coniata dal presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano: «Fare shopping significa vedere persone, ma oggi la gente resta chiusa in se stessa»
FIRENZE. Il centro storico si sta spopolando dei residenti anche perché le famiglie, la cui capacità di spesa è diminuita progressivamente negli anni, non riescono più a fare fronte agli affitti stellari. In questo scenario, anche i negozianti si trovano a essere vittime di una “città scheletro” e senz’anima. Questa la definizione coniata per descrivere Firenze dal presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano, impegnato a fare un punto sull’andamento dei saldi invernali. I saldi, secondo il presidente Cursano, sono diventati un modello identificativo del nostro paese che «non salva i pochi sopravvissuti» e che «non si regge più in piedi, l’ultima legittima difesa di una stagione che non è andata bene». Il rischio di molti negozi è di ritrovarsi con un numero inaspettato di capi non venduti. La nuova battaglia dei commercianti è tenere duro per non trasformare la città in uno «scheletro senza anima, disponibile ad assecondare solo i gusti e le esigenze dei turisti» sottolinea Cursano. «C’è qualcosa di profondo che sta cambiando nel nostro paese – prosegue –: la società si sta chiudendo in se stessa, in un’individualità che la spinge a non interfacciarsi con l’altro. Fare shopping non è solo fare compere: significa uscire, relazionarsi con le altre persone. Significa andare a fare una passeggiata»
Alla fine dei saldi manca poco meno di un mese, ma il loro esito è ancora un punto interrogativo. In un momento storico dominato dall’e-commerce, il rischio delle botteghe è quello di non stare al suo passo. Stando agli ultimi dati presentati da Confcommercio, con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, Firenze segnala una perdita dei negozi di vicinato a partire dal 2008, con un picco a seguito della pandemia, che ha aperto ancor di più la ferita. Prendendo in considerazione il 2012, ad oggi, mancano all’appello circa mille attività commerciali.
Ma la fotografia presentata da Confcommercio non è così tragica come si pensa. A spiegarlo è proprio il direttore dell’associazione, Franco Marinoni, che non vuole parlare di «sopravvivenza», quando si fa riferimento ai negozi che ancora oggi aprono le porte ai propri clienti. Quanto è stato registrato non è altro che il naturale, ed inevitabile, cambiamento del mercato, mentre quel che deve lasciare interdetti è la regolamentazione e la concorrenza poco cristallina con le grandi multinazionali, che presentano una tassazione minore rispetto alle botteghe: «I saldi sono un’opportunità per il cliente e per il commerciante e quest’anno non sono andati così male. Certo, ci aspettavamo più freddo, il clima non ci ha aiutato, ma il vero problema sono i privilegi di cui godono le multinazionali – sottolinea Franco Marinoni –. Alcune attività commerciali vanno piuttosto bene, merito anche della loro volontà di adeguarsi ai tempi dell’e-commerce, che non è da considerarsi un nemico, e che può dare i suoi frutti, se si ha una buona organizzazione». Dunque, alcune botteghe riescono ancora ad andare avanti a testa alta, sfidando e assecondando le ultime tendenze e le abitudini dei clienti. Sempre il direttore, spiega che se alcune attività hanno chiuso per sempre il bandone, questo è dovuto anche e soprattutto ad una questione generazionale: l’80% dei negozi non arriva alla seconda generazione, mentre il 70% non arriva alla terza.
Ma se il negozio chiude, con sé porterà via non solo un pezzo di storia, breve o lunga che sia, della via. A dire addio saranno anche il decoro e la sicurezza della strada stessa, che rischia di cadere nel degrado. La “golden age” dei bar e dei ristoranti pare concludersi, dopo l’ascesa avvenuta poco prima della pandemia. Prendendo in considerazione i valori di Confcommercio, rispetto al 2012 i locali e le strutture ricettive sono positivi (+364 in valori assoluti), ma si sono perse 220 attività rispetto al 2019.
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