Il Tirreno

Versilia

Il romanzo calcistico della Croce Verde

di Massimo Guidi
Il romanzo calcistico della Croce Verde

Storie e personaggi di una maglia che ha fatto scuola

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VIAREGGIO. Cinquanta anni e passa di calcio targati Croce Verde Viareggio. O meglio Audace, come chi ha superato abbondantemente la quarantina ricorderà con affetto. Nonostante le sempre più crescenti difficoltà economiche, il sodalizio viareggino è uno dei pochi sopravvissuti in una città che nel corso degli anni ha visto sparire squadre storiche, che al pari dell’Audace avevano segnato pagine imporranti nella storia del calcio versiliese.

Gli inizi. Tutto parte nel 1955, quando Ruggero Romani mette su una squadra all’ombra della Croce Verde, alla quale viene imposto il nome Audace. Sulla scelta del nome ci sono varie correnti di pensiero, ma niente di certo. Un po’come era accaduto qualche anno prima per la V2 Darsene. Romani è il primo allenatore, il presidente, insomma come si diceva a quei tempi il factotum di quella squadra che scende in campo con le maglie giallorosse. L’avventura dura tre-quattro anni e tra i ragazzi che vestono la maglia della Croce Verde c’è anche Giacomo Puosi, futuro campione di atletica leggera. Poi l’attività viene interrotta. Uno stop che dura circa un decennio. Nel 1967 la storia riprende per arrivare ai giorni nostri.

La morte di Basalari. Circa un anno prima, il 12 giugno 1966, muore in un incidente stradale Angelo Basalari, per tutti Angiò, che alla guida di un’ambulanza della Croce Verde sta recandosi a soccorrere chi ha bisogno come aveva già fatto un infinità di altre volte. Una tragedia per Viareggio e soprattutto per la Croce Verde. Angiò era stato valido terzino della prima Audace e allora nella testa di Luciano “Trombino” Vannucchi scatta un’idea per onorare al meglio l’amico: allestire una squadra per l’imminente torneo di Bozzano (uno dei più importanti dell’epoca) e provare a vincerlo. «Non volevamo certo fare solo passerella. Volevamo vincere, per Angiò. Allestimmo una squadra veramente forte – ricorda – prendendo mezzo Camaiore: vennero a giocare con noi tra gli altri mio fratello Domiziano, Cesare Gori, il fratello di Piaceri ed altri ancora che onorano al meglio la figura di Angelo Basalari vincendo il torneo alla grande».

La rinascita. E proprio sull’onda emotiva di quel successo rinasce la squadra della Croce Verde per la stagione. A dare una mano a Vannucchi ci sono Moreno Iacopini, uno degli allenatori storici del calcio versiliese, Sergio Guillaume, Napoleano “Papeo” Del Pistoia, Enrico Paladini, Danilo Fedeli e Ivano “Gongone” Bonuccelli, futuro papà del Condor Vitaliano, che sarà anche il primo presidente della nuova creatura calcistica. È una buona squadra l’Audace, che gioca con la maglia verde. In porta c’è Gigi Simonetti, che di lì a poco verrà prelevato dal Genoa con il quale disputerà cinque stagioni nella Primavera diventando anche capitano e in tempo per giocare con Roberto Pruzzo e Claudio Desolati. I terzini sono i grintosi Martinelli e Guglielmo Funel, mentre in mediana giocano Paolo Cortopassi, Tomei e Fedeli (uno dei più giovani della squadra). Il quintetto offensivo è composto da Renato Trasatti (anni dopo vestiranno la maglia verde anche il fratello Giovanni ed i cugini Piero e Graziano), Pieraccini, Del Re, Bartolini e Ruberti. Una squadra molto forte che però perderà per un punto il campionato a favore del Viareggio e la finalissima del prestigioso torneo “Baccani” contro il Marco Polo (che alla fine fu premiato dal ct della Nazionale Valcareggi) nel quale faceva faville Riccardo Pardini, futura gloria dell’hockey locale. «Al di là del calcio e dei risultati ottenuti – ricorda Paolo Bartolini – la Croce Verde era per noi ragazzi una ragione di vita. Sì giocavamo a pallone, ma il vero piacere era andare alla sede della Croce Verde». Parole confermate e sottoscritte da Guglielmo Funel: «La Croce Verde era una scuola di vita soprattutto per i più giovani: ti veniva insegnata educazione e rispetto della persona. Poi c’era la Bianca, la mamma di Angiò, che era un po’ la mamma di tutti noi ragazzini che frequentavamo la sede di via Machiavelli». Dove su una parete del garage campeggiava la frase del poeta Giuseppe Giusti: «Beato chi può dire a sé stesso: io ho asciugato una lacrima».

