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Carlo Biagi il primo azzurro che segnò 4 reti in una partita

di Massimo Guidi
La nazionale azzurra che vinse le Olimpiadi nel 1936
La nazionale azzurra che vinse le Olimpiadi nel 1936

Il calciatore viareggino, mezzala dal gol facile, fu tra i grandi protagonisti del trionfo della nazionale italiana ai giochi olimpici del 1936 a Berlino

07 luglio 2024
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VIAREGGIO. L’Italia del calcio ha vinto una sola volta il titolo olimpico, a Berlino nel 1936. Un bottino magro per una potenza del calcio mondiale che ancora oggi viene poco ricordato ma che lo stesso Vittorio Pozzo, il ct più vincente nella storia del calcio azzurro, ricordava come la più grande emozione provata perché conquistata con una formazione di sconosciuti che in due mesi di duro lavoro erano diventati squadra. E di quella squadra tutta d’oro faceva parte un calciatore viareggino, Carlo Biagi, mezz’ala, come si diceva a quei tempi dal gol facile. All’epoca 22enne, era stato scelto, come gli altri, in quanto calciatore studente (universitario) in ottemperanza al rinnovato appello al dilettantismo. Diventerà uno dei protagonisti del successo azzurro giocando tutte le gare e stabilendo un record ad oggi solo eguagliato.

Il mitico Pozzo sceglie i 22 convocati da portare a Berlino in base a quanto ha visto personalmente ai Giochi Universitari che si sono svolti a Bologna e dai rapporti dei suoi collaboratori che si sono sguinzagliati sui campi di tutta Italia alla caccia di calciatori non professionisti. Al momento di stilare la lista il ct che ha già vinto il mondiale del 1934 (e vincerà anche quello del 1938) si ricorda di un ragazzino di 17 anni che lo aveva impressionato per il modo di stare in campo di un veterano durante un’amichevole a Viareggio, contro le zebre, nel novembre 1931. Quel bambino è Carlo Biagi. Pozzo porta la truppa in ritiro a Merano e in poche settimane riesce a formare un gruppo compatto del quale fanno parte i carraresi Venturini, Piccini e Vannucci, il pisano Bertoni, il lucchese Lamberto Lippi padre di Enrico, medico molto conosciuto in città, e lo spezzino Gino Cappelli che ha finito quella stagione in forza al Viareggio.

Da viareggino verace Carlo ha iniziato la carriera con la maglia delle zebre facendo l’esordio in Prima Divisione (l’attuale Lega Pro) nel 1930 a sedici anni in un derby alla leggendaria Fossa dei Leoni di Carrara. Cinque anni dopo è tra i protagonisti della storica promozione in B dopo lo spareggio con la Lucchese. Nell’estate 1935 passa al Pisa (serie B) e dopo il campionato in nerazzurro con 29 gare e 9 reti arriva la chiamata di Pozzo.

L’esordio alle Olimpiadi non è dei migliori: l’Italia supera il primo turno battendo con un risicato 1-0 gli Stati Uniti e i giornali dell’epoca narrano di un Pozzo infuriato che batte i pugni sul tavolo. Nonostante la deludente prova della squadra Biagi è confermato anche per l’impegno con il Giappone che viene travolto con un eclatante 8-0. Ed è proprio in questa partita che il viareggino entra nella storia del calcio azzurro. È infatti il primo nella storia della Nazionale a realizzare 4 reti in una partita. Una prodezza eguagliata tanti anni dopo da campioni del calibro di Sivori, Riva e Bettega.

La sorprendente squadra di Pozzo liquida in semifinale la favorita Norvegia, che gioca con la Nazionale A, per poi battere in finale per 2-1 l’Austria di Hugo Meisl. Una finale della quale Carlo non potrà gustare fino in fondo il dolce sapore. Poche ore prima dell’inizio della finale la famiglia Biagi informa la delegazione azzurra che a Viareggio si è spenta la mamma del giocatore. Pozzo si prende la responsabilità di non dire niente al ragazzo al quale sarà lo stesso ct, una volta tornati in albergo, a comunicare la tremenda notizia.

Dopo l’avventura olimpica per Biagi si aprono le porte della serie A. Viene acquistato dal Napoli con il quale gioca per quattro stagioni prima di dire stop col calcio nel 1940. Nel dopoguerra si occuperà marginalmente di calcio sfruttando la laurea in Economia e Commercio per avviare un’attività professionale. Muore a Milano nel 1986, a 72 anni, e 38 anni dopo è doveroso ricordare che nessuna tra le amministrazioni comunali che si sono succedute ha pensato di dedicare un sito all’unica medaglia d’oro olimpica della città.


 

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