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L'intervista

Empoli, Fabrizio Corsi: gli errori, l’appello ai tifosi e il nuovo socio

di Davide Biuzzi
Empoli, Fabrizio Corsi: gli errori, l’appello ai tifosi e il nuovo socio

Parla il massimo dirigente azzurra in vista della delicatissima partita con l’Entella

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EMPOLI. Tra una manciata di settimane, il prossimo 31 maggio per la precisione, taglierà il traguardo dei 35 anni di presidenza. Mica noccioline. No, sono 12.729, oggi, i giorni che Fabrizio Corsi ha vissuto, intensamente vissuto, da massimo dirigente dell’Empoli. Logico che in questo considerevole lasso di tempo ne abbia viste (e passate) di cotte e di crude. Tanti momenti belli, straordinari, testimoniati oltre ogni ragionevole dubbio dalla storia del club azzurro. Ma altri anche duri, difficili. Maledettamente complicati come quello attuale.

A nemmeno un anno dalla retrocessione del massimo campionato, infatti, l’Empoli si trova con (mezzo) piede nel baratro dei bassifondi della classifica della Serie B con un margine di sicurezza sulla zona rossa ridotto all’osso, 1 punto appena, e una sfida con la Virtus Entella alle porte (domenica alle 19.30 al Castellani) che vale (quasi una stagione). Una di quelle partite che nessuno, lui compreso, immaginava di dover di nuovo vivere, ma che ora Corsi, dall’alto del suo vissuto, inquadra sotto una luce leggermente diversa: è, secondo lui, un’occasione.

Ma andiamo per ordine, partendo da una caduta verso gli inferi che sembra inesorabile e che ha portato, domenica scorsa, alla contestazione dei tifosi come sgradita ciliegina sull’amarissima (immangiabile) torta del ko di Padova. «Oggi – sottolinea il presidente Fabrizio Corsi – ai tifosi posso dire solo due cose. La prima è “grazie”, per quello che ci hanno dato negli anni e anche in questo campionato, la seconda è “scusatemi”, perché sono dispiaciuto e mortificato per la stagione difficile che stiamo facendo vivere a tutti loro. La contestazione di domenica scorsa la considero una manifestazione di affetto, l’ennesima, e di preoccupazione. Un modo per richiamare tutti noi al massimo impegno, peraltro sciorinata in pieno “stile Empoli”, cioè senza oltrepassare i limiti. Ci sta, insomma».

Anche il ritiro anticipato va interpretato in questo senso?

«Il ritiro deve servire per compattarci e per trovare l’energia e l’entusiasmo di cui ora abbiamo più bisogno che mai».

Addirittura entusiasmo?

«Il sentimento di paura che purtroppo, e per colpe nostre, si è creato è il primo avversario da superare. Prima ancora della Virtus Entella. Dobbiamo assolutamente toglierci di dosso questa cappa di negatività. Questa importante partita che ci aspetta per noi è un’opportunità, quella di togliersi o almeno allontanarsi dai guai, e come tale va vissuta».

Non è semplice, però.

«No, non lo è. Ma flagellarsi, ora, risolve poco. L’andamento della stagione è indubbiamente negativo e il responsabile sono io, non c’è dubbio, ma ora conta questa partita e va affrontata al meglio».

È un appello anche ai tifosi?

«I ragazzi vanno sostenuti e spinti, ma sono certo che i nostri tifosi lo faranno dall’inizio alla fine della partita. L’appello è per la squadra e tutto l’ambiente. Noi dobbiamo essere bravi a trasmettere l’energia ai giocatori».

Restando ai tifosi, molti nel corso della stagione hanno lamentato un suo certo distacco nei confronti della squadra, è così?

«Da un po’ di tempo, anche da prima dell’inizio di questa stagione, ho deciso e scelto di apparire un po’ meno, rilasciare meno interviste, ma sono comunque al Castellani ogni giorno. Mi sembra che meno si parla meglio è, ma forse è solo perché sono invecchiato...».

Forse anche i discorsi e le voci dell’entrata di un socio possono aver influito.

«Forse, non lo so».

Ma le trattative vanno avanti?

«Sì ma non sperate che vi dica altro».

Come mai?

«Perché non ha senso parlare oggi di queste cose, così come non ha senso rimuginare sugli errori commessi e i colpevoli. Se abbiamo cambiato tre allenatori e due direttori sportivi è chiaro, cristallino, che qualcosa non è andato, ma ora non è il momento di perdere energie fisiche e nervose sul passato e sul futuro. Conta la partita con la Virtus Entella, che può anche avere il vantaggio di essere forse più abituata di noi a trovarsi in situazioni di questo tipo, e quindi fare di tutto per affrontarla al massimo, al 100% delle nostre possibilità. La tenuta fisica e nervosa in questo momento della stagione vale anche più dell’espressione di gioco e quindi il compito, di tutti, è arrivare al meglio a questo appuntamento anche e soprattutto sotto questi punti di vista».

Cioè sostenere il peso di una stagione tribolata e anche delle recenti sconfitte?

«Esatto. O meglio, saper andare oltre queste cose. Le prestazioni della squadra, a mio avviso, non sono troppo diverse da quelle che ci avevano permesso di chiudere il girone di andata con 27 punti. Non ho visto un crollo, in questo senso, ma è evidente che qualcosa nelle ultime uscite è mancato. Domenica come nelle prossime uscite, però, ci va messo anche quello che non c’è stato perché indietro non si torna e si può e si deve pensare solo a quello che c’è davanti».

È questa la morale della favola?

«Il succo della questione è che, come ho già detto, la sfida con la Virus Entella è soprattutto un’occasione. Ovviamente un’occasione da cogliere. E dando il massimo, con l’aiuto del popolo azzurro, possiamo farcela e venirne fuori».

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