Il Tirreno

Firenze

La sentenza

Firenze, kit per il Covid inutili pagati a peso d’oro: condannati i vertici di Estar

di Pietro Barghigiani
Firenze, kit per il Covid inutili pagati a peso d’oro: condannati i vertici di Estar<br>

La Corte dei conti contesta un danno di 405mila euro

4 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Un acquisto di test diagnostici inutili, non conformi, a un costo triplo rispetto alla fornitura ordinaria e che neanche vennero usati con i tempi che un’operazione gestita in una fase di emergenza avrebbe imposto. Presi e messi in magazzino per mesi. Comprati nel marzo 2020 da Estar, in piena emergenza Covid, i 20mila kit Isopollo prodotti in Corea e venduti da una società svizzera, finirono nei laboratori pubblici toscani che non li avevano richiesti e che li ritennero pure inutilizzabili. Per quella partita sanitaria furono pagati sull’unghia 540mila euro. Soldi che ora, con un minimo sconto, la Corte dei conti chiede a tre dirigenti Estar per una quota paritetica di 135mila euro ciascuno.

Una condanna per danno erariale per 405mila euro pronunciata nei confronti di Monica Piovi, 62 anni, di Incisa Val d’Arno, all’epoca dei fatti direttore generale della struttura che si occupa di acquisti, forniture e concorsi per la sanità regionale, attualmente segretario generale del Consiglio regionale della Toscana; Daniele Testi, 59 anni, residente a Follonica, all’epoca direttore amministrativo e ora direttore generale di Estar; Enrico Poli, 59 anni, di Bagno a Ripoli, all’epoca direttore del Dipartimento Farmaceutica e Logistica di Estar.

L’esposto anonimo

L’inchiesta nasce da un esposto anonimo, ma dettagliato e corredato di documenti, che arriva alla Procura contabile nel febbraio 2021. Il fascicolo viene riempito dalle indagini dei carabinieri del Nas che sono la base della condanna per una fornitura, secondo la sentenza, pagata senza alcuna necessità, né utilità.

«La gravità della colpa è accentuata dalla piena consapevolezza dei dirigenti riguardo alle criticità del prodotto: essi sapevano che Isopollo costava 27 euro a test contro i 10 euro del test Arrow abitualmente in uso e disponibile, ed erano stati avvisati dal direttore Poli che i kit consegnati scadevano a sei mesi invece dei dodici promessi nel campione, vizio definito dallo stesso Poli come una “grave non conformità – si legge nella sentenza –. Nonostante queste segnalazioni tecniche formalizzate per iscritto, i vertici hanno proceduto al pagamento nel breve arco temporale di circa due settimane, rinunciando a qualsiasi contestazione o negoziazione sul prezzo».

I Nas hanno ricostruito la tempistica di pagamenti e utilizzo dei kit. Dopo aver pagato 540mila euro in estrema urgenza, i test sono rimasti giacenti nei magazzini Estar per due mesi e mezzo, dal 21 aprile all’8 luglio 2020, e sono stati distribuiti solo a ridosso della scadenza e in un periodo estivo di bassa diffusione del virus, risultando di fatto inutilizzabili e inutilizzati. Il dirigente Poli, in una mail interna, sollecitava la distribuzione immediata non per necessità clinica, «ma per evitare di buttare via i kit».

Quella fornitura infelice per contenuto ed epilogo venne saldata senza batter ciglio, «nonostante Poli avesse formalmente riscontrato e comunicato una grave non conformità, vale a dire la scadenza dimezzata; pagare un bene sapendo che è difforme dal pattuito costituisce una violazione macroscopica del dovere di protezione delle risorse pubbliche» ancora la sentenza contabile.

Non c’era urgenza

Insomma, è la tesi della Corte dei conti, da una parte Estar si mise in moto come se vi fosse una carenza di test, quando i laboratori toscani avevano scorte adeguate dei test Arrow, più economici ed efficaci, e non avevano segnalato interruzioni di fornitura.

«Affermare un’urgenza improrogabile per un bene rimasto poi giacente in magazzino per due mesi e mezzo dopo il pagamento è un travisamento dei fatti che smentisce radicalmente la motivazione dell’acquisto – spiegano i giudici contabili – Dall’altro lato, i dirigenti hanno proceduto all’acquisto ignorando che il prodotto richiedeva una formazione specifica e complessa del personale, circostanza che rendeva impossibile l’impiego immediato del kit, soprattutto a fronte della scadenza ravvicinata riscontrata».

Alla fine, un margine di attenuanti viene riconosciuto ai tre dirigenti. Di qui lo sconto praticato rispetto alla spesa considerata inutile.

I mancati controlli

Il contesto emergenziale Covid, con norme derogatorie che «avevano sospeso o compresso i consueti presìdi di controllo, creando una pressione istituzionale a “fare presto” che ha oggettivamente favorito l’insorgere di problemi». Ma anche la mancata attivazione da parte della Regione Toscana di tempestivi sistemi di monitoraggio o controfirma preventiva sugli atti di spesa relativi a beni diversi dai dispositivi di protezione individuale, «con conseguente vuoto di vigilanza che ha reso possibile l’ampliamento arbitrario del perimetro negoziale». l

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La sentenza

Firenze, kit per il Covid inutili pagati a peso d’oro: condannati i vertici di Estar

di Pietro Barghigiani
Speciale Scuola 2030