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Crisi del commercio a Firenze: in dieci anni “ morti” 849 negozi, ristoranti e bar aumentati del 36%

Crisi del commercio a Firenze: in dieci anni “ morti” 849 negozi, ristoranti e bar aumentati del 36%

Lo studio dell’Osservatorio di Confcommercio sulle imprese fiorentine: -18% in centro storico e -16% fuori le mura

28 febbraio 2023
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FIRENZE. Continua l’emorragia di negozi nel capoluogo di regione, mentre aumentano bar, ristoranti e strutture ricettive, nonostante la battuta d’arresto imposta dalla pandemia. Lo rivelano i dati dell’ultimo Osservatorio Confcommercio sulla demografia d’impresa, elaborato con la collaborazione del Centro Studi delle Camere di Commercio “G. Tagliacarne”.
L’indagine mette in luce che nel confronto tra 2012 e 2022 Firenze ha perso 849 aziende commerciali, delle quali 320 in centro storico e il resto nel territorio comunale. In terminipercentuali, -18% in centro storico e -16% fuori le mura. Ad avere la peggio sono stati i negozi di benitradizionali come abbigliamento e calzature, libri e giocattoli, arredamento, poi ferramenta e imprese ambulanti. Secondo Confcommercio, nel comparto distributivo fiorentino va meglio solo per chi vende servizi e prodotti legati a informatica, telefonia e salute, in crescita costante.
Ma il vero boom riguarda le attività legate al turismo, che dal 2012 al 2022 hanno visto nel complesso aumenti percentuali a due cifre: +21% in centro storico e +15% fuori. In termini assoluti, se nel 2012 i servizi di alloggio e ristorazione erano 1.200 in centro e 1.517 nelle altre zone, nel 2022 sono arrivati rispettivamente a 1.455 in centro e 1.744 fuori. E probabilmente sarebbero cresciuti ulteriormente, se non avessero dovuto scontare la frenata causata dall’arrivo del Covid, visto che nel 2019 – alla vigilia dello scoppio della pandemia, solo in centro storico avevano già superato la quota 1500.
L’andamento messo in luce a Firenze vale, più o meno, per tutti i capoluoghi di provincia toscani ed è ribadito dal dato nazionale: a fronte della crescita delle attività turistiche, Confcommercio parla di una perdita complessiva di oltre 99mila attività di commercio al dettaglio e 16mila imprese di commercio ambulante nei 120 comuni medio-grandi presi in considerazione dall’Osservatorio.
«Numeri che rendono evidente in maniera drammatica un fenomeno che da tempo è sotto gli occhi di tutti. Ci vogliono azioni urgenti per frenare il rischio di desertificazione commerciale di Firenze e delle altre città italiane – sottolinea il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni – le cause della riduzione dei negozi sono complesse: da un lato c’è il cambiamento dello stile di consumo, oggi orientato anche verso l’e-commerce oltre che al negozio fisico; poi la crisi economica che spinge le famiglie al risparmio; l’invecchiamento della popolazione, soprattutto nei centri storici. E a Firenze, ovviamente, l’avanzata del turismo, che ha stravolto il tessuto commerciale esistente improntandolo ad un’offerta pensata quasi esclusivamente per chi frequenta la città per poco tempo, non per chi vi risiede».
Per il presidente regionale Aldo Cursano di Confcommercio «meno negozi significa meno occupazione, meno servizi alle persone, meno presidio della città e quindi anche meno sicurezza la crescita delle imprese turistiche non compensa le perdite del commerciale, né in termini di occupati né tantomeno in termini di vivibilità della città, che rischia di diventare un luogo ostile ai residenti».
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