Il Tirreno

Versilia

Il lutto

Addio a Chiara, la 46enne che aveva Burlamacco e Viareggio nel cuore

di Simone Pierotti
La 46enne
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La 46enne

Originaria del Piemonte, aveva scoperto il Carnevale grazie a un’amica e negli anni era diventata una presenza affettuosa e preziosa per il movimento dei Carnevalari

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VIAREGGIO. Era la prova provata che si può amare il Carnevale – o meglio: sentirlo, viverlo – e conoscere a memoria tutto il repertorio musicale anche senza essere “nati vì”. Per questo, la notizia della sua morte improvvisa ha lasciato sbigottiti tutti i Carnevalari, sia quelli con la ‘c’ maiuscola – i ragazzi del movimento che organizza il Festival di Burlamacco – sia quelli con la ‘c’ minuscola.

L’addio

Un malore ha portato via a soli 46 anni Chiara Casarotti, piemontese di Cameri, un paesino in provincia di Novara, ma legatissima a Viareggio e al Carnevale come dimostrano i tanti messaggi di cordoglio sui social. Anzi, come hanno giustamente sottolineato i Carnevalari in un post, Chiara era “una di noi”.

I ricordi e il cordoglio

Tra i volontari del movimento dei Carnevalari, Erika Erra è quella che conosceva meglio Chiara. Di più: è stata lei a farle scoprire il Carnevale, un mondo di cui Chiara si era subito invaghita. «Eravamo compagne di scuola alle medie e alle superiori, è sempre stata una ragazza dolcissima e solare – ricorda Erra – io e la mia famiglia ci eravamo trasferiti in provincia di Novara per via del lavoro di mio padre. Ho legato moltissimo con lei e altri ragazzi, tant’è che sono venuti a trovarmi quando sono tornata a vivere qui ai tempi dell’università: Viareggio e il Carnevale le piacquero subito».

In particolare, Chiara rimase affascinata dal Festival di Burlamacco: «Soprattutto i primi anni lei e gli altri ragazzi di Novara venivano a darci una mano con gli allestimenti dello spettacolo, a sistemare i palloncini o le Burlamacche, o in sala: per noi erano il “distaccamento novarese” dei Carnevalari. Era con noi anche negli anni in cui ci siamo spostati dal Teatro Jenco al Politeama».

Introdotta da Erika nel movimento, tra un rione e un veglione Chiara aveva coltivato anche altre amicizie oltre a quella con la sua storica compagna di banco: «Era molto legata, ad esempio, a Simone Casani e a Matteo Cima, uno dei suoi cantanti preferiti. Quando si è sposata qualche anno fa, qui da Viareggio partì una bella delegazione».

Tra questi c’era anche il dj che suonò al suo matrimonio, un altro carnevalaro volato in cielo troppo presto: Andrea Paci. «Chiara è venuta sempre a Viareggio, ma qualche volta è capitato di trovarci al Carnevale a Borgosesia: Andrea faceva il disc jockey su uno dei carri che sfilavano, così ci davamo appuntamento lì. Ed era sempre una festa».

La magia del Carnevale

Di una cosa siamo certi: al prossimo Festival di Burlamacco verrà ricordata anche lei. Perché se lo merita, prima di tutto. E perché la storia di Chiara ci insegna che il nostro Carnevale è il più bello di tutti proprio perché inclusivo. Perché non è prerogativa – o, peggio ancora, esclusiva – di chi è nato al “Tabarracci" e basta. Perché il Carnevale è una filosofia di vita che non sta a guardare se sul codice fiscale c'è scritto L833 o altro: chi vuole, lo abbraccia e lo fa suo. Anzi, la magia del Carnevale è racchiusa in una strofa di una canzone che proprio Chiara amava tanto: «Tu che abiti lontano, fatti prendere per mano dalle ali di un gabbiano…». Ciao Chiara. 

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