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Faida della raccomandata a Donoratico. Lasciava l'avviso senza suonare: «Il postino è stato aggredito»

La replica dell’avvocato del portalettere: «Il pensionato è stato condannato in passato a dieci mesi e al risarcimento del danno»


22 giugno 2022


DONORATICO. La “faida” della lettera raccomandata, che si trascina da otto anni, registra un’altra pagina con scambi di accuse. L’avvocato Mario Bartoli, in nome e per conto dei propri assistiti Daniele Gennai e Alessandra Ghizzani contesta la ricostruzione dei fatti raccontata dal pensionato Sergio Boscaglia al nostro giornale.

Il postino, secondo Boscaglia, aveva l’abitudine di non suonare al domicilio dei destinatari. Per fare in fretta lasciava la cartolina della raccomandata nella cassetta della posta. Solo che un giorno Boscaglia avrebbe “pizzicato” il portalettere che non aveva consegnato una raccomandata a casa del pensionato.

«Non è una faida – dice Bartoli – ma una continua aggressione di Sergio Boscaglia al portalettere Daniele Gennai e contro Alessandra Ghizzani.

«Boscaglia il 17 settembre 2021 è stato condannato alla pena di mesi dieci di reclusione e al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, Daniele Gennai. Pertanto il procedimento penale per i reati di cui agli articoli 610 (violenza privata) e 612 bis (atti persecutori) si è concluso con una condanna, anche dal punto di vista risarcitorio (risarcimento del danno, spese legali della parte civile e spese processuali), per il pensionato che ha appellato la sentenza».



Le controparti di Boscaglia tornano dunque ad accusare. «Per quanto riguarda l’altro procedimento che vede coinvolti i due imputati Sergio Boscaglia e Daniele Gennai e le parti civili Ghizzani e e Gennai (il Boscaglia non si è costituito parte civile e ciò dimostra quanto poco verosimile sia la propria versione dei fatti) è fissata l’udienza del 4 luglio per l’escussione della parte civile Alessandra Ghizzani».

L’avvocato Bartoli smonta la ricostruzione fatta da Boscaglia con il suo avvocato Luciano Lorusso. «Non è vero che il processo di primo grado al Tribunale di Livorno stancamente va verso la conclusione dopo aver perso qualche pezzo di storia né che dal fascicolo processuale, come fa notare l’avvocato Luciano Lorusso di Cecina mancano alcune querele presentate da Sergio Boscaglia. Infatti sono da ascoltare numerosi testi dell’accusa e della difesa della parte civile e le querele non si sono perse per strada, come vorrebbe far credere Lorusso ma sono state, molto probabilmente, archiviate per insussistenza dei fatti».

Insomma, secondo l’avvocato Bartoli, Boscaglia non è il caso che faccia la vittima. «Il pensionato è imputato di ben quattro episodi (oltre a tre dell’altro processo concluso in primo grado con la condanna a dieci mesi di reclusione) e Daniele Gennai di soli due fatti».

Tra il postino e il pensionato resta un muro. Boscaglia sostiene che tutto è nato da quando lui ha contestato al postino le modalità di consegna di una raccomandata. «E’ un’accusa mai provata e Boscaglia non può fare la vittima».

L’avvocato ci va giù pesante e liquida come «farneticanti le dichiarazioni del “pensionato” nei confronti della parte civile Alessandra Ghizzani ed anche del fratello».

La “faida” continua. «Intanto il giudice, Davide Miniussi, con la sentenza richiamata, ha già riconosciuto il Boscaglia come per un persecutore. Per quanto riguarda l’ennesima boutade delle misure cautelari queste sono state richieste, più e più volte, per la tutela della parte civile».

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