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Versilia

Serie D, è il viareggino Benassi il re delle promozioni: a Novara quarto sigillo in altrettante stagioni

Massimo Guidi
Maikol Benassi con la maglia del Novara
Maikol Benassi con la maglia del Novara

Ha vinto a Parma, Cesena, Lucca e adesso in Piemonte. «Provo a essere un esempio per i giovani compagni»

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VIAREGGIO. Come si fa a vincere il campionato di serie D? Per informazioni chiedere a Maikol Benassi, che quel campionato lo ha portato a casa quattro volte su altrettante partecipazioni. Non è un record ma quasi perché nella storia della serie A dei dilettanti ha fatto meglio solo un giocatore (anche lui toscano), Luca Cacioli tra l’altro suo compagno di squadra a Parma, che ne ha vinti cinque. Il quarto sigillo di Maikol, con il Novara, è arrivato domenica scorsa al termine della gara di Gozzano dopo che in precedenza il difensore viareggino aveva contribuito ai successi di Parma (2015/16), Cesena (2018/ 19) e Lucchese (2019/20) . Piazze storiche del calcio nazionale con il denominatore comune di essere ripartite dalla serie D dopo poco edificanti vicissitudini a livello societario.

Trentatrè anni da compiere nel prossimo novembre, difensore centrale che in passato ha giocato anche da esterno, Maikol è figlio di Angelo, apprezzato mediano sette polmoni nelle categorie dilettantistiche a cavallo tra le seconda metà degli anni ottanta e gli anni novanta del secolo scorso e fratello (maggiore) di Manolo, attualmente in forza al River Pieve in Eccellenza ma che vanta un passato anche in serie D a Camaiore. Maikol ha tirato i primi calci ad un pallone nella Croce Verde, un po’ in ritardo rispetto all’età media dei suoi compagni perché lui si divertiva anche al campetto davanti casa al Varignano. I suoi primi allenatori sono stati Luca Arduini, Marco Rosi e Alfredo Casani. Poi a 13 anni è passato nelle file della Lucchese dove ha fatto la trafila delle giovanili fino alla prima squadra con la quale ha giocato diverse gare in Coppa Italia. L’esordio in un campionato professionistico lo fa con il Viareggio (con il quale ottiene una promozione in Prima Divisione), poi le esperienze con Carrarese (vince i play off di Seconda Divisione segnando anche un gol nella finale con il Prato) , San Marino, Parma, Livorno, Fermana, Monopoli, Cesena, Lucchese e Novara.

Quale sensazione le dà l’avere vinto il quarto campionato di serie D?

«Una bella sensazione perché vincere è sempre bello, ma quando ti capita di farlo in piazze importanti ti lascia ricordi importanti come quello di avere 12 o 13 mila persone nelle gare casalinghe e 4 o 5 mila tifosi al seguito in trasferta».

Quattro vittorie, quattro storie diverse. Iniziamo da Parma.

«Un’esperienza fuori dal comune perché vissuta in un ambiente da serie A. Una stagione chiusa oltretutto senza sconfitte».

Poi Cesena, altra piazza storica del calcio italiano. Cosa ricorda?

«Per certi versi è stata una stagione molto simile a quella vissuta quest’anno a Novara. Anche a Cesena eravamo partiti un po’ in ritardo e quindi non avevamo fatto nemmeno il ritiro».

Poi il successo con la Lucchese nell’anno della pandemia.

«Detto da un viareggino suona strano ma è la vittoria che mi ha colpito di più perché ottenuta nella società che mi aveva insegnato le basi del calcio».

Fino ad arrivare a Novara, la quarta perla personale.

«Un’altra vittoria del gruppo. Che mi viene da dire stato il comune denominatore dei successi di Parma, Cesena, Lucca e Novara».

Tra gli allenatori con i quali ha lavorato con chi si è trovato meglio?

«Mi sono trovato bene con quasi tutti. Da Braglia a Monaco con il quale ho vissuto le vittorie a Carrara e Lucca, poi Angelini col quale sono rimasto in amicizia e che sento spesso, poi Scienza che avevo conosciuto al Viareggio e che poi mi aveva voluto al Monopoli, e Sottili».

Quale rapporto ha con i compagni di squadra più giovani?

«Provo ad essere di esempio lavorando sempre con grande impegno. Purtroppo è una missione assai difficile perché non è sempre facile gestire ragazzi che si lamentano subito coi procuratori se vanno un paio di volte in tribuna. Ai miei tempi era già un onore essere convocati e fare parte del gruppo. Braglia ai tempi della Lucchese mi convocava quasi sempre con la prima squadra, poi non giocavo, ma vuoi mettere allenarti con giocatori esperti. È un concetto difficile da far passare con i giovani».

Ha il rimpianto di non essere mai arrivato magari alla serie B?

«Mi sarebbe piaciuto ma alla fine sono contento per quello che ho fatto. E spero di continuare il più a lungo possibile perché fare questo lavoro mi piace molto».

Quando arriverà il giorno di smettere le piacerebbe fare l’allenatore?

«Non ci ho ancora pensato. Sono cosciente che quel momento arriverà ma per ora penso solo ad andare sul campo e divertirmi. È la cosa che mi piace di più. Non ho social e seguo poco anche il calcio ad alti livelli perché a me il calcio piace viverlo sul campo più che seguirlo da spettatore».
 

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