La fusione con l’Excelsa. L’attività va avanti negli anni fino al giugno del 1975, quando arriva la fusione con l’Excelsa che ha un suo impianto alla Migliarina, nella zona dove sorge Scarpamondo. Alfredo Montorzi e Giuliano Olivi da una parte, Umberto Nave, Danilo Fedeli, Marco Bertacca, Manlio Pennacchi, Luciano Vannucchi, Marco Bertuccelli, Sirio Bertuccelli e Giovanni Musetti, il quale provvederà a dotare l’impianto di illuminazione, a siglare l’accordo per la nascita del Centro Sportivo Croce Verde Excelsa Viareggio. Il nome del campo passa da “Armando Picchi” ad “Angelo Basalari” . Tra i primi allenatori di questo nuovo corso ci sono Mauro Mencacci, Carlo Baroni, Sailo Billi, Beppe Ferrari, Franco Landucci ed un giovane Francesco Buglio, il quale guida la squadra alla vittoria del Settembre lucchese. Sono anni di soddisfazioni per la società che raggiunge anche le finali regionali a Rufina con la formazione giovanissimi e fa conoscere un ancora acerbo attaccante un po’ sgraziato ma dall’innato fiuto del gol: Vitaliano Bonuccelli, il bomber più prolifico nella storia del Viareggio. La squadra viene iscritta anche al campionato di Terza Categoria e tra chi si alterna in panchina c’è anche Beppe Vannucchi, ex diggì del Viareggio ora al Pisa, che ricorda divertito un particolare: «Quando giocavo avevo avuto come allenatore Alfredo Caneschi, che poi mi sono trovato ad allenare quando Alfredo giocava con la Terza categoria. Insomma la Croce Verde è sempre stata una grande famiglia».

Fiore all’occhiello. Un anno dopo la fusione ricorre il decennale della morte di Angelo Basalari e la società intende onorarlo al meglio organizzando un torneo, che si disputa tra il 22 ed il 26 settembre allo stadio dei Pini ed al Buon Riposo di Pozzi. E che purtroppo rimarrà un numero unico in quanto per problemi economici non sarà più ripetuto. Vi partecipano le formazioni allievi. Vince la Juventus, che supera in finale la Fiorentina nella quale gioca Edy Bivi. Tra le squadre invitate anche Spal, Cesena, Bologna, Varese la Rappresentativa Versiliese guidata dal campione olimpico 1936 Carlo Biagi ed il Napoli. Sul quale Luciano Vannucchi racconta un aneddoto che porta alla luce, se ce ne fosse bisogno, la statura umana di Paolo Fino, per molti anni dirigente del settore giovanile partenopeo. «Conoscendo le difficoltà con le quali eravamo riusciti ad allestire la manifestazione, il dottor Fino ci disse di non preoccuparci perché il Napoli avrebbe provveduto in proprio alle spese da sostenere per la trasferta».

Il presente. Dal 2002 il Centro Sportivo Basalari si è trasferito in via Aurelia Nord dove sono sbocciati Simone Della Latta, Lorenzo Remedi, Leonardo Terigi e Davide Buglio. Il presidente Giovanni Poletti, il diesse Luca Arduini, Albiano Checchi, Edoardo Cupisti ed altri collaboratori portano avanti l’attività fatta di 14 squadre con 180 ragazzi. E dal 2019 Arduini annuncia che la Croce Verde tornerà in campo anche con la squadra juniores e con quella di Terza Categoria.

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