Il Tirreno

Versilia

Aspettando Parigi 2024

Alessandro Cupisti. Il bronzo olimpico del Maradona dell’hockey su pista

di Massimo Guidi
Alessandro Cupisti in versione allenatore
Alessandro Cupisti in versione allenatore

Con Roberto Crudeli è stato un protagonista della squadra azzurra ai giochi di Barcellona ’92

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VIAREGGIO. L’investitura è arrivata sabato scorso durante l’incontro alla Versiliana di Marina di Pietrasanta con gli autori del libro "La Versilia sotto il segno di Olimpia". Non da uno a caso ma da parte di Roberto Crudeli, un consistente pezzo di storia dell’hockey su pista mondiale. Quando gli è stato chiesto chi fosse stato a suo avviso il giocatore più forte del mondo tra quelli che aveva visto all’opera in quasi quaranta anni di attività il fuoriclasse di Forte Marmi non ci ha pensato un attimo rispondendo senza esitazione: «Alessandro Cupisti è stato il Maradona dell’hockey su pista. Non è stato mai riconosciuto perché chiaramente il portiere è meno sotto i riflettori rispetto a un giocatore di movimento ma a mio avviso è stato il più bravo».

Ed effettivamente a cavallo tra la seconda metà degli anni ottanta e la prima metà degli anni novanta del secolo scorso Alessandro Cupisti è stato considerato per molte stagioni se non proprio il migliore giocatore in assoluto che frequentava le piste di tutto il mondo quanto meno il più bravo nel suo ruolo: il portiere.

Cresce nel Cgc Viareggio dove però non credono molto in lui e allora passa al Forte dei Marmi. Viareggino doc, classe 1959, Alessandro è figlio di Alfredo per tutti "Tanacca" figura storica nell’hockey versiliese ma sportivo a tutto tondo visto che nel 1949 è tra i protagonisti della vittoria del Bar Lencioni nell’edizione "numero zero" della Coppa Carnevale. Dopo la parentesi fortemarmina va al Roller Monza, dove vince scudetti e coppe, poi al Vercelli e quindi al Lodi. È un portiere che concede poco alla platea ma fargli gol è veramente difficile. Molto spesso gli avversari si negano l’opzione del tiro dalla distanza perché già sanno come andrà a finire.

Grazie agli importanti risultati ottenuti con le squadre di club si guadagna il posto da titolare nella Nazionale di Massari, quella di Marzella dei Mariotti, Bernardini, Crudeli e compagnia cantante. Una banda di fenomeni che porta a casa due mondiali e un europeo. Questa nazionale in salsa toscana parte tra le favorite alla medaglia d’oro, anche per gli sport dimostrativi vengono consegnate medaglie ai primi tre della classifica, anche se poi sappiamo come andò a finire. Cupisti non è più di primo pelo avendo compiuto 33 anni, ma il ct Massari fa ancora affidamento sul suo portierone per chiudere la porta in faccia agli avversari i quali sono coscienti che per fare gol a "Tanacchino" - come viene chiamato a Viareggio - ci sarà da sudare. «Sinceramente speravamo di poter vincere quel titolo - ricorda Alessandro - ma durante l’avvicinamento alla fase finale non tutto andò come previsto».

La storia narra di qualche problema all’interno dello spogliatoio tra le varie anime della squadra proprio nei momenti decisivi ma sta di fatto che gli azzurri tornano a casa con una medaglia. Grazie al patto di tanti campioni fatto prima della cosiddetta finale di consolazione da giocare contro un’altra delusa, il Portogallo che era arrivata a Vic dopo avere vinto il campionato del mondo disputato l’anno precedente. «Nello spogliatoio ci guardammo tutti in faccia, soprattutto tra i più anziani: ci dicemmo che dovevamo portare a casa quella medaglia. E per una squadra come la nostra nulla era impossibile».

Ma al di là di gioie e dolori arrivati dalla pista, Alessandro come tutti gli atleti versiliesi che abbiamo avuto modo di sentire in questa nostra rievocazione, prima di buttarci nell’atmosfera di Parigi 2024, ricorda con grande emozione quell’esperienza, anche a distanza di tanti anni. «Ho avuto modo di conoscere campioni assoluti come Yuri Chechi che non aveva potuto gareggiare causa infortunio ma che aveva voluto essere vicino ai suoi compagni sorreggendosi sulle stampelle. Vederlo così mi diede una grande forza interiore. Poi Magic Johnson. Lo incontrai alla mensa, era in coda davanti a me. Una persona splendida che non se la tirava per niente».

Come Crudeli ha il rimpianto di non aver potuto partecipare alla cerimonia inaugurale. «Peccato davvero. Ma il giorno dopo l’apertura dei Giochi eravamo subito impegnati sulla pista di Vic e allora fu deciso che non saremmo andati a Barcellona».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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