Il Tirreno

Lavoro e violenza

Massa, chiede lo stipendio arretrato e viene picchiato con calci e pugni

di Redazione Massa

	Un cantiere nautico (foto di repertorio)
Un cantiere nautico (foto di repertorio)

La denuncia della Cgil sulle lesioni subite da un lavoratore del settore della nautica da parte del titolare a cui aveva chiesto il pagamento della retribuzione arretrata. Giani e Lenzi: «Necessaria una condanna pesante»

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Chiunque si renda autore di violenze su un lavoratore che chiede legittimamente di vedere pagato il proprio stipendio va condannato pesantemente e non merita di essere definito imprenditore». Si apre così la presa di posizione del presidente della Toscana, Eugenio Giani, e dell'assessore regionale al Lavoro, Alberto Lenzi, riguardo alla denuncia della Cgil di Massa Carrara sulle lesioni subite da un lavoratore nel settore della nautica da parte del titolare a cui era stato richiesto il pagamento della retribuzione arretrata. 

Calci e pugni

Una richiesta che avrebbe scatenato la violenta reazione dell'imprenditore. Secondo la ricostruzione fornita dalla Cgil infatti, il titolare dell'azienda avrebbe aggredito il dipendente «colpendolo con calci e pugni. Il giovane operaio è stato soccorso e trasportato al pronto soccorso dell'ospedale locale, dove i medici gli hanno diagnosticato contusioni multiple con prognosi di sette giorni», spiega ancora il sindacato. 

«Non è un fatto isolato»

Giani e Lenzi, auspicando che le «autorità competenti giungano rapidamente a fare chiarezza sui fatti», esprimono solidarietà al lavoratore. E aggiungono: «Occorre una riflessione seria da parte del mondo delle imprese e dei diversi livelli istituzionali sui meccanismi distorsivi generati dal sistema degli appalti e dei subappalti e sui fenomeni di sfruttamento lavorativo». «Servono controlli - sottolineano il presidente Giani e l'assessore Lenzi - e lo Stato deve impegnarsi per aumentare gli organici, attualmente insufficienti, degli Ispettorati del lavoro». Allo stesso tempo, concludono Giani e Lenzi, «è quanto mai opportuno un ragionamento su certi modi di fare impresa che rischiano di infangare l'intera categoria degli imprenditori», perché «il caso di violenza che si è verificato a Massa non è purtroppo un fatto isolato in Toscana, come si riscontra dalle cronache, e troppe volte negli ultimi tempi abbiamo assistito a episodi che hanno calpestato duramente la dignità e la civiltà del lavoro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Attimi di paura

San Vincenzo, minaccia i vigili con il coltello: l’agente gli spara all’addome

di Luca Centini
80 Vespa