Il Tirreno

La storia

Leonardo Sartogo, il male e la rinascita dopo il trapianto di polmone: «Così quel donatore mi ha ridato la vita»


	Leonardo Sartogo prima del trapianto
Leonardo Sartogo prima del trapianto

Cecina, il comico e cabarettista, malato di fibrosi, per due anni ha dovuto dipendere da una bombola di ossigeno: «Grazie a chi ha scelto di regalarmi un'altra possibilità»

02 aprile 2024
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CECINA. La prima parola che ha detto dopo il trapianto di polmone, appena è stato rimosso il tubo che gli impediva di parlare, è stata «grazie». Tre giorni dopo era al telefono con l’amica Cristina Barabino a progettare una serata, uno spettacolo per parlare dell’importanza della donazione degli organi «di cui purtroppo non si parla abbastanza». Leonardo Sartogo, comico e cabarettista, conduttore radiofonico, oggi è vivo, respira, si muove, è tornato a salire sul palco, grazie a un trapianto di polmone. Grazie a uno staff medico, quello diretto dal professor Luzzi del Centro Trapianti, ma soprattutto grazie a un donatore. E a questo ha voluto dedicare una serata, sabato 6 aprile al teatro De Filippo, a cui parteciperanno i medici che lo hanno operato, oltre ad artisti, amici, che hanno deciso di esserci e di donare la propria arte e il proprio tempo per sensibilizzare sull’importanza della donazione di organi.

La diagnosi

«Nella mia ultima telefonata a mia figlia prima di andare in sala operatoria per il trapianto la mia raccomandazione è stata una: se va male, voglio donare gli organi». La telefonata che ha allungato la vita a Leonardo è arrivata alle 22,30, nel giugno 2022: «Abbiamo il donatore». Da due anni la aspettava e viveva attaccato al telefono, oltre che alla bombola di ossigeno che gli permetteva di respirare. La fibrosi polmonare gli era stata diagnosticata nel 2014. «Ma l’avevo presa con molta leggerezza. Nel 2019 la dottoressa che mi aveva in cura mi mandò a Siena per un consulto. Io a quel tempo neanche sapevo che esistesse il trapianto di polmoni, e mi trovai di fronte a un medico che mi spiegava l’iter che avrei dovuto seguire. Mi sembrava di essere il protagonista di una candid camera». Leonardo Sartogo, e chi lo conosce non farà fatica a crederlo, non ha mai perso la positività, né la voglia di scherzare.

L’operazione

«Fino a un attimo prima di essere sedato – ricorda –. Non ho avuto un minuto di tensione o di paura, tanta era la gioia per l’intervento che stavo andando a fare. E la stessa positività l’ho mantenuta nei due anni in cui ho atteso che arrivasse un donatore. La bombola di ossigeno aveva un’autonomia di 4 ore, la mia vita era inevitabilmente limitata, ma non ho mai smesso di uscire o andare fuori a cena con gli amici». Dalla telefonata che annunciava il donatore compatibile al trapianto è passata una notte. «Non appena ho buttato giù ho chiamato il 118: avevano già la mia scheda, perché i tempi in questi casi sono fondamentali, il ricevente deve essere pronto prima del donatore. E il 118 ha attivato la Pubblica Assistenza di Cecina, un’associazione a cui sono vicino da sempre e alla quale, non a caso, andrà il ricavato della serata di sabato 6 aprile. Nel giro di un’ora sono arrivati con il mezzo sotto casa mia e la mattina dopo sono entrato in sala operatoria, al Centro Trapianti di Siena. Due giorni dopo, ancora con i tubi e attaccato alle macchine della Terapia Intensiva, avevo in testa di fare qualcosa per parlare di donazione, non appena mi sarei rimesso in forze».

Il 6 aprile a teatro

E quel momento è arrivato. Il titolo dell’iniziativa è Dona, e non potrebbe essere altrimenti. Sul palco salirà quella stessa equipe del Centro Trapianti che ha operato Leonardo Sartogo e parlerà di donazione. Ma insieme a loro ci saranno anche gli allievi della scuola Tragicomica di Ubaldo Pantani, Nina Larocca, I fratelli Radi, Alessandro Canino, Enrico Faggioni, Massimo Kai, Siulvia Priscilla Bruni. In diretta con radio 675. I biglietti sono in prevendita alla caffetteria Anita (sede Pubblica Assistenza) e il ricavato andrà proprio alla Pubblica Assistenza di Cecina. «Ora voglio vedere quel teatro pieno!». Sabato 6 aprile alle ore 21.

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