Sicurezza
Minucciano, operaio morto in cava a 55 anni: sequestro milionario contro la ditta
Accolta dal Tribunale la richiesta dei familiari a carico del titolare della società
MINUCCIANO. Quello che il Tribunale di Lucca aveva negato, una giudice di Massa autorizza, anche se per una somma inferiore a quella chiesta dai familiari di un operaio morto in cava.
È il via libera al sequestro conservativo per 1,4 milioni di euro sui beni mobili e immobili della ditta, sede legale a Carrara, di cui era dipendente Ugo Antonio Orsi, 55 anni, nato a Minucciano e residente a Gorfigliano, travolto e ucciso la mattina del 13 maggio 2023 da una lastra di marmo che si era staccata all’improvviso mentre l’operaio stava facendo un sopralluogo all’inizio della giornata di lavoro nella cava a Orto di Donna.
Il giudice Erminia Agostini ha accolto la richiesta dei familiari di Orsi, assistiti dall’avvocato Silvia Pistolesi, avendo come base di partenza le stesse ragioni rappresentate dal legale davanti al Tribunale di Lucca a luglio.
Una sentenza con un’interpretazione opposta dei fatti che riconosce agli eredi di Orsi, padre di quattro figli, il diritto a “bloccare” i beni del debitore in attesa del giudizio di merito della causa.
In parallelo è aperto il fronte penale per omicidio colposo con accuse che vanno dall’inosservanza delle norme sulla prevenzione sul lavoro a quelle relative alla normale prudenza da parte della società e dei suoi dipendenti.
Da uno dei passaggi della relazione Inail «emerge la responsabilità (dell’azienda, ndr) per avere adottato o comunque consentito un metodo di lavorazione vantaggioso per ridurre le tempistiche di circa il 19%, ma inidonea a garantire la sicurezza degli operatori in quanto adottato il difetto di modelli di organizzazione e gestione idonea a prevenire infortuni ai dipendenti coinvolti nelle lavorazioni».
Ma il timore dei familiari di Orsi, accolto dal Tribunale massese, è di trovare un debitore incapiente. È quello che nel diritto diventa il periculum in mora.
A febbraio è stato ceduto il ramo d’azienda di una cava ancora vergine, sempre a Minucciano, per 700. 000 euro.
E ancora. La società ha un’esposizione debitoria, anche verso il Fisco, di circa 4 milioni di euro e ha chiuso l’ultimo bilancio in perdita. Segnali poco incoraggianti per le aspettative di un creditore.
Nel sottolineare nel corso della causa di non aver tenuto un comportamento doloso di depauperamento del proprio patrimonio relativamente alla cessione dei diritti sulla cava a febbraio, il giudice ricorda al titolare della ditta che «ai fini della concessione della cautela non siano necessarie condotte fraudolente da parte del debitore essendo sufficiente la sussistenza di circostanze che rendano verosimile l’infruttuosità anche parziale della futura esecuzione forzata».
Quando l’avvocato dei familiari di Orsi si è presentato con l’ufficiale giudiziario alla cava Orto di Donna per un sequestro mobiliare, presente il titolare dell’azienda, alcuni dipendenti presenti (erano 12 nel dicembre 2023, diventati 7 nel dicembre 2025) hanno riferito di non prendere lo stipendio da mesi.
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