Il Tirreno

Versilia

La proposta

Forte dei Marmi, una piattaforma sorvegliata per permettere i tuffi dal pontile. Ma il sindaco frena

di Angelo Petri

	Il pontile di Forte dei Marmi
Il pontile di Forte dei Marmi

L’idea ha scatenato entusiasmo sui social e si prepara ad arrivare in Comune. Ci sono però ostacoli pesanti, tecnici e legali, oltre alla pericolosità del fondale

3 MINUTI DI LETTURA





FORTE DEI MARMI. Se si deve dar credito ai commenti positivi la proposta partirà presto per il palazzo comunale, e chissà forse sarà anche un promemoria per le future amministrazioni post 2027. È bastato infatti un post sui social di Luca Morini, cittadino e commerciante molto conosciuto a Forte, per far sussultare con la forza di una libecciata i ricordi dei fortemarmini. L’idea è intrigante: ripristinare la possibilità di tuffarsi dal pontile.

Non solo una suggestione estiva, ma una scintilla che ha riacceso il dibattito identitario, incassando in poche ore una pioggia di commenti carichi di entusiasmo. Morini parla con la voce di chi ha visto il paese cambiare pelle: guarda suo figlio e i giovani di oggi, costretti in una bolla dove ogni spazio di aggregazione sembra essere stato fagocitato dal mercato immobiliare o da logiche di profitto. «Tutto ormai è privatizzato, non c'è o comunque sono pochissimi gli spazi che sono disponibili gratuitamente per il libero divertimento» denuncia Morini, ricordando con amarezza come oggi per tirare due calci a un pallone i ragazzi debbano spesso affittare un campetto. La sua visione non è un ritorno all'anarchia, ma un’evoluzione necessaria: una piattaforma moderna, gestita dal Comune e presidiata da un bagnino, che possa diventare «una di quelle tessere per far evolvere Forte dei Marmi» verso un paese che recuperi umanità e socialità, sottraendo gli adolescenti all'isolamento.

A frenare gli entusiasmi, è il sindaco Bruno Murzi che ricorda che il divieto è scolpito in una stratificazione di ordinanze (2011, 2017 e 2019), l'ultima quando la piattaforma per le gite alle Cinque Terre venne rimossa perché ormai non più sicura. Per Murzi ripristinare i tuffi oggi significherebbe affrontare ostacoli tecnici e legali titanici. Come lo smantellamento dei parapetti protettivi, atto che esporrebbe il Comune a responsabilità civili e penali pesantissime in caso di sinistri. Eppure, la nostalgia punge anche lui. «Mi ha sempre un po' impressionato l'altezza» ammette con una sincerità che profuma di vecchie estati, rievocando le acrobazie degli amici della Croce Verde, allora veri campioni del volo dal pontile.

Dai tuffi dalla Mancina negli anni Trenta del secolo scorso in poi, quel balzo nel blu è stato un vero e proprio rito di passaggio. Il pontile era il prolungamento dell’anima di un paese che sapeva essere comunità, un luogo di aggregazione spontanea dove l’identità del Forte si forgiava tra la rena e il coraggio di un tuffo.

A blindare la linea della fermezza interviene anche il comandante della Guardia Costiera locale, Massimo Pecchioli: il problema, spiega con rigore tecnico, non è solo l'altezza ma l’insidia invisibile di un mare che muta volto. Il fondale lì è mutevole: una mareggiata notturna può infatti sollevare la sabbia dove il giorno prima c’era profondità, rendendo ogni salto una roulette russa per le vertebre. Pecchioli rammenta anche che spesso i bagnini degli stabilimenti vicini, sono dovuti intervenire per soccorrere i tuffatori in difficoltà. Infine d’obbligo ricordare gli incidenti, tra cui l’ultimo il 5 luglio 2020, quando un diciottenne arrivato da Parma per una giornata di svag decise di sfidare il divieto con un tuffo. Non riemerse più. Il suo corpo fu restituito dal mare solo giorni dopo. Un dramma silenzioso che ricorda a tutti noi come il mare non dimentichi mai la sua forza spietata.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La previsione

Meteo in Toscana, temporali in arrivo: scatta l’allerta in cinque province – L’elenco dei comuni a rischio

di Tommaso Silvi