Il Tirreno

Il caso

Porto di Cecina, ecco i “senza contratto”: «Ci sentiamo beffati»

di Ilenia Reali
Porto di Cecina, ecco i “senza contratto”: «Ci sentiamo beffati»<br>

Sono in 140 coloro che hanno pagato il posto barca ma, con il crac, non sono mai diventati legalmente i proprietari 

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Cecina Nella vicenda del crac del porto di Cecina sono sempre rimasti ai margini delle cronache, non hanno mai preso posizione, seppur negli atti la loro posizione ha sempre fatto la differenza e reso la procedura più complessa del solito.

Il concordato è stato annullato perché la loro posizione – inizialmente facevano parte dell’assemblea dei creditori – non è stata riconosciuta come legittima nel percorso giudiziario che si è affiancano alla procedura.

Di fatto, hanno pagato, spesso tutta la quota, ma non essendo riusciti a firmare il contratto di acquisto (ma solo il preliminare) non sono mai diventati proprietari dei posti barca. Oggi, le loro barchette si trovano nei “loro” posti ma in virtù di un contratto di affitto stipulato dopo il fallimento e non in proprietà. La curatela ha infatti dovuto stralciare le loro posizioni in virtù delle precedenti sentenze. Quindi il loro credito, in teoria, sarà riconosciuto come creditori chirografari e quindi le cifre versate saranno riconosciute solo dopo che i creditori privilegiati (la società Sales è il principale) avranno ottenuto la liquidazione dei loro crediti se rimarranno risorse sufficienti. In questa condizione sono in 140, 80 hanno aderito a un comitato coordinato da uno di loro, Fabio Bombacci.

Bombacci ha pagato per il posto barca e il posto auto 125 mila euro. «Avevo la data per andare a fare il rogito – racconta – e da un giorno all’altro abbiamo saputo che i nostri posti barca erano ipotecati e non si poteva fare il contratto. Tutti noi abbiamo un preliminare, le ricevute o gli assegni dei pagamenti effettuati, ma non abbiamo il posto barca di proprietà. La nostra è una grande ingiustizia».

Sono ostaggio delle norme e, in pratica, costretti a non fare altro che aspettare tenendosi il posto (pagato) in affitto in attesa di capire cosa accadrà e con la speranza (magari pagando anche qualcos’altro) potranno finalmente avere quel posto che «per tanti di noi è un sogno, un portare avanti da una vita la passione per il mare». Perché– dicono – non si pensi che tra le nostre barchette ci siano megayacht.

Il marito di Serena Frullini era socio del vecchio porticcolo 20 anni fa, era presente quando si cominciò a parlare di quel progetto “faraonico” che poi ha portato la Porto di Cecina spa alla liquidazione giudiziale e che avrebbe trasformato il porto da 100 a 900 posti, con alberghi, parcheggi e magazzini. «Ognuno – racconta Frullini – scelse il proprio posto barca e dopo il preliminare cominciò a versare le somme per acquistarlo. Venivano fatti investimenti anche grossi, come lo spostamento del campeggio, e noi continuavamo a pagare la nostra quota. Abbiamo pagato 50mila euro e siamo tra i più fortunati perché quando con mio marito ci siamo accorti che il rogito veniva rimandato abbiamo smesso di pagare accordandoci che con il rogito avremmo saldato tutto. I rogiti non ci sono mai stati perché quando siamo arrivati al momento in cui sembrava possibile è emerso che i posti erano ipotecati e non si poteva fare il contratto neppure pagando per togliere l’ipoteca che era complessiva».

Ora anche Frullini paga l’affitto: 6mila euro all’anno per tenere la barca. «Ci sentiamo beffati, ci siamo affidati a dei legali ma la sensazione èc he non ci sia nulla da fare». A questo si aggiunge che per entrare nello stato passivo ci sono stati chiesti i movimenti dei conti correnti con all’interno i pagamenti. «Io ho i bonifici», dice Frullini perché «chiedermi i conti correnti?».

Su quest’ultimo punto i curatori fallimentari rassicurano Frullini «per gli assegni sono stati chiesti i conti a dimostrazione dell’effettivo pagamento, ma i bonifici sono sufficienti» e «proprio per consentire di reperire a tutti il materiale, «l’udienza per lo stato passivo è stata rimandata già tre volte». «La prossima data fissata è il 14 maggio», spiega il curatore Fabio Serini delegato a seguire la procedura con il collega Paolo Carotti. Spiega Serini: «Si tratta di persone che hanno dei preliminari e, per un accordo tacito, non hanno mai ottenuto titolo per l’occupazione del posto barca pur usandolo. Erano soci e si presuppone fossero a conoscenza della situazione della spa. E chiaro che quando arrivano i curatori si deve esaminare i contratti pendenti, che non hanno visto esaurire il loro ciclo, e quindi si devono fare due tipi di valutazione: è conveniente per la proceduta portare a termine quei contratti? Sono in grado di costruire le cose che mancano nel porto? Abbiamo risolto i contratti per inadempimento concedendo la possibilità di insinuarsi nello stato del passivo per quello che avevano pagato, ovviamente dimostrando di aver versato le quote. Da parte nostra non c’è nessun elemento di conflitto, siamo consapevoli che sono stati sfortunati, che quasi tutti hanno pagato quasi l’intero prezzo ma non sono riusciti a fare il rogito»

.Il Comitato non nasconde di essersi sentito abbandonato un po’ da tutti. Anche dal Comune: «Ci saremmo aspettati qualche presa di posizione nei nostri confronti: siamo cittadini che hanno pagato senza aver acquistato, di fatto, nulla. Un po’ come chi acquista la casa, la cooperativa fallisce e si ritrova con il mutuo e senza casa».
 

